orge
La novizia
25.02.2026 |
1.532 |
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"Cinque uomini di colore, muscolosi e tatuati, li trascinarono fuori: il capo, un gigante con cicatrici sul viso, ringhiò: 'Devi pagare le mie puttane, bianco..."
Adelmo era un puttaniere incallito, un uomo di mezza età con i capelli grigi e un portafoglio gonfio grazie al suo lavoro di imprenditore nel settore immobiliare. Spendeva cifre folli per il sesso a pagamento: centinaia di euro a sera per troie esperte che lo leccavano, lo cavalcavano e gli prosciugavano le palle in motel di lusso o appartamenti privati. Ma il senso di colpa lo rodeva, così ogni tanto si inginocchiava nel confessionale della piccola chiesa di campagna, di fronte al vecchio parroco con la voce tremula. 'Padre, ho peccato di lussuria,' borbottava Adelmo, le mani giunte, mentre raccontava di come aveva pagato una puttana per farselo succhiare in auto, ingoiando ogni goccia di sborra. L'odore di incenso riempiva l'aria, ma quel giorno, un aroma diverso lo colpì: un profumo dolce e muschiato, come di figa vergine e fresca, che gli fece drizzare il cazzo nei pantaloni.Si girò di scatto, sbirciando attraverso la grata del confessionale. Lì, in fondo alla navata, c'era lei: Valeria, una giovane novizia di vent'anni, con il velo bianco che le incorniciava il viso angelico, occhi verdi luminosi e un corpo snello nascosto sotto l'abito nero. Non aveva ancora preso i voti definitivi, e il suo odore – forse sudore misto a eccitazione repressa – lo avvolse come una droga. 'Cazzo, quella è la mia prossima conquista,' pensò Adelmo, il cuore che accelerava. Da quel momento, lo scopo della sua vita divenne scoparla fino allo sfinimento: immaginarla nuda, le gambe aperte, il suo cazzo che le sfondava la figa stretta mentre lei gridava di piacere.
Iniziò a farle la corte con discrezione. Le portava fiori dopo la messa, le offriva passaggi in auto, le sussurrava complimenti sul suo sorriso innocente. Ma Valeria lo respingeva con gentilezza: 'Signor Adelmo, sono promessa a Dio,' diceva, arrossendo, ma i suoi occhi tradivano un lampo di curiosità. Frustrato, un pomeriggio si confidò con un'altra suora, Suor Teresa, una donna brutta e tozza sulla cinquantina, con baffi folti sopra il labbro e un'espressione arcigna. La incontrò nel chiostro del convento, mentre lei potava le rose. 'Adelmo, è attratto da tutte le suore?' gli chiese lei, squadrandolo con sospetto, le cesoie in mano. Adelmo rise, scuotendo la testa. 'Neanche per sogno! Solo da Valeria. È diversa, ha un fuoco dentro che non si spegne con le preghiere.' Suor Teresa sbuffò, ma non lo denunciò; forse invidiava la giovinezza di Valeria.
Un giorno soleggiato, Adelmo passeggiava nei giardini dietro la chiesa quando la vide: Valeria china a raccogliere fiori per l'altare, l'abito che si tendeva sul culo sodo e rotondo, le curve che spiccavano sotto il tessuto. Non seppe trattenersi. 'Che culo!' esclamò, la voce rauca di desiderio. Valeria si raddrizzò di scatto, il viso rosso come un peperone, un mazzo di margherite in mano. 'Ma cosa dice, signor Adelmo! Non è decoroso!' protestò, ma i suoi occhi brillavano. Poi, abbassando la voce, aggiunse: 'Lo sa che non prenderò i voti? A me piace ubriacarmi, ballare fino all'alba e scopare come una matta. Oggi è il mio ultimo giorno al convento. Ci vediamo stasera davanti alla chiesa. Voglio essere chiavata in macchina, come le altre coppie che si appartano nel boschetto vicino. Mi porta lì?' Adelmo deglutì, il cazzo che pulsava nei pantaloni. 'Certo, amore mio. Ti farò urlare.'
Quella sera, l'aria era calda e umida, carica di promesse proibite. Adelmo aspettò con la sua Mercedes nera parcheggiata di fronte alla chiesa, il cuore che martellava. Valeria arrivò di soppiatto, l'abito da novizia sostituito da un vestitino corto e attillato che le arrivava a metà coscia, tacchi alti e trucco leggero sugli occhi. 'Andiamo,' disse, salendo in macchina con un sorriso malizioso. Guidarono fino al boschetto, un luogo isolato tra gli alberi dove le coppie del paese si appartavano per scopare senza testimoni: gemiti e schiocchi di carne che echeggiavano nella notte. Ma quella sera, il parcheggio era deserto. Adelmo spense il motore, e Valeria non perse tempo. 'Ho aspettato troppo,' ringhiò, arrampicandosi sul suo grembo, le mani che gli slacciavano la cintura.
Gli abbassò i pantaloni, afferrò il cazzo eretto – spesso e venoso, lungo venti centimetri – e lo strinse forte. 'Cazzo, è grosso,' mormorò, bagnandosi all'istante. Si alzò la gonna, non indossava mutande: la figa rasata e gonfia luccicava di umori. Si impalò su di lui con un gemito, le pareti strette che lo avvolgevano come una morsa calda. 'Oh sì!' urlò, iniziando a cavalcarlo con foga, il culo che sbatteva sulle sue cosce, i tette che rimbalzavano sotto il tessuto. Adelmo le afferrò i fianchi, spingendo dal basso, il cazzo che affondava fino in fondo ad ogni rimbalzo. Lei era affamata, una cagna in calore: ruotava i fianchi, sfregando il clitoride contro il pube di lui, gemendo parole sporche. 'Scopami più forte, fammi venire!' Lui obbedì, le mani che le strizzavano il culo, un dito che le sfregava l'ano. Valeria esplose per prima, la figa che pulsava e schizzava succhi sul sedile, le unghie che gli graffiavano il collo. Adelmo la seguì subito, pompando sborra calda dentro di lei, fiotti che la riempivano fino a colare fuori.
Ma il piacere durò poco. Ad un tratto, lo sportello del guidatore si aprì con violenza. Cinque uomini di colore, muscolosi e tatuati, li trascinarono fuori: il capo, un gigante con cicatrici sul viso, ringhiò: 'Devi pagare le mie puttane, bianco. Mi devi mille euro. Ora ti rinfresco la memoria.' Adelmo, i pantaloni ancora abbassati intorno alle caviglie, il cazzo molle e appiccicoso, balbettò: 'Non so di cosa parli!' Ma loro non ascoltarono. Lo gettarono sul cofano della macchina, la testa premuta contro il metallo caldo, il culo esposto all'aria notturna. Uno di loro tirò fuori un tubetto di vaselina dalla tasca, ne spalmò una generosa quantità sull'ano di Adelmo e sul proprio cazzo enorme – almeno venticinque centimetri, spesso come un avambraccio.
Il primo spinse dentro senza pietà, la cappella che forzava l'anello muscolare stretto, dilatandolo con dolore bruciante. 'Aaaah! Fermatevi!' urlò Adelmo, le gambe che tremavano, lacrime agli occhi. Ma il nero pompò forte, le spinte che lo sfondavano, le palle che sbattevano contro il suo scroto. Il dolore si mescolò a un piacere perverso, la prostata stimolata che gli fece indurire di nuovo il cazzo contro il cofano. 'Prendilo tutto, puttano,' grugnì l'uomo, accelerando fino a eiaculare: un torrente di sborra calda che gli riempì il culo, colando fuori quando si ritirò. Passarono gli altri a turno: ognuno lubrificato con vaselina, cazzoni neri che entravano e uscivano dal suo ano dilatato, facendolo gemere e implorare. Adelmo perse il conto, il culo rosso e gonfio, la sborra che gli scorreva sulle cosce.
Intanto, Valeria non si tirò indietro. Affamata di più, si inginocchiò davanti al capo, gli slacciò i pantaloni e ingoiò il suo cazzo mostruoso: la bocca che si tendeva al massimo, la lingua che leccava l'asta venosa, succhiando con avidità mentre lui le teneva la testa. 'Brava, troia,' disse il capo, spingendole l'uccello in gola fino a farla sbavare. Lei lo implorò, gli occhi lacrimosi: 'Inculami, ti prego! Voglio il tuo cazzo nel culo.' Il capo rise, la girò contro la macchina e le abbassò le mutande – no, non ne aveva – spalmando vaselina sulla fessura stretta. Spinse dentro con un colpo secco, dilatandole l'ano vergine. Valeria urlò di dolore e piacere, il corpo che si inarcava mentre lui la scopava senza complimenti, le spinte che la facevano rimbalzare. 'Sì, fottimi il culo!' gridò, una mano che si strofinava la figa, venendo con spasmi violenti. Il capo la riempì di sborra, tirandosi fuori con un pop, il liquido che le colava dal buco aperto.
Il capo, soddisfatto, si riabbottonò i pantaloni e guardò Valeria. 'Sei una puttana nata. Vieni a lavorare per me: 5000 dollari al mese, appartamento privato, un mese di ferie all'anno. Scoperai ricchi come questo qui ogni notte.' Valeria, ansimante e coperta di sudore, annuì entusiasta. 'Andiamo, amore,' disse al capo, ignorando Adelmo. Mentre lei saliva sulla loro auto, i neri rimisero Adelmo in ginocchio sull'asfalto, i cazzi semi-eretti puntati su di lui. 'Ricordati che devi pagare,' ringhiò il capo. Poi pisciarono tutti insieme: getti caldi e salati che gli bagnarono il viso, i capelli, il petto nudo, mescolandosi alla sborra sul suo culo. Adelmo tossì, umiliato e tremante, mentre loro sparivano nel buio del boschetto, con Valeria che rideva dalla loro macchina. Lui rimase lì, solo e spezzato, il cazzo molle tra le gambe, sapendo che la sua ossessione gli era costata cara.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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