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I fratelli Mazzumba


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
03.03.2026    |    1.631    |    1 9.1
"Clara mugolava intorno al cazzo in bocca, il corpo che si inarcava in un orgasmo rapido, la figa che spruzzava succo sul bacino di Mwana..."
Lino e Clara erano sposati da otto anni, una coppia affiatata ma segnata da un'ombra persistente: l'infertilità. Avevano provato di tutto – visite mediche interminabili, cure ormonali, fecondazioni assistite in cliniche private che prosciugavano i loro risparmi. Clara, una donna di trentadue anni con curve generose, capelli neri ondulati e un sorriso che illuminava le stanze, piangeva spesso in silenzio dopo ogni fallimento. Lino, un ingegnere di quaranta anni, alto e magro, con occhiali spessi e un'aria da intellettuale, si sentiva un fallito ogni volta che il test di gravidanza risultava negativo. 'Non è colpa tua,' gli ripeteva Clara, accarezzandogli il viso, ma lui sapeva che lo era. Il suo sperma era scarso, i medici lo avevano confermato: motilità bassa, quantità insufficiente. Il sesso tra loro era diventato un dovere meccanico, privo di passione, solo un tentativo disperato di concepire.

Una sera, durante una cena con amici, un'amica comune di nome Sofia, che aveva viaggiato molto in Africa, li guardò con compassione e disse: 'Avete mai sentito parlare dell'inseminazione congiunta? È una tecnica antica ma efficace, praticata da certi gruppi tribali in Congo. I fratelli Mazzumba sono maestri in questo: usano un rituale dove più uomini contribuiscono al concepimento, e il marito partecipa attivamente per rafforzare il legame. Ho visto miracoli con coppie come voi.' Lino arrossì, scettico, ma Clara s'illuminò. 'Davvero? E funziona?' Sofia annuì entusiasta. 'Assolutamente. Sono solo due fratelli, specializzati in fertilità. Vi do i contatti.' Quella notte, a letto, Clara implorò Lino: 'Proviamo, amore. Non abbiamo più nulla da perdere.' Lui esitò, l'idea di condividere sua moglie con estranei lo disgustava, ma l'amore per lei e il desiderio di una famiglia lo spinsero a cedere. 'Va bene, ma solo per te,' mormorò, stringendola forte.

Pochi mesi dopo, atterrarono a Kinshasa, il cuore pulsante del Congo, con l'aria umida e calda che li avvolgeva come una coperta opprimente. Un autista li portò in un villaggio remoto sulle rive del fiume Congo, dove le capanne di fango e paglia si alternavano a palme altissime e banani rigogliosi. I fratelli Mazzumba li accolsero con sorrisi larghi e denti bianchi: non due, ma cinque uomini imponenti, tutti tra i trenta e i quarantacinque anni, corpi muscolosi forgiati dal lavoro nei campi e dalla caccia, pelli ebano lucide sotto il sole tropicale. Il maggiore, Mwana, era il capo: alto quasi due metri, con una cicatrice sul petto e un'aria autoritaria. Gli altri – Kofi, Juma, Tembo e Zuri – lo seguivano come ombre, ridendo forte e parlando una lingua gutturale mista a francese. Lino impallidì. 'Sofia aveva detto due!' protestò, ma Mwana rise, battendogli una mano sulla spalla con forza che lo fece barcollare. 'Qui in Congo, la famiglia è grande. Più semi, più forza per il bambino. Tu parteciperai, marito bianco, o tua moglie tornerà a casa vuota.'

Clara, in un abito leggero che le fasciava i fianchi larghi e il seno pieno, sembrava eccitata dalla novità, gli occhi che brillavano mentre stringeva la mano di Lino. Lui annuì suo malgrado, il cuore che gli martellava nel petto. Il rituale iniziò quel pomeriggio in una capanna isolata, illuminata da torce e profumata di erbe rituali bruciate. Lino e Clara furono spogliati nudi da due donne del villaggio, le loro pelli pallide esposte all'aria calda. I fratelli si liberarono dei perizomi, rivelando cazzi enormi, spessi e venosi, già semi-eretti, che dondolavano pesanti tra le cosce muscolose. Lino deglutì, sentendosi minuscolo e inadeguato al confronto con il suo membro flaccido e modesto.

