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Gay & Bisex

La prima notte


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
23.02.2026    |    2.129    |    0 9.3
"Serafino grugnì, il suo cazzo che pulsava, e mi inondò la gola di sborra calda, densa..."
La cella era un buco umido e stretto, illuminato solo da una lampadina fioca che tremolava come se stesse per arrendersi. L'aria puzzava di sudore stantio e disinfettante, con un sottofondo di umidità che ti si appiccicava alla pelle. Ero seduto sul materasso sottile, le mani che tremavano leggermente mentre guardavo il foglio che Serafino aveva posato sul tavolino arrugginito. 'Firmate qui,' disse la guardia con quella voce rauca da fumatore incallito, il suo corpo massiccio che riempiva l'ingresso della cella. Aveva sessant'anni, ma il suo fisico era ancora solido, forgiato da anni di turni duri. E si sapeva, oh sì, si sapeva per il suo cazzo enorme, di quelli che le storie di corridoio gonfiavano fino a leggenda.

Fabrizio, magro e con i capelli unti, firmò per primo, ridacchiando nervoso. 'Visto? Tutto consenziente. Niente casini.' Romano, in piedi accanto a lui, mi fissava con un ghigno predatorio. Era alto, muscoloso come un toro, i tatuaggi che gli coprivano le braccia e il petto ampio, residui della sua vita da lottatore. I suoi occhi scuri mi squadravano come se fossi già sua proprietà. 'Dai, principiante. Firma e preparati. Stasera ti apro per bene.'

Io esitai, il cuore che mi martellava nel petto. Ero etero, cazzo, o almeno così pensavo fino a quel momento. Ma qui dentro, durante le feste, con le celle semivuote e le guardie più lasse, le regole si piegavano. Serafino mi porse la penna, il suo pacco evidente sotto i pantaloni dell'uniforme. 'Non c'è violenza, ragazzo. Solo divertimento. Firma e goditela.'

Con un sospiro, scarabocchiai il mio nome. Non avevo scelta, non davvero. La porta si chiuse dietro Serafino con un clangore metallico, ma lui non se ne andò. Si tolse la giacca, arrotolando le maniche della camicia. 'Ho portato la tutina per il nuovo,' disse a Romano, passando un fagotto di tessuto nero. 'E il rasoio. Depilalo bene, voglio vederlo liscio come una figa.'

Romano mi afferrò per un braccio, tirandomi in piedi. 'Spogliati.' La sua voce era un ordine basso, autoritario. Fabrizio si sedette sul letto, le mani già sul suo cazzo che si induriva attraverso i pantaloni. Io mi levai la maglietta, i jeans, restando in mutande. Romano rise. 'Tutto. Via.' Le mie mutande caddero, e il mio cazzo semi-eretto tradì il mio nervosismo. Non ero pronto, ma il Viagra che avevo ingoiato prima dell' arresto mi aveva reso sensibile, il corpo che reagiva a ogni tocco.

Mi spinsero sotto la doccia improvvisata, un tubo che gocciolava acqua fredda. Romano insaponò le mie chiappe, le sue dita grosse che scivolavano tra le natiche, sfregando il mio buco stretto. 'Rilassati, puttana. Ti depilo e ti preparo.' Il rasoio grattò via i peli, lasciando la pelle liscia e vulnerabile. Fabrizio si unì, inginocchiandosi per radermi le palle e l'asta del cazzo. 'Bravo, tieni ferme le gambe.' Le loro mani erano ovunque, accarezzando, tirando, facendomi gemere contro la mia volontà.

Una volta pulito, Romano mi infilò la tutina. Era latex nero, attillata come una seconda pelle, con un'apertura sul culo e sul cavallo. Mi stringeva il cazzo, mettendolo in evidenza, e le chiappe nude pronte per l'uso. 'Perfetto,' grugnì Romano, schiaffeggiandomi il sedere. 'Ora sei la mia troia da cella.'

Serafino si era slacciato i pantaloni, il suo cazzo mostruoso che balzava fuori: spesso come un polso, venoso, con un cappella viola gonfia. 'Inginocchiati,' ordinò. Mi spinse giù, e Romano mi tenne la testa. Aprii la bocca, e Serafino ci spinse dentro il suo membro, riempiendomi la gola. Tossii, ma lui pompò piano, abituato a domare i novellini. 'Succhia, ragazzo. Usa la lingua.' Le mie labbra si chiusero intorno all'asta, succhiando mentre saliva e saliva, il sapore salato che mi invadeva.

Fabrizio si masturbava accanto, il suo cazzo più piccolo ma duro. 'Fammi vedere come lo prendi.' Romano mi alzò il culo, spalmando vasellina sul mio buco depilato. Una dito entrò, poi due, dilatandomi. 'Stretto, eh? Ma non per molto.' Spinse il suo cazzo contro di me, spesso e curvo dal wrestling, e affondò. Urlai sul cazzo di Serafino, ma il dolore si mescolò a un piacere strano, il mio corpo che si apriva.

Romano mi scopava con spinte potenti, le palle che sbattevano contro le mie. 'Prendilo tutto, puttana.' Serafino mi teneva la testa, godendo la mia bocca in sincronia. Fabrizio si unì, strofinando il suo cazzo sul mio viso, schiaffeggiandomi con esso. 'Lecca le mie palle.' Lo feci, la lingua che lambiva la pelle raggrinzita mentre Romano mi riempiva il culo, il latex che scricchiolava a ogni affondo.

Le feste in prigione erano così: consenzienti, ma inevitabili. Serafino grugnì, il suo cazzo che pulsava, e mi inondò la gola di sborra calda, densa. Deglutii, tossendo, mentre Romano accelerava, le sue mani che mi strizzavano i fianchi. 'Vengo dentro di te.' Spinse profondo, scaricando fiotti nel mio culo, facendomi tremare.

Fabrizio mi spinse a terra, montandomi da dietro. 'Il mio turno.' Il suo cazzo entrò facile nel mio buco lubrificato, scopandomi veloce mentre Romano mi ficcava le dita in bocca. Serafino guardava, il suo membro ancora semi-eretto, pronto per un secondo round. 'Benvenuto in cella, ragazzo. Domani riprendiamo.'

Io gemetti, il corpo esausto ma eccitato, il mio cazzo che schizzava sborra sul pavimento senza che lo toccassi. Qui dentro, le linee si sfocavano, e le feste duravano una notte dopo l'altra.
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