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Le puttane di campagna I ep


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
11.03.2026    |    1.121    |    0 8.0
"Max singhiozzava e implorava, 'Basta, vi prego', ma loro ridevano, 'Chiudi il becco, frocio, o ti piscio in bocca'..."
La verità è che abbiamo una parte di noi che è fatta di sesso, di emozioni, i soldi non c'entrano, detto questo per essere felici basta essere in salute. Così mi disse Carla, quella troia trans che faceva i tarocchi, era un gran pezzo di figa, anche se aveva il cazzone da stallone. Io ci andavo una volta la settimana, a farmi predire il futuro da quella puttana con le tette finte e il pisello che le penzolava nei pantaloni stretti. Una volta mi disse che mia moglie mi tradisce, non potevo crederci, era sempre malconcia, trascurata, boh, una cagna spelacchiata che non si depilava nemmeno la figa. Ma Carla insisteva, 'Quella stronza ti incula alle spalle, idiota', e io, cornuto patentato, decisi di verificare. Mi feci aiutare dal mio amico Max, quel coglione con i muscoli da palestrato ma il cervello di un pollo, e la seguiamo alle 17:00. Prese la macchina e si inoltra nella campagna inoltrata, noi appresso come due segugi da quattro soldi. Poi entra in un ovile e noi dietro, fottuti e curiosi. Arrivati in una curva, un uomo ci blocca la strada con un fucile in mano, un bastardo con la faccia da toro e le mani sporche di terra. 'Questa è proprietà privata, scendete dalla macchina, voi due merde sapete dove siete entrati? No! Meglio, disse, così non devo farvi la festa e spararvi come cani randagi'. Allontanati dalla macchina, ci introdusse in una stalla puzzolente di merda e fieno, ci fece mettere nudi come vermi, 'Spogliatevi, froci del cazzo, o vi apro in due'. Chiamò un ragazzo, un pivello con l'aria da teppista, che ci mise il collare intorno al collo come a due porci da macello e ci legò alla mangiatoia come animali, era una posizione a 90 gradi, il culo in alto e la faccia contro il legno marcio, un mezzo sospetto lo avevo però, non in quel modo schifoso. Una volta preso l'olio di oliva, quella merda viscida da cucina, ne fece scivolare un po' tra le chiappe mie e di Max, 'Guardate questi buchi da puttane, pronti per essere sfondati'. 'Prima io', disse quel porco armato, mi ha inculato senza pietà, il suo cazzo grosso e venoso che mi dilaniava il culo stretto, spingendo dentro e fuori come un martello pneumatico, grugnendo 'Prendilo tutto, frocio schifoso, sei solo un buco da usare'. Scaricò il suo carico di sperma caldo e appiccicoso dentro di me, facendomi sentire il glande pulsare mentre mi riempiva fino a traboccare, poi è uscito a chiamare gli altri operai, erano cinque, tutti robusti e sudati dal lavoro nei campi, con i muscoli tesi, le facce da bruti e gli occhi pieni di lussuria mentre ci guardavano nudi e legati, le nostre palle penzolanti come sacchi vuoti e i culi esposti come offerte da bordello di campagna, 'Guardate questi due coglioni, pensavano di fare i detective, ora gli spacchiamo il culo'.

L'uomo armato, che si chiamava Rocco, quel figlio di puttana con il ghigno da lupo, tornò con il suo cazzo ancora semi-eretto che gocciolava residui del suo sperma dal mio buco dilatato e dolorante, colando lungo le mie cosce tremanti. 'Guardate questi due stronzi inutili', ringhiò agli operai, 'hanno ficcato il naso dove non dovevano, come due topi di fogna. Ora li usiamo come si deve, li transformeremo in troie da stalla'. Max tremava accanto a me, il suo corpo atletico contratto come una corda tesa, il suo cazzo flaccido che sfiorava il pavimento polveroso e lurido della stalla, mentre io sentivo l'olio misto al seme di quel bastardo colarmi lungo le gambe, bruciandomi la pelle. Uno degli operai, un tipo con la barba folta e nera come un maiale, le mani callose piene di terra e sudore, si avvicinò per primo a Max. Senza dire una parola, gli afferrò i fianchi magri con violenza, 'Tieni fermo, puttanella', e sputò un grumo di saliva sul suo buco stretto e vergine, poi spinse il suo cazzo spesso e curvo dentro di lui con un colpo secco e brutale, facendolo urlare come una femminuccia. Max urlò, il suo corpo che si inarcava contro la mangiatoia di legno scheggiato, ma il collare lo teneva fermo come un cane al guinzaglio, le corde che gli mordevano la pelle fino a farla sanguinare. L'operaio lo scopava con ritmo selvaggio e animalesco, le palle pelose che sbattevano contro quelle di Max con schiocchi umidi, grugnendo come un toro in calore mentre lo riempiva di spinte profonde e impietose, dilatandogli il culo fino a far sgorgare l'olio in rivoli misti a sangue, 'Senti come ti apro, frocio da città, il tuo culo è mio ora, cazzo'.

Io non ebbi tempo di riprendere fiato, il mio buco ancora pulsante dal primo assalto. Un altro operaio, più giovane e con un piercing al sopracciglio che lo faceva sembrare un punk da quattro soldi, mi si parò davanti, il suo cazzo già duro e venoso come una radice nodosa che mi sfregava contro la guancia sudata, lasciando una scia di pre-eiaculato salato. 'Apri la bocca, puttana da marciapiede', ordinò con voce rauca, e quando obbedii con le labbra tremanti, me lo ficcò in gola fino a soffocarmi, spingendo fino a toccarmi le tonsille. Tossivo e gagavo, le lacrime che mi rigavano il viso polveroso, mentre lui mi teneva la testa per i capelli unti e pompava dentro e fuori con furia, il glande gonfio che mi urtava il palato e mi faceva venire i conati, 'Succhia meglio, troia, o ti sfondo la faccia'. Dietro di me, Rocco aveva chiamato un terzo uomo, un colosso con la pancia da birra ma un cazzo da mulo, che mi versò altro olio sul culo esposto e poi mi penetrò senza preavviso, il suo membro spesso e irregolare che mi stirava le pareti interne fino al limite, facendomi gemere e mugolare intorno al cazzo in bocca come una vacca in calore. Ero sandwiched tra loro due bastardi, il corpo che dondolava al ritmo delle loro spinte sincronizzate, il sudore che colava dai nostri corpi nudi mescolandosi alla polvere, all'odore di fieno marcio, merda di animali e piscio stantio della stalla, 