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Lui & Lei

Il giorno del mio matrimonio


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
08.03.2026    |    1.850    |    0 8.0
"'Cazzo, quanto mi manchi', ho mormorato tra me, immaginando di scoparla di nuovo, lì all'aperto, con il mondo come testimone..."
Mentre il prete intonava l'inno finale e gli invitati si alzavano in piedi per applaudire, io restavo seduto lì, il cuore che batteva forte non per l'emozione del momento, ma per il turbine di ricordi che mi assaliva come una tempesta. La sposa, mia moglie da lì a pochi minuti, mi guardava con occhi lucidi, la mano posata delicatamente sul suo ventre gonfio, simbolo di quella notte impulsiva nel parcheggio del bar. Ma io? Io non potevo fare a meno di pensare a lei, la mia ex, quella ragazza che aveva trasformato ogni scopata in un'avventura rischiosa, un gioco di eccitazione dove il pericolo di essere scoperti era il vero afrodisiaco. Il mio cazzo, traditore come sempre, si induriva sotto il completo elegante, premendo contro il tessuto dei pantaloni mentre rivivevo ogni dettaglio di quella sera sulla spiaggia vicino a Oristano.

Era stata un'idea sua, naturalmente. 'Andiamo dove l'aria è salata e i corpi si fondono con il buio', mi aveva detto al telefono, la voce già carica di quella malizia che mi faceva venire i brividi. Siamo arrivati lì al tramonto, il cielo che si tingeva di arancione sul mare calmo, e già si sentiva l'atmosfera: respiri affannati, sussurri rotti, il suono ritmico di carne contro carne che proveniva dalle dune lontane. Oristano non era lontana, ma quel tratto di costa era noto tra chi cercava privacy per i propri vizi – coppie che si nascondevano tra le rocce o si stendevano sulla sabbia fine, lasciando che la notte li avvolgesse nei loro piaceri proibiti. Lei aveva parcheggiato la macchina un po' discosta, poi mi aveva preso per mano, guidandomi verso la spiaggia con un sorriso complice. Indossava un abitino estivo leggero, senza reggiseno né mutandine, e io lo sapevo perché il tessuto si tendeva sui suoi capezzoli eretti ogni volta che una brezza marina la sfiorava.

Ci siamo fermati in una piccola insenatura, protetta da cespugli bassi, ma non troppo nascosti – era quello il punto: il rischio. 'Senti?', ha sussurrato lei, premendo il corpo contro il mio. 'Ascolta quei gemiti. Stanno scopando proprio lì, a pochi passi.' E aveva ragione: dal buio proveniva un ansito femminile, acuto e ritmico, mescolato al grugnito di un uomo che la penetrava con forza. Il mio cazzo si è irrigidito all'istante, e lei lo ha sentito, la sua mano che scivolava giù per stringerlo attraverso i jeans. 'Ti eccita, vero? Sapere che potrebbero vederci.' Ha slacciato la mia zip con dita esperte, tirando fuori l'asta pulsante, e ha iniziato a masturbarlo piano, il pollice che sfregava la cappella già umida di pre-eiaculazione.

Non ho resistito a lungo. L'ho spinta giù sulla sabbia, che era ancora calda dal sole del giorno, e le ho sollevato l'abito fino alla vita, esponendo la sua figa rasata e già gonfia di desiderio. L'ho leccata avidamente, la lingua che affondava tra le grandi labbra, assaporando il suo sapore salato misto all'odore del mare. Lei si inarcava, le mani che afferravano i miei capelli, spingendomi più in profondità mentre gemeva piano: 'Sì, leccami tutta, fammi bagnare per te.' La sua clitoride era un bottone duro sotto la mia lingua, e lo succhiavo con foga, sentendola tremare mentre i suoi umori mi colavano sul mento. Intorno a noi, i suoni si intensificavano: una donna che urlava il suo orgasmo, l'uomo che la seguiva con un ringhio basso. Lei adorava quello – l'idea di unirsi al coro, di far sapere a tutti che anche lei stava per venire.

'Prendimi in bocca ora', ha ordinato ed io, alzandomi in piedi, e lei si è messa in ginocchio sulla sabbia, la bocca aperta e pronta. Ha ingoiato il mio cazzo in un solo movimento, la gola che si contraeva intorno all'asta mentre succhiava con avidità, la saliva che le colava agli angoli delle labbra. Io le tenevo la testa, spingendo i fianchi avanti e indietro, scopandole la bocca come se fosse la sua figa. 'Brava troia, succhialo tutto', le ho detto, e lei ha mugolato di piacere, gli occhi che mi guardavano dal basso con lussuria pura. Sentivo i gemiti vicini – forse una coppia che ci aveva notati, i loro respiri che si acceleravano in sincronia con i miei colpi. Questo mi ha portato al limite: ho esploso nella sua bocca, fiotti di sborra calda che le riempivano la gola, e lei ha ingoiato ogni goccia, leccando l'asta per ripulirla prima di alzarsi.

Mi ha baciato subito, la lingua che portava con sé il mio sapore acre, misto al retrogusto della sua eccitazione ancora sulle mie labbra. Quel bacio era elettrico, mi ha fatto gonfiare di nuovo il cazzo in pochi secondi. 'Non è finita', ha sussurrato lei, girandosi e appoggiando le mani sulle ginocchia, offrendomi il suo culo sodo. L'ho penetrata da dietro senza preavviso, il cazzo che scivolava nella sua figa fradicia con un suono bagnato. Lei ha gridato di piacere, spingendo indietro per prendermi tutto, e io ho iniziato a sbatterla forte, le mani che le strizzavano i fianchi mentre le palle sbattevano contro il suo clitoride. 'Fottimi più duro, fammi sentire che mi possiedi!', ha ansimato, e io ho obbedito, affondando fino alle palle ogni volta, sentendo le pareti della sua figa contrarsi intorno a me.

I suoni intorno erano un sottofondo perfetto: un'altra coppia che scopava lì vicino, la donna che implorava 'Più profondo!', l'uomo che grugniva mentre la sfondava. Lei si voltava a guardare, eccitata dall'idea che potessero vederci – i nostri corpi illuminati dalla luna, sudati e uniti in quel ritmo animalesco. Io le ho schiaffeggiato il culo, lasciando segni rossi sulla pelle chiara, e lei ha risposto con un gemito più forte, la figa che si stringeva in spasmi pre-orgasmici. 'Vieni dentro di me, riempimi!', ha supplicato, e io non ho potuto resistere: ho pompato sborra calda nelle sue profondità, sentendola venire con me, il corpo che tremava mentre spruzzava umori sulla sabbia.

Ma quella non era stata l'unica volta. Settimane prima, nel parcheggio del ristorante, era successo qualcosa di simile, ma più impulsivo. Eravamo usciti da una cena con amici, un po' brilli di vino, e lei aveva insistito per 'un po' d'aria fresca'. Invece di camminare, mi aveva spinto contro la sua macchina, la gonna già alzata, le mutandine abbassate alle caviglie. 'Scopami qui, dove le auto passano', ha detto, gli occhi che brillavano sotto i lampioni. Io le ho obbedito, tirando giù i pantaloni quel tanto che bastava per ficcarle il cazzo dentro, la figa che lo accoglieva calda e pronta. Auto sfrecciavano vicine, fari che illuminavano i nostri corpi per un istante – forse un guidatore aveva visto la scena, la sua mano sul volante che esitava. Lei ansimava forte, aggrappata al cofano, mentre io la pompavo con colpi rapidi, il metallo freddo sotto di lei che contrastava con il calore tra le sue gambe.

'Non fermarti, fammi venire!', ha gemito, e io ho accelerato, una mano sul suo clitoride che lo sfregava veloce. È esplosa per prima, la figa che pulsava intorno al mio cazzo, e questo mi ha fatto schizzare dentro di lei, sborra che colava lungo le sue cosce mentre un'auto si fermava al semaforo vicino, il conducente che forse ci fissava. Non lo sapremo mai, ma l'idea ci ha eccitati da morire. Quella notte se l''avessi fecondata,ora ci sarebbe lei sull altare , – il mio seme che attecchiva in lei, mi eccitava ,a non accadde mai . La mia futura moglie invece l' avevo messa in cinta sul sedile di una fiat punto, era solo un'amica prima di essere scopata in un parcheggio e diventare la madre di mio figlio, la magia del cazzo......

Tornando al presente, la cerimonia si concludeva con il nostro primo bacio da sposini. Le labbra della sposa erano morbide, dolci, ma nella mia mente ero ancora sulla spiaggia, con il sapore della sborra e della figa sulla lingua. Il ricevimento sarebbe stato lungo, con balli e brindisi, ma io già fantasticavo su come sgattaiolare via, magari per una sveltina nel bagno della chiesa, o per rivivere quei ricordi da solo, masturbandomi furiosamente al pensiero di lei. Il matrimonio poteva essere un errore, ma gli impulsi sessuali? Quelli erano la mia vera guida. E mentre gli invitati ci circondavano, io sentivo solo il richiamo del cazzo, pronto a dettare le regole anche in questa nuova vita.

La festa imperversava nel giardino della villa, luci appese tra gli alberi e tavoli carichi di cibo. La sposa danzava con suo padre, il ventre che la rendeva goffa ma radiosa, e io mi ero allontanato per un momento, fingendo di dover rispondere a una chiamata. Invece, mi sono rifugiato in un angolo buio del parco, la mano che scivolava nei pantaloni per stringere il cazzo ancora semi-eretto. Pensavo a lei,la mia ex , alla spiaggia, a come mi aveva succhiato fino in fondo, ingoiando tutto. Il ricordo mi ha fatto indurire completamente, e ho iniziato a segarmi piano, il pollice che sfregava la cappella sensibile. 'Cazzo, quanto mi manchi', ho mormorato tra me, immaginando di scoparla di nuovo, lì all'aperto, con il mondo come testimone.

Ma un rumore mi ha interrotto: passi sul vialetto. Era una damigella, una delle amiche della sposa, con un vestito attillato che le fasciava le curve. Mi ha visto, gli occhi che si spalancavano prima sulla mia mano, poi sul rigonfiamento nei pantaloni. Invece di urlare, ha sorriso – un sorriso malizioso, complice. 'Problemi al matrimonio?', ha chiesto piano, avvicinandosi. Io non ho risposto con parole: l'ho afferrata per la vita, spingendola contro l'albero, e le ho baciato il collo, la mano che saliva sotto la gonna per trovare la sua figa già umida attraverso le mutandine. 'Solo impulsi', ho grugnito, e lei ha sospirato, aprendo le gambe per me.

Le ho strappato le mutandine di lato, infilando due dita dentro di lei, sentendola bagnata e calda. 'Scopami', ha sussurrato, e io ho obbedito, slacciando i pantaloni per ficcarle il cazzo dentro con un colpo secco. Era stretta, diversa da lei, ma il rischio – la festa a pochi metri, le risate che echeggiavano – mi ha fatto pompare forte, le sue unghie che mi graffiavano la schiena attraverso la camicia. 'Sì, fottimi come una puttana', ha gemito piano, mordendosi il labbro per non urlare. Io le tappavo la bocca con una mano, l'altra che le strizzava una tetta, il capezzolo duro sotto il tessuto. La penetravo ritmicamente, sentendo il suo corpo contrarsi, e quando è venuta, ha stretto il cazzo così forte da farmi esplodere dentro di lei, sborra che la riempiva mentre tremava contro l'albero.

Ci siamo ricomposti in fretta, lei con un bacio veloce e un 'Non dirlo a nessuno', e io sono tornato alla festa, il cazzo ancora gocciolante nei pantaloni. La sposa mi ha preso per mano, ignara, e abbiamo ballato insieme. Ma nella mia testa, il matrimonio era solo l'inizio di altre avventure – impulsi da assecondare, corpi da conquistare, notti da rivivere. Il cazzo aveva vinto di nuovo, e io ero pronto a seguirlo ovunque.
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