bdsm
La vacanza a Londra
Kimboy74
15.03.2026 |
951 |
3
"'Se dici una parola a Imma, ti ammazziamo, ' minacciò Ciro, rivestendosi con calma..."
Come ogni anno, papà mi spediva a Londra per le vacanze estive con la formula 'lavora e impara'. Facevo il cameriere in un ristorante e dovevo dividere la stanza con un altro ragazzo. L'anno prima era un polacco, ci eravamo scritti per un po', ma lui si era fidanzato e ci eravamo persi di vista. Quell'anno, però, le cose andarono molto diversamente. Dividevo la stanza con una ragazza, si chiamava Immacolata – un nome che non dimenticherò mai. Io ero di Milano, lei napoletana, e più che l'inglese avrebbe dovuto imparare l'italiano del nord, perché non capivo un cazzo di quello che diceva.Mi presentai: 'Ciao, io sono Patrizio e vengo da Milano, ho 15 anni.' La sua risposta fu un fiume di parole incomprensibili: 'Gni gni gni, e chi se ne fotte di chi si tu? Faccia e saponetta, va' a dormì e non ci rompere u' cazz!' Ero confuso, arrossii e mi buttai sul letto, sperando che la situazione migliorasse. Ma peggiorò presto. Una sera, Immacolata uscì per un po', e quando tornò, non era sola. Entrò il suo fidanzato, Ciro, un tipo dai modi discutibili, con un'aria da bullo di strada, seguito dal fratello di lei, un bestione con le spalle larghe e lo sguardo cattivo.
'Immacolata, esci che dobbiamo parlare col milanese,' ringhiò Ciro. Lei obbedì senza fiatare, chiudendo la porta dietro di sé. I due si avvicinarono a me, che ero seduto sul letto con il cuore che batteva forte. 'Ci hanno detto che hai importunato Immacolata,' disse il fratello, e senza preavviso mi mollò uno schiaffo in faccia che mi fece vedere le stelle. Il dolore esplose sulla guancia, e prima che potessi reagire, ne arrivò un altro, poi un terzo. Ciro rise, una risata grassa e minacciosa. 'Ora controllo se hai sverginato la mia fidanzata,' biascicò, e mi afferrarono per le braccia, costringendomi a spogliarmi.
'Nudo, subito!' ordinò Ciro. Mi tolsero i vestiti di forza, lasciandomi lì, tremante e nudo, il cazzo rattrappito per la paura. Ero solo un ragazzo di 15 anni, magro e pallido, niente a che vedere con quei due napoletani tozzi e muscolosi. Ciro tirò fuori un paio di manette dalla tasca – chissà da dove le aveva prese – e mi legò al termosifone, le braccia tirate dietro la schiena, il metallo freddo che mi mordeva i polsi. 'Confessa,' sibilò Ciro, chinandosi su di me. 'Volevi fottere Immacolata? Infilare il tuo cazzetto milanese nella sua figa?' Scossi la testa, terrorizzato. 'No, signor Ciro, giuro! Mi piacciono le ragazze magre, a me. Immacolata non mi attrae per niente.'
Le mie parole li fecero incazzare di più. 'L'offendi pure?' ruggì il fratello, sfilandosi la cinghia dai pantaloni. La usò come una frusta, colpendomi sulle cosce e sul petto, lasciando strisce rosse che bruciavano come fuoco. Urlai, ma loro ridevano. Poi il fratello prese una saponetta dal lavandino della stanza – una di quelle vecchie, dura e quadrata – e la tagliò con un coltellino a forma di cuneo, affilato e minaccioso. 'No, nel culo no!' implorai, dimenandomi contro le manette. 'E chi t'ha detto che te la mettiamo nel culo, frocio?' rispose Ciro, ghignando. 'Ti piacerebbe, eh? Apri la bocca.' Mi tennero la testa ferma, il fratello che mi strizzava le guance per forzarmi le mascelle. Infilai la saponetta in bocca, spingendola dentro come un cazzo finto.
Aveva un sapore amaro e schiumoso, mi riempiva la gola e mi faceva venire i conati. 'Succhia, puttanella,' ordinò Ciro, tenendomi i capelli e spingendola più a fondo. Tossivo, la schiuma che mi colava dagli angoli della bocca, mentre loro ridevano come iene. 'Quando parli di Immacolata, devi lavarti la bocca,' disse il fratello, tirandola via con uno strappo che mi fece lacrimare gli occhi. Ero umiliato, nudo e legato, il corpo che tremava per il freddo della stanza umida di Londra e per la paura.
Ma non era finita. Ciro si slacciò i pantaloni, tirando fuori il suo uccello: grosso, venoso, già mezzo duro, con un odore forte di sudore e urina non lavata. Me lo sbatté in faccia, il glande appiccicoso che mi colpiva la guancia. 'Leccalo, succhialo come la saponetta, o ti spacco la faccia.' Non ebbi scelta. Aprii la bocca, ancora gonfia e amara, e lui spinse dentro, afferrandomi i capelli per scoparmi la gola. Era ruvido, salato, mi soffocava con ogni affondo, le palle pelose che mi sbattevano sul mento. Il fratello guardava, masturbandosi piano, il suo cazzo più corto ma spesso, la cappella gonfia e rossa.
'Dai, Ciro, lascialo respirare,' disse il fratello, ridendo. 'Voglio vedere se questo milanese sa prenderlo nel culo.' Mi girarono come un pupazzo, mettendomi in ginocchio, il culo esposto verso il termosifone. Le manette mi tenevano fermo, le ginocchia sul pavimento duro. Sentii dita umide – saliva sputata – premere contro il mio buco stretto, vergine. 'No, per favore, non lì!' supplicai, ma il fratello ignorò, spingendo un dito dentro, rude e secco, facendomi urlare di dolore. Bruciava, come se mi squarciasse.
'Zitto, troia,' sibilò Ciro, tornando a ficcarmelo in bocca per tappare le mie grida. Il dito divenne due, poi tre, dilatandomi senza pietà, le unghie che graffiavano dentro. 'Hai mai scopato una figa vera, Patrizio? O sei solo un frocio che sogna cazzi napoletani?' Ridevano, mentre il fratello si posizionava dietro di me, il suo uccello caldo e pulsante che premeva contro l'ano. Spinse piano all'inizio, il glande che forzava l'ingresso, poi con un colpo secco entrò tutto, le palle contro il mio culo. Il dolore fu lancinante, come se mi rompessero in due. Iniziò a pompare, forte e ritmico, ogni spinta che mi faceva sbattere la testa contro il muro.
Ciro non stava fermo: mi teneva la bocca piena del suo cazzo, scopandomi la faccia mentre il fratello mi inculava senza sosta. 'Dimmi, volevi la figa di Imma? La sua bocca calda?' biascicò Ciro tra un gemito e l'altro, le spinte che acceleravano. Io mugolavo, incapace di parlare, il corpo che tremava per il dolore e l'umiliazione, lacrime che mi rigavano il viso. Sentivo il fratello accelerare, grugnendo come un animale, le sue mani callose che mi strizzavano i fianchi, lasciando lividi viola. 'Cazzo, era vergine questo milanese,' ansimò. 'Prendilo tutto, puttana.' E venne, sparandomi il seme caldo e appiccicoso dentro, liberandosi con un ruggito profondo, riempiendomi fino a far sgocciolare lungo le cosce.
Si tirò via piano, il suo sperma che colava fuori dal mio culo dilatato e pulsante. Ciro mi fece voltare di nuovo, ancora legato, e prese il posto del fratello. Il suo cazzo, lubrificato dal mio sputo e dal sudore, entrò più facile, ma il bruciore era ancora lì, misto al seme caldo che schizzava ad ogni movimento. Mi scopò duro, le spinte violente che mi scuotevano tutto il corpo, mentre mi schiaffeggiava la faccia con la mano libera. 'Offendi ancora Imma, e ti rompiamo per davvero,' ringhiò, il sudore che gli colava dalla fronte. Venne presto, inondandomi di nuovo con fiotti densi, il suo sperma che si mescolava a quello del fratello, gocciolando sul pavimento sporco della stanza.
Mi lasciarono lì, ammanettato al termosifone, nudo e tremante, il culo che pulsava di dolore lancinante, la bocca gonfia e amara per la saponetta e il cazzo di Ciro. Il seme mi colava dalle labbra e dal buco, un misto umiliante di fluidi. 'Se dici una parola a Imma, ti ammazziamo,' minacciò Ciro, rivestendosi con calma. Il fratello rise, buttandomi i vestiti addosso come se fossi spazzatura. 'E pulisciti bene, frocio. Domani torniamo a controllare.' Se ne andarono, lasciando la porta socchiusa, e io piansi in silenzio, il corpo rotto e dolorante, la mente un turbine di terrore e vergogna.
Immacolata tornò dopo un po', mi guardò per un secondo con occhi indifferenti, come se non vedesse niente di strano, e si mise a letto dall'altra parte della stanza. Non disse una parola, si girò dall'altra parte e spense la luce. Io rimasi legato per ore, fino a quando non riuscii a liberarmi con le dita sanguinanti, ma il danno era fatto. Non dormii quella notte, sentendo ancora il bruciore nel culo, il sapore salato in bocca, e la paura che Ciro e suo fratello sarebbero tornati. Quell'estate a Londra non fu per imparare l'inglese, ma per imparare il terrore, l'umiliazione, e il peso di segreti che mi avrebbero segnato per sempre. Ogni tanto pago una puttana, lei mi lega e mi fa un pompino. Non denunciai mai quella storia...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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