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Uno strano disturbo


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
18.02.2026    |    680    |    1 8.2
"Tommy non resistette: il suo cazzo, lubrificato dal sudore, scivolò per errore nella figa di lei, affondando fino in fondo in un colpo solo..."
Era una famiglia come tante, in una tranquilla casa suburbana. Il piccolo Tommy, un bambino di appena dieci anni, aveva iniziato a manifestare un problema strano e persistente: un'erezione continua, che non accennava a svanire. Sua madre, Elena, una donna di quarant'anni con curve generose e capelli castani, era terrorizzata. 'Non è normale, amore mio', gli diceva accarezzandogli la testa, mentre lo guardava preoccupata. Il rigonfiamento nei suoi pantaloncini era evidente, e Tommy camminava goffo, cercando di nasconderlo.
Una sera, Elena ne parlò con suo marito, Marco, un uomo robusto sulla cinquantina, con una pancia che tradiva gli anni di lavoro sedentario. 'Marco, Tommy ha questo... problema. È sempre eretto. Non so cosa fare.' Marco rise con un ghigno ironico, sorseggiando la sua birra. 'Ma sì, è uguale al papà. Passerà, è solo una fase.' E con quelle parole, si alzò e uscì di casa, lasciando Elena sola con le sue ansie.

col tempo Il problema non passava. Anzi, peggiorava.

Elena portò Tommy dal dottor Rossi, un medico di famiglia con occhiali spessi e un'aria perplessa. 'Non ho mai visto una cosa del genere', disse il dottore dopo aver visitato il bambino. 'Forse è un periodo ormonale anomalo. Monitoriamolo.' Ma i mesi passavano, e l'erezione di Tommy si faceva sempre più vistosa. Il suo cazzo, per l'età, era sproporzionato: lungo, spesso, sempre teso come una barra di ferro, che premeva contro i vestiti e lo rendeva irrequieto.

Tommy non resisteva più. Iniziò a simulare accoppiamenti con tutto ciò che trovava: si strofinava contro i cuscini del divano, spingendo i fianchi in avanti con grugniti animaleschi; si avventava sulle porte, umiliando il legno con il suo liquido preseminale. Elena lo trovava in quelle posizioni, sudato e ansimante, e il cuore le si stringeva. 'Dottore, è fuori controllo', implorò al telefono.
Il dottor Rossi sospirò. 'Comprate una bambola gonfiabile. Qualcosa di realistico, per sfogarsi. Se non dà uscita a questa tensione, potrebbero esserci complicazioni: infiammazioni, traumi psicologici.' Elena arrossì, ma obbedì. Acquistò online una bambola da adulto, con buchi modellati per figa e culo, e la nascose in camera di Tommy.
Marco, scoprendo la bambola, esplose. 'Che cazzo è questa porcheria? Una bambola pornografica in casa mia? Non se ne parla! Buttatela via!'