Due dei fratelli, Kofi e Juma, si avvicinarono a Lino con ghigni maliziosi. 'Tu non sei stato capace di mettere in cinta tua moglie, eh, uomo debole?' ringhiò Kofi, calciandogli il culo nudo con il piede calloso, un colpo secco che lo fece cadere in ginocchio sul pavimento di terra battuta. 'Guarda che cazzo patetico hai! Non sorprende che lei sia ancora vuota,' aggiunse Juma, assestandogli un altro calcio nelle natiche, facendole arrossare e bruciare. Lino gemette di dolore e umiliazione, le lacrime che gli pungevano gli occhi, mentre Clara lo guardava con un misto di pietà e curiosità. 'Alzati, cornuto,' ordinò Mwana, 'e impara come si fa un uomo.'

Il primo giorno fu un incubo per Lino. I cinque fratelli lo circondarono, spingendolo a quattro zampe al centro della capanna. Mwana fu il primo: lubrificò il suo cazzo massiccio con olio di cocco e lo puntò contro l'ano stretto di Lino. 'Rilassati, o ti spaccherà,' disse ridendo. Spinse dentro con una lenta ma inesorabile pressione, la cappella larga che dilatava il buco vergine, strappando un urlo di dolore da Lino. 'Cazzo, è stretto come una figa da ragazza!' grugnì Mwana, affondando fino alle palle, il cazzo che pulsava caldo dentro le viscere. Iniziò a pompare, spinte potenti che scuotevano il corpo di Lino, il sudore che colava sui loro corpi. Uno dopo l'altro, i fratelli lo inculavano a turno: Kofi lo afferrò per i fianchi, martellandogli il culo con colpi rapidi e secchi, le palle che sbattevano contro quelle di Lino; Juma lo prese da dietro, torcendogli i capezzoli mentre lo scopava profondo, facendogli male e piacere allo stesso tempo; Tembo era il più rude, spingendo senza pietà e schiaffeggiandogli le chiappe fino a lasciarle rosse; Zuri, il più giovane, gemette forte mentre entrava, il cazzo curvo che sfregava la prostata, mandando ondate di sensazioni confuse a Lino.

Clara guardava tutto, le cosce premute insieme, la figa che si bagnava nonostante l'umiliazione del marito. Dopo che tutti e cinque ebbero scaricato la loro sborra calda e abbondante nel culo di Lino – getti viscosi che colavano fuori dal buco dilatato e pulsante – lo fecero alzare e lo spinsero verso Clara, che era sdraiata su un tappeto di foglie, le gambe aperte e la figa rasata esposta, già lucida di eccitazione. 'Ora scopala, marito. Mostra che vali qualcosa,' ordinò Mwana. Lino, tremante e con il culo che bruciava, si posizionò tra le sue cosce, il cazzo flaccido che sfiorava le labbra umide. Provò a entrare, ma nulla: lo stress, il dolore, l'umiliazione lo avevano reso impotente. Clara lo guardò delusa, e i fratelli scoppiarono a ridere. 'Inutile! Prendi le frustate, debole!' Kofi legò Lino a un palo al centro della capanna, il viso contro il legno grezzo. Uno dopo l'altro, i fratelli impugnarono una frusta di cuoio intrecciato e lo colpirono sulla schiena nuda: cinquanta colpi in totale, dieci per fratello. Ogni schiocchettata era un'esplosione di fuoco sulla pelle, lasciando strisce rosse e gonfie, Lino che urlava e singhiozzava, il corpo che si contorceva inutilmente. 'Questo ti insegnerà a drizzarti quando serve!' ringhiò Juma all'ultimo colpo.

Esausto e sanguinante, Lino fu rimesso a quattro zampe, e i fratelli ricominciarono a inculargli il culo, stavolta con più violenza, i cazzi che entravano facili nel buco ormai lubrificato dalla sborra precedente. Lui gemette, il dolore misto a un piacere forzato che lo faceva vergognare, mentre Clara masturbava la figa guardando la scena.

Quella notte, mentre Lino veniva portato in infermeria – una capanna adiacente con erbe curative spalmate sulla schiena lacera e sul culo escoriato – Clara fu condotta nella tenda di Mwana, il maggiore. Lui la spogliò piano, le mani grandi che palpavano il seno pesante, pizzicando i capezzoli scuri fino a farli indurire. 'Dormi con me, donna fertile,' mormorò, sdraiandosi e attirandola sopra di sé. Clara montò sul suo cazzo eretto, la figa che lo inghiottì centimetro dopo centimetro, le pareti che si contraevano intorno alla lunghezza impressionante. Cavalcò piano, i fianchi che roteavano, mentre Mwana le succhiava le tette, la lingua che leccava i capezzoli. Accelerarono, i gemiti di lei che riempivano la notte, fino a quando lui non venne dentro, sborra calda che la riempiva fino all'orlo. Dormirono abbracciati, il cazzo di lui ancora semi-duro dentro di lei.

