Lui & Lei
Il nuovo matrimonio
Kimboy74
15.02.2026 |
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"Camminava zoppicando, le cosce che sfregavano dolorosamente, il bacino inclinato in modo innaturale per alleviare la pressione..."
Maria era rimasta vedova da appena un anno, e la solitudine le pesava come un macigno sul petto. Ogni notte, nel silenzio della sua vecchia casa di campagna, i sogni la tormentavano con visioni di un uomo forte, virile, con un cazzo enorme che la riempiva completamente, facendola urlare di piacere. Sognava di essere presa con forza, di sentire quel membro spesso e lungo spingere dentro di lei, dilatando la sua figa fino al limite, e poi nel culo, senza pietà, fino a farla tremare di estasi. Quei sogni la svegliavano sudata, con le mutande bagnate e un vuoto che le bruciava tra le gambe.Un giorno, il destino sembrò esaudire i suoi desideri più oscuri. Incontrò Giovanni al mercato del paese: un uomo alto, muscoloso, con un sorriso malizioso e una reputazione che lo precedeva. Si diceva che il suo cazzo fosse una bestia, lungo quasi trenta centimetri e spesso come un polso, capace di distruggere qualsiasi donna lo accogliesse. Maria non esitò. Lo invitò a casa sua quella stessa sera, il cuore che le batteva forte per l'eccitazione mista a paura.
Quando Giovanni entrò in camera da letto, si spogliò lentamente, rivelando il suo corpo scolpito. Maria lo fissò ipnotizzata mentre lui abbassava i pantaloni: il cazzo balzò fuori, già semi-eretto, venoso e pulsante, la cappella gonfia come una prugna matura. 'Vieni qui, vedova affamata,' ringhiò lui, afferrandola per i fianchi e buttandola sul letto. Maria si aprì le gambe, la figa già fradicia di desiderio, e lui non perse tempo. Spinse la cappella contro le sue labbra intime, premendo con forza. Lei gemette mentre quel mostro la dilatava, centimetro dopo centimetro, riempiendola fino a farle sentire ogni vena pulsare contro le pareti della sua figa. 'Cazzo, sei stretta,' grugnì Giovanni, affondando più a fondo, le palle che sbattevano contro il suo culo.
Maria urlò di piacere misto a dolore mentre lui la scopava senza sosta, il cazzo che entrava e usciva con colpi potenti, facendola sentire squarciata. Le sue mani le strizzavano i seni, pizzicando i capezzoli duri, mentre la sua bocca le succhiava il collo, lasciando segni rossi. Dopo averla fatta venire due volte, con la figa che si contraeva intorno a quel palo di carne, Giovanni la girò a quattro zampe. 'Ora tocca al tuo culo,' disse, sputando sulla cappella e premendola contro l'ano stretto di Maria. Lei inspirò profondamente, ma il dolore fu lancinante quando la testa forzò l'ingresso, dilatando il suo sfintere oltre il possibile. 'Ahhh! Piano!' implorò, ma lui spinse comunque, centimetri di cazzo duro che invadevano il suo retto, facendola singhiozzare. Presto il dolore si mescolò al piacere proibito, e Maria si trovò a spingere indietro, implorando di più mentre lui la inculava con ritmo selvaggio, le mani che le schiaffeggiavano il culo arrossato.
Giovanni venne con un ruggito, riversando fiotti caldi di sperma nel suo culo, che colava fuori mentre lui si ritirava. Maria crollò sul letto, esausta, il corpo tremante. Ma il mattino dopo, la realtà la colpì come un pugno. Si alzò dal letto con un gemito, le gambe che tremavano. Ogni passo era una tortura: la figa gonfia e dolorante pulsava a ogni movimento, come se fosse stata sfondata da un ariete. Il culo era peggio, un fuoco che le bruciava dentro, rendendole difficile anche solo sedersi. Camminava zoppicando, le cosce che sfregavano dolorosamente, il bacino inclinato in modo innaturale per alleviare la pressione.
Al mercato, quel pomeriggio, le donne del paese la notarono subito. 'Guarda come cammina Maria, la vedova! Sembra che abbia partorito un elefante!' ridacchiò la panettiera, coprendosi la bocca. 'Dev'essere stato quel Giovanni con il suo cazzo da toro. L'ha rovinata per sempre!' aggiunse un'altra, e le risate si diffusero come un'onda. Maria arrossì, sentendo gli occhi puntati su di lei mentre zoppicava verso il banco delle verdure. 'Poverina, ora cammina come una papera storpia. I dolori vaginali e anali non mentono!' sussurrò una vicina, e Maria strinse i denti, il dolore tra le gambe che si acutizzava per l'umiliazione.
Da quel giorno, le prese in giro non smisero. Ogni volta che usciva, le donne la schernivano apertamente: 'Ehi, Maria, il tuo nuovo marito ti ha lasciato un souvenir? Cammini come se ti avessero inculata con un tronco!' Oppure: 'Attenta a non cadere, con quella figa dilatata non reggi nemmeno un passo!' Gli uomini ridacchiavano di nascosto, scambiandosi occhiate complici, sapendo esattamente cosa intendevano. Maria tornava a casa umiliata, ma nei sogni notturni, quel cazzo grosso tornava a ossessionarla, un misto di terrore e desiderio che la teneva sveglia, le dita che scivolavano tra le gambe per alleviare il dolore e riaccendere il fuoco.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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