Lui & Lei
Vinicio
Kimboy74
18.04.2026 |
2.676 |
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"Vinicio, invece di vergognarsi, sentì il cazzo gonfiarsi di nuovo mentre pisciava, diventando duro e venoso sotto lo sguardo di lei..."
Vinicio era un vecchietto di 65 anni, un pensionato che passava le giornate in campagna a curare il suo orto. La vita era tranquilla, routine: tornava a casa stanco, e sua moglie gli preparava la cena. Lei aveva tratti somatici che la facevano sembrare una donna messicana, pelle olivastra, capelli neri e un corpo formoso. In paese la chiamavano 'la mula messicana' per quel suo aspetto esotico e per il suo carattere testardo. Ma quel giorno tutto cambiò. Vinicio stava percorrendo la statale con la sua vecchia Vespa quando un'auto pirata lo travolse, lasciandolo a terra in un lago di sangue.Dopo settimane in ospedale e una convalescenza estenuante, Vinicio tornò a casa. Qualcosa nel suo corpo era diverso, ma lui non lo disse a nessuno. La prima a notarlo fu la mula messicana. Quella sera, mentre lei dormiva supina nel letto, Vinicio sentì il cazzo gonfiarsi con una potenza mai provata prima. Era duro come il ferro, gli pulsava dolorosamente tra le gambe. Non voleva la figa, no: voleva il culo di sua moglie, stretto e ancora vergine nonostante gli anni di matrimonio. Non avevano scopato da tempo, lui era un uomo all'antica, ma ora l'istinto lo travolgeva.
Senza dire una parola, Vinicio le strappò le mutande di cotone con un gesto secco. Lei si svegliò di soprassalto, ma lui era già sopra di lei, le gambe divaricate. 'Ahi! Ahi! Hai sbagliato buco!', gridò la mula messicana, dimenandosi. Ma Vinicio non ascoltava. Spinse il cazzo contro l'ano stretto, senza lubrificante, solo la saliva che gli colava dalla bocca eccitata. La punta entrò con forza, dilatando il buco vergine. Lei urlava, artigliava le lenzuola, ma lui pompava come una bestia in calore, affondando centimetro dopo centimetro. Il culo era rovente, stretto come una morsa, e Vinicio grugniva spingendo più a fondo. 'Zitta, mula, questo è mio!', ringhiò, afferrandole i fianchi carnosi. Ogni affondo era violento, il cazzo entrava e usciva sfregando le pareti interne, pompando aria nel retto che si contraeva inutilmente. La mula messicana piangeva, ma presto i suoi gemiti si mescolarono a qualcosa di diverso: il dolore si trasformava in un piacere proibito. Vinicio accelerò, il sudore gli colava sul petto rugoso, e alla fine esplose, riempiendole il culo di sborra calda e densa. Si ritrasse con un pop umido, guardando il buco dilatato gocciolare bianco sul letto.
Da quel momento, il cambiamento non si fermò. Vinicio aveva erezioni potentissime, improvvise, che doveva assecondare subito. 'Voglio culo, la figa no!', diceva a se stesso, ignorando le vecchie abitudini. Un giorno, mentre la mula messicana caricava la lavatrice in cantina, Vinicio la vide chinata, il culo esposto sotto la gonna. Il cazzo gli si indurì all'istante. Le abbassò le mutande con un gesto rude, esponendo le natiche rotonde. Lei si voltò sorpresa, ma lui la spinse in avanti, la testa della donna finì dentro il tamburo della lavatrice, attutendo le sue urla. 'No, Vinicio, non di nuovo!', mugolò, ma era inutile. Lui le divaricò le chiappe e infilò il cazzo nel culo già un po' abituato, ma ancora stretto. Pompò con foga, le mani aggrappate ai fianchi, il suono dei colpi umidi echeggiava nella stanza. La mula si dimenava, ma il suo corpo tradiva eccitazione: il culo si contraeva intorno all'asta, succhiandolo dentro. Vinicio la sfondava senza pietà, entrando fino alle palle, e quando venne le riempì il retto di sborra, sentendola colare lungo le cosce. Si tirò su i pantaloni e uscì, montando sulla sua nuova Vespa per andare in campagna, lasciando la moglie ansimante e tremante contro la macchina.