Elena cercò di ragionare: 'È per il suo bene, Marco. Il dottore ha detto...' Ma lui la interruppe, furioso. 'Perversioni del cavolo! Non voglio questa merda sotto il mio tetto.' Nacquero le prime liti feroci. Marco iniziò a fare tardi la sera, tornando ubriaco o non tornando affatto. La casa si riempì di silenzi tesi, e lui divenne sempre più assente.
Un pomeriggio afoso, Elena sentì gemiti dalla camera di Tommy. Preoccupata, bussò e aprì la porta. Tommy era inginocchiato dietro la bambola gonfiabile, il suo cazzo enorme – lungo almeno venti centimetri, venoso e pulsante – affondato nel buco del culo sintetico. Spingeva con forza, sudando, ma non riusciva a venire. Le sue palle, gonfie e pesanti, dondolavano inutilmente.
'Mio Dio', mormorò Elena, gli occhi fissi su quel l'organo mostruoso. 'Hai un cazzo enorme... tre volte quello di tuo padre. Tu sei solo un bambino...' Tommy si voltò, rosso in viso, ma non smise di muoversi. Elena si avvicinò, ipnotizzata. Allungò una mano tremante e lo toccò. La pelle era bollente, dura come il legno sotto la sua palma. 'Amore, è così rigido...'
Mammina, mi fanno male le palle', piagnucolò Tommy. 'Sono piene di sperma, gonfie da scoppiare. Non ce la faccio più.' Elena esitò, il cuore che le martellava. Chiamò il dottor Rossi, ma lui rise al telefono. 'Signora, è un'emergenza familiare. La gestisca come può.' Disperata, Elena si morse il labbro. 'Se non ti fa schifo, amore... puoi usare il mio culo. Solo per sfogarti, va bene?'
Tommy annuì, gli occhi bassi. 'Sì, mammina. Ma chiudi gli occhi, non voglio che mi guardi.' Elena, tremando, si bendò con una sciarpa. Si mise a quattro zampe sul letto, tirandosi su la gonna. Sentì una mano piccola ma decisa che le abbassava le mutandine, esponendo il suo culo rotondo e la figa già umida per l'eccitazione proibita. Tommy non resistette: il suo cazzo, lubrificato dal sudore, scivolò per errore nella figa di lei, affondando fino in fondo in un colpo solo.
Elena gridò, un misto di shock e piacere. 'No, amore, era il culo!' Ma Tommy, accecato dal desiderio, iniziò a pompare. La spinse in posizione pecorina vera e propria, afferrandole i fianchi. Il suo cazzo mostruoso la riempiva completamente, stirando le pareti della figa con ogni affondo. Elena perse la testa: il bendaggio la rendeva cieca al peccato, ma il corpo tradiva. Gemette mentre lui la scopava con ritmo selvaggio, le palle che sbattevano contro il suo clitoride. Dopo minuti eterni, Tommy esplose: schizzi caldi di sborra inondarono la figa materna, traboccando e colando sulle lenzuola.
Da quel giorno, la 'terapia' divenne routine. La mattina, Tommy inculava Elena: lei si lubrificava bene, si apriva il culo con le dita, e lui entrava piano, poi sempre più forte, fino a farla urlare di dolore misto a godimento. Le sessioni duravano fino a due ore, con lui che le leccava il collo sudato mentre la riempiva di sborra anale. Il pomeriggio, era la figa: Elena lo cavalcava, sentendo quel cazzo pulsare dentro di lei, o si lasciava prendere da dietro, le tette che rimbalzavano a ogni spinta. 'Brava mammina, così... svuota le mie palle', grugniva Tommy, e lei obbediva, il corpo ormai dipendente da quelle scopate intense.
Dopo settimane, Elena si accorse di essere incinta. Il test era positivo, e lei sapeva benissimo da chi. Marco era ignaro di tutto: le liti lo avevano allontanato, e quando tornava, Elena lo scopava malvolentieri, solo in figa, per non destare sospetti. 'Sbrigati, Marco', gli diceva, abituata ormai ai ritmi feroci del figlio, al suo cazzo che la dilatava e la faceva venire ripetutamente. Con il marito, era noioso, meccanico, un dovere.
Quando Elena fu ricoverata per il parto – fingendo che fosse di Marco – Tommy rimase solo con il padre. La verità emerse in quei giorni: Tommy non era loro figlio biologico. L'avevano trovato neonato nell'immondizia, abbandonato in un sacco della spazzatura durante una passeggiata anni prima. Marco, in preda a una crisi di mezza età, crollò. Iniziò a bere pesantemente, scotch su scotch, seduto sul divano con lo sguardo perso. 'La vita è una merda', borbottava, mentre Tommy lo osservava con occhi astuti.
Una notte, con Marco sbronzo e addormentato, Tommy decise di svuotarsi. Il padre russava, i pantaloni slacciati per il caldo. Tommy gli tirò giù i boxer, esponendo il culo peloso. Lubrificò il suo cazzo enorme con la saliva e spinse dentro, affondando piano per non svegliarlo. Marco gemette nel sonno, ma non si mosse. Tommy iniziò a scoparlo con forza, le mani sul ventre flaccido del padre, pompando fino a eiaculare profondo nel suo intestino. 'Prendilo tutto, papà', sussurrò, svuotando le palle gonfie.
La mattina dopo, Marco si svegliò con un mal di testa lancinante. Annusò l'aria, poi si chinò verso Tommy che dormiva accanto. Il cazzo del ragazzo, ancora semi-eretto, sporgeva dalle coperte. Marco lo avvicinò al naso, in un impulso strano, e inspirò. Puzzava di merda, di terra proibita. Un presentimento lo trafisse: qualcosa di oscuro era accaduto, qualcosa che legava il suo corpo a quello del 'figlio' trovato nella spazzatura. Ma scosse la testa, attribuendolo alla sbornia, ignaro che la notte aveva aperto una voragine di segreti nella loro casa.
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