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Era mio fratello


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
10.02.2026    |    2.344    |    1 7.8
"'Con lui è una noia, ' confessava tra un gemito e l'altro, mentre la inchiodavo al materasso..."
Era l'estate del 1985, in una casa colonica siciliana circondata da ulivi secolari e dal profumo salmastro del mare vicino. Mio fratello Paolo, vent'anni, magro come un chiodo e alto quasi due metri, portò a casa la sua ragazza per la prima volta. Si chiamava Maria, diciotto anni, robusta con curve generose, seni pieni che tendevano la camicetta e un culo tondo e sodo che ondeggiava sotto la gonna leggera. Io, il fratello maggiore, alto e muscoloso dal lavoro nei campi, la guardai subito con occhi affamati. Entrammo in sintonia all'istante: lei rise alle mie battute, io le sfiorai il braccio mentre passavo il vino a tavola. Paolo, distratto e goffo, non notò nulla.

Il giorno dopo, Paolo uscì con i nostri genitori per una gita in paese, lasciando me e Maria soli in quella casa silenziosa. Eravamo in cucina, il sole che filtrava dalle finestre aperte. Lei si chinò per prendere un bicchiere dall'armadietto basso, e il suo culo si tese contro il tessuto, invitante come un invito. 'Come mai non sei fidanzato?' mi chiese, girandosi con un sorriso malizioso, i capelli neri che le incorniciavano il viso arrossato. Io mi avvicinai, il mio corpo imponente che la sovrastava. 'Se trovassi una donna con un culo bello come il tuo,' risposi, a voce bassa, posandole una mano sulla natica soda, 'me la sposerei all'istante.'

Lei non si ritrasse. Anzi, spinse indietro contro di me, sentendo il cazzo che si induriva nei pantaloni. 'Dimostramelo,' sussurrò, e ci baciammo con foga, le lingue che si intrecciavano mentre le mie mani le strizzavano il culo. La spinsi contro il tavolo, le sollevai la gonna e le strappai le mutandine. Il suo culo era perfetto, pallido e morbido, e lei gemette quando le infilai due dita nella figa già bagnata. 'Scopami,' implorò, allargando le gambe. Tirai giù i pantaloni, il mio cazzo grosso e lungo balzò fuori, venoso e pronto. Da piccini, Paolo e io facevamo a gara a chi ce l'aveva più lungo; il mio vinceva sempre, e ora lo stavo per ficcare dentro la sua ragazza.

La penetrai con un colpo secco, il mio cazzo che la riempiva fino in fondo, le pareti strette della sua figa che pulsavano intorno a me. 'Cazzo, sei enorme,' ansimò lei, aggrappandosi al bordo del tavolo mentre la scopavo come un animale, le spinte potenti che facevano sbattere i nostri corpi. Le palle mi sbattevano contro il clitoride, e lei urlava di piacere, il culo che rimbalzava contro il mio ventre. 'Vieni dentro di me,' mi supplicò, girando la testa per guardarmi con occhi velati di lussuria. 'L'idea di essere ingravidata mi fa impazzire.' Accelerai, ficcandoglielo dentro con ritmo furioso, e quando venni esplosi nel suo utero, fiotti caldi di sperma che la inondavano. Lei tremò, venendo con me, la figa che si contraeva milking il mio cazzo.

Quella fu solo la prima volta. Per quindici giorni, il rito si ripeté. Ogni volta che Paolo accompagnava mamma a fare la spesa o usciva con papà per il lavoro, Maria sgattaiolava in camera mia. 'Voglio il tuo cazzo grosso,' mi diceva, spogliandosi nuda sul mio letto, le tette pesanti che dondolavano mentre si metteva a quattro zampe, il culo in aria. Io la leccavo prima, la lingua che affondava nella sua figa succosa e sul buco del culo, facendola contorcere. Poi la scopavo senza pietà: da dietro, facendole sentire ogni centimetro del mio membro più lungo e spesso di quello di Paolo. 'Con lui è una noia,' confessava tra un gemito e l'altro, mentre la inchiodavo al materasso. 'Ha il cazzo secco, piccolo, e sospetto che sia gay. Mi scopa malvolentieri, come se pensasse a qualcun altro.'

Una volta, mentre la tenevo per i fianchi e le davo spinte profonde, mi raccontò di averlo beccato a fissare un uomo al bar. 'Non mi sorprende,' risposi, accelerando fino a farla urlare. Venivo sempre dentro di lei, e lei adorava quel rischio, le mani sul ventre piatto mentre il mio sperma colava fuori dalla sua figa gonfia. La scopavo ovunque: in cucina contro il muro, con lei che mi cavalcava sul divano, le cosce robuste che stringevano i miei fianchi mentre rimbalzava sul mio cazzo; sotto la doccia, l'acqua che scorreva sui nostri corpi sudati mentre la facevo piegare e le ficcavo il culo, il suo ano stretto che si apriva piano al mio pollice prima del cazzo.

Paolo non sospettò nulla. Lui, con il suo fisico scheletrico, non soddisfaceva Maria come facevo io. Una volta il mio amico Ignazio, mi confessò che una sera lo aveva fatto suo, scopandolo senza pietà in un momento di debolezza. Non so se sia vero, me lo raccontò mentre era ubriaco, con gli occhi bassi, ma spiegava perché con Maria fosse così distaccato. Non la portò mai più a casa.
Alla fine dei quindici giorni, ripartirono per la Sardegna. Maria uscì da casa con il ventre già leggermente gonfio, incinta del mio seme. Paolo la sposò senza sapere, orgoglioso del suo 'figlio'. La vita è strana: dalle altre mie relazioni non nacquero mai figli, solo quella bambina, che oggi ha vent'anni e somiglia a me nei modi e negli occhi. Ogni volta che la guardo, rimane il dubbio: è davvero mia nipote, o è mia figlia? Quel segreto mi eccita ancora, un taboo che brucia sotto la pelle, come il ricordo del culo di Maria stretto intorno al mio cazzo.
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