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Gay & Bisex

Il nuovo tirocinante


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
17.02.2026    |    722    |    2 9.4
"Slacciò i propri pantaloni, tirando fuori il cazzo voglioso e imponente con la cappella già lucida di pre-cum..."
L'auto sfrecciava lungo la statale buia, i fari che tagliavano l'oscurità come lame. Vittorio, il capo di cinquant'anni con i capelli brizzolati e un'aria di autorità incrollabile, stringeva il volante con mani ferme. Accanto a lui, sul sedile del passeggero, sedeva Alessandro, il suo tirocinante di venti anni, glabro e liscio come un ragazzo appena uscito dall'adolescenza, con la pelle pallida e gli occhi nervosi che saettavano fuori dal finestrino. Erano le undici di sera, e il tragitto verso casa – o almeno quello che Alessandro credeva fosse il tragitto verso casa – stava per deviare in modo inaspettato.

'Prendiamo una scorciatoia,' disse Vittorio con voce bassa e decisa, girando il volante verso una stradina secondaria. 'C'è un posto tranquillo lì vicino, un punto dove le coppie vanno a... rilassarsi.' Alessandro deglutì, il cuore che accelerava. Sapeva cosa intendesse: quel luogo isolato tra gli alberi, noto per essere un ritrovo di auto parcheggiate con i vetri appannati, dove la privacy era l'unico lusso. Ma perché deviare? Alessandro era fidanzato con Maria, una ragazza dolce che lo aspettava a casa con la cena. Vittorio era sposato, con due figli e una moglie che non sospettava nulla. Eppure, Alessandro non protestò. 'Va bene,' mormorò, pensando alla carriera. Vittorio gli aveva promesso una raccomandazione, un posto fisso nell'azienda. Accettava per quello, si ripeteva, ignorando il brivido proibito che gli correva lungo la spina dorsale.

L'abitacolo era stretto, l'aria carica di tensione e del profumo del dopobarba costoso di Vittorio misto al sudore leggero di Alessandro. L'auto si fermò in una radura nascosta, circondata da pini alti che frusciavano al vento. Altre macchine erano parcheggiate lì intorno, sagome scure con luci interne spente, ma presenze palpabili. Vittorio spense il motore e si voltò verso il ragazzo, i suoi occhi grigi che lo fissavano con intensità predatoria. 'Hai lavorato bene oggi,' disse, la mano che scivolava sul ginocchio di Alessandro, salendo piano lungo la coscia. 'Meriti un premio.' Alessandro arrossì, il corpo rigido contro il sedile. 'Signor Vittorio, io... ho Maria,' balbettò, ma la voce tradiva un'incertezza, un senso di colpa che si mescolava a una curiosità repressa.

'Lo so,' rispose Vittorio, la voce un ringhio basso. 'E io ho mia moglie. Ma qui, in questo buco stretto, non conta niente.' La sua mano arrivò all'inguine di Alessandro, sfiorando il rigonfiamento nei pantaloni. Il ragazzo ansimò, il cazzo che si induriva involontariamente sotto il tocco esperto. Vittorio si chinò, le labbra brizzolate che sfioravano il collo glabro di Alessandro, mordicchiando piano la pelle sensibile. 'Lasciati andare,' sussurrò, slacciando la cintura di Alessandro con un gesto secco. Il ragazzo chiuse gli occhi, il senso di colpa che gli torceva lo stomaco – Maria, la promessa di fedeltà – ma il desiderio vinceva, alimentato dalla promessa di avanzamento, dal potere che Vittorio emanava.

Vittorio lo spinse indietro sul sedile, l'abitacolo che sembrava restringersi intorno a loro. Slacciò i propri pantaloni, tirando fuori il cazzo voglioso e imponente con la cappella già lucida di pre-cum. Alessandro lo fissò, ipnotizzato, mentre Vittorio gli abbassava i pantaloni e le mutande, esponendo il culo glabro e stretto. 'Girati,' ordinò, e Alessandro obbedì, inginocchiandosi sul sedile con il viso contro il finestrino appannato. Vittorio sputò sulla mano, lubrificando l'asta, e premette la cappella contro l'anello muscolare del ragazzo. 'Rilassati, ti piacerà,' grugnì, spingendo piano. Alessandro gemette, il bruciore iniziale che lo fece stringere i denti, ma Vittorio entrò centimetro dopo centimetro, dilatandolo senza pietà.

Una volta dentro, Vittorio iniziò a scopare con spinte lente e profonde, il cazzo che andava su e giù nel culo stretto di Alessandro. L'auto oscillava leggermente ai colpi, i sospiri e i gemiti che riempivano l'abitacolo. Alessandro si aggrappava al sedile, il corpo che tremava, il senso di colpa che svaniva in ondate di piacere proibito. 'Che sarà di me tra un anno?' pensò, mentre l'asta dura lo riempiva, sfregando contro la prostata in scariche elettriche. Immaginava se stesso legato a questo, al potere di Vittorio, alla carriera pagata con il corpo. Ma il pensiero si dissolse quando Vittorio accelerò, le palle pelose che schiaffeggiavano la pelle glabra del ragazzo.

'Prendilo tutto,' ringhiò Vittorio, una mano che gli strizzava il fianco, l'altra che gli afferrava i capelli. Alessandro urlò di goduria, il cazzo suo – piccolo e indurito – che pulsava senza essere toccato. L'orgasmo lo travolse improvviso: sborrò sul sedile, fiotti caldi che schizzavano senza che lui si sfiorasse nemmeno, incredulo per quella reazione del corpo. Vittorio rise, sentendo le contrazioni del culo intorno al suo cazzo, e continuò a pompare, fino a venire a sua volta: un'esplosione di sborra calda che inondò l'interno di Alessandro, colando lungo le cosce.

Esausti, Vittorio si ritrasse, il cazzo molle che gocciolava residui. 'Scendi un attimo, sistemati,' disse, ansimando. Alessandro, le gambe tremanti, aprì la portiera e uscì nel buio della radura. L'aria fresca lo colpì, facendolo rabbrividire. Si chinò per tirarsi su mutande e pantaloni, la sborra che gli colava ancora dal culo, appiccicosa sulle cosce. Ma mentre si sistemava, notò le altre auto: sagome di volti che lo fissavano dalle finestre abbassate, occhi curiosi e lascivi che lo squadravano. Una coppia rideva piano, un uomo solo fumava con un ghigno. Alessandro arrossì violentemente, il viso in fiamme per la vergogna, il senso di esposizione che lo travolgeva come un pugno.

Tornò in macchina di fretta, sbattendo la portiera, il viso rosso e scosso. 'Mi... mi hanno visto,' balbettò, gli occhi bassi. Vittorio lo guardò, e quella vulnerabilità – il rossore sulle guance glabre, il tremore nelle mani – lo eccitò di nuovo. Il suo cazzo si indurì istantaneamente nei pantaloni, una nuova ondata di desiderio che lo spinse all'azione. 'Non importa,' disse, afferrando Alessandro per la nuca e tirandolo verso di sé. 'Ora ricomincio.' Slacciò di nuovo i pantaloni, spingendo il ragazzo a chinarsi sul sedile. Mentre l'auto riprendeva a oscillare, Alessandro sentì un grido da una macchina che si allontanava: 'Ti piace la banana!' Rise crudele, echeggiando nella notte. Alessandro rimase scosso, il corpo che si irrigidiva, ma Vittorio entrò di nuovo nel suo culo, scopandolo con foga rinnovata, cancellando ogni pensiero con spinte potenti e inarrestabili.
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