Sulla strada, Vinicio si fermò in una piazzola di sosta per pisciare. Tirò fuori il cazzo e lasciò andare il getto, ma una donna in auto lì vicino lo vide. 'Vecchio maiale! Ti sembra il modo? Vergogna!', urlò scendendo dall'auto con il cellulare in mano, minacciando di chiamare la polizia. Era una tipa sulla quarantina, capelli castani, corpo atletico, vestita con jeans stretti che mettevano in evidenza il culo sodo. Vinicio, invece di vergognarsi, sentì il cazzo gonfiarsi di nuovo mentre pisciava, diventando duro e venoso sotto lo sguardo di lei. La donna arrossì, capì che non era il caso di stare lì, ma Vinicio la afferrò per un braccio con una forza sorprendente per la sua età. 'Vieni qui, troia', le sibilò, trascinandola dietro un cespuglio folto, lontano dalla strada.
Lei oppose resistenza all'inizio, ma mentre lui la spingeva contro il terreno, qualcosa scattò. La figa le si bagnò, iniziò a sbrodolare umori sotto i jeans. Non prendeva cazzo da un anno, da quando il marito l'aveva lasciata, e quel vecchio porco la eccitava in modo perverso. Invece di lottare, si mise in ginocchio, gli slacciò i pantaloni e prese il cazzo in bocca. Lo succhiò avidamente, la lingua che leccava la cappella gonfia, le labbra che scivolavano sull'asta dura. Vinicio gemette, afferrandole i capelli, spingendole la testa avanti e indietro. 'Brava, succhia come si deve', grugnì, mentre lei ingoiava fino in gola, sbavando.
Ma non bastava. La donna, eccitata da morire, stese Vinicio sul prato erboso e gli salì sopra. Si abbassò i jeans e le mutande, esponendo la figa rasata e fradicia. Si impalò sul cazzo con un gemito, cavalcandolo con foga. Le tette le ondeggiavano sotto la camicetta sbottonata, schiaffeggiando l'aria. Vinicio le guardava ipnotizzato, le mani sulle sue cosce. 'Dammi il culo, per favore', implorò, ma lei rise. 'Porco!', disse, schiaffeggiandolo sul viso con la mano aperta. Lo colpì di nuovo, più forte, mentre la figa lo stringeva in contrazioni ritmiche, pompando su e giù. Vinicio non resisteva più. Con una mossa da judo – un ricordo della giovinezza – la ribaltò a faccia in giù sull'erba, le gambe divaricate.
Le strappò i jeans fino alle caviglie e le divaricò il culo pallido. L'ano era vergine, stretto e rosa. Vinicio sputò sulla punta del cazzo e spinse con forza. Lei urlò: 'No! Non lì, bastardo!'. Ma lui entrò, dilatando il buco con crudeltà, centimetro dopo centimetro. Il culo si aprì intorno all'asta, pompando aria mentre lui affondava. 'Prendilo tutto!', ringhiò Vinicio, pompando come un animale, le palle che sbattevano contro la figa bagnata. La donna si contorceva, lacrime agli occhi, ma presto il dolore si mescolò all'estasi. Il culo dilatato al massimo, Vinicio lo sfondava senza sosta, entrando e uscendo con colpi violenti. Lei non resisteva più: iniziò a pisciare, un getto caldo che bagnava l'erba sotto di loro, mentre il corpo tremava in un orgasmo forzato. Vinicio accelerò, il cazzo che pulsava, e le riempì il culo di sborra, schizzi caldi che traboccavano dal buco rosso e gonfio.
Quando si ritrasse, la donna era estasiata, ansimante sul prato. 'Dio, vecchio... sei un mostro', mormorò, un sorriso perverso sulle labbra. Gli diede il suo numero di cellulare, scribacchiato su un pezzo di carta. 'Chiamami quando vuoi sfondarmi di nuovo'. Vinicio annuì, si rimise i pantaloni e montò sulla Vespa, riprendendo il cammino verso la campagna. Il sole tramontava, ma il suo cazzo già fremeva per la prossima erezione. In paese, le voci iniziavano a girare: il vecchio Vinicio non era più lo stesso, e la mula messicana camminava con un passo strano, come se il culo le dolesse ancora.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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