L'indomani, il sole cocente filtrava attraverso le fessure della capanna principale. Lino, bendato e dolorante, fu costretto a sedersi in un angolo, legato a una sedia di legno, con una vista perfetta sul 'letto' al centro: un mucchio di pelli e cuscini. Clara era al centro, nuda e pronta, la figa già gonfia e bagnata dall'eccitazione. I cinque fratelli la circondarono, cazzi duri che puntavano verso di lei come lance. Fu un'orgia selvaggia: Mwana la prese per primo, sdraiandola a pancia in su e penetrandola vaginalmente con spinte lente e profonde, il cazzo che la dilatava al massimo, colpendo la cervice ad ogni affondo. 'Senti come ti riempio, puttana bianca,' grugnì, mentre Kofi le ficcava il cazzo in bocca, scopandole la gola fino a farla sbavare. Juma e Tembo le succhiavano le tette, mordicchiando i capezzoli, mentre Zuri le leccava il clitoride esposto, la lingua che guizzava veloce. Clara mugolava intorno al cazzo in bocca, il corpo che si inarcava in un orgasmo rapido, la figa che spruzzava succo sul bacino di Mwana.

Poi ruotarono: Kofi la girò a quattro zampe e la inculò, il culo rotondo che si apriva per il suo palo spesso, mentre Juma la scopava in figa da davanti, i due cazzi che la riempivano doppia, sfregando attraverso la sottile parete interna. Lino guardava impotente, il suo cazzo che traditore si induriva leggermente nonostante il dolore, mentre i fratelli la passavano di mano in mano: Tembo la prese missionario, le gambe di lei sulle sue spalle, pompando furiosamente fino a eiaculare dentro la figa; Zuri la fece cavalcare, le mani sul culo che la guidavano su e giù; Mwana tornò per un doppio anale, lui e Kofi che spingevano insieme nel buco stretto, dilatandola al limite mentre lei urlava di piacere misto a dolore. Sborra colava ovunque – dalla figa, dal culo, dalla bocca – Clara coperta di seme appiccicoso, il corpo tremante da multipli orgasmi. Lino piangeva in silenzio, umiliato dal vedere sua moglie godere come mai con lui.

Il terzo giorno fu il culmine. Lino, ancora debole ma costretto a inginocchiarsi al centro del cerchio, fu usato come servo orale. I fratelli scopavano Clara in posizioni varie: Mwana la teneva in braccio, il cazzo affondato in figa mentre camminava, facendola rimbalzare; Kofi la leccava da dietro mentre Juma la inculava. Lino doveva succhiare i cazzi dei fratelli in attesa: prima quello di Tembo, inginocchiato con la bocca spalancata, la cappella salata che gli riempiva la gola, le palle pelose contro il mento mentre lui lo leccava e succhiava, ingoiando la pre-eiaculazione. 'Bravo, cornuto, pulisci bene,' disse Tembo, venendo in bocca con getti caldi che Lino fu costretto a ingoiare. Poi Zuri, il cazzo curvo che gli sfregava il palato, facendolo sbavare; Juma lo scopò in bocca come una figa, tenendogli la testa ferma e spingendo fino in fondo. Mentre i fratelli rotavano su Clara – ora a tre cazzi contemporaneamente, uno in figa, uno in culo, uno in bocca – Lino succhiava senza sosta, la bocca piena di sborra e sudore, il viso umiliato ma il corpo che reagiva con un'erezione dolorosa.

Clara venne incontrollabilmente, la figa che si contraeva intorno ai cazzi invasori, urlando il nome di Mwana mentre l'orgasmo la travolgeva. I fratelli eiacularono dentro di lei a ondate: sborra che traboccava dalla figa e dal culo, colmandola di semi potenti. Esausti, si accasciarono, Clara al centro, il ventre già gonfio di umidità.

Tornati in Italia dopo una settimana di rituali, Clara fece il test: positivo. Non uno, ma tre gemelli. L'ecografia confermò: tre cuori che battevano forti. Lino, nonostante le cicatrici sulla schiena e i ricordi umilianti, abbracciò sua moglie con lacrime di gioia. 'Abbiamo una famiglia,' disse, baciandola. Nel profondo, una parte di lui era grata ai fratelli Mazzumba, anche se il prezzo era stato alto. Clara sorrise, accarezzandosi il ventre, sapendo che il rituale aveva funzionato alla grande.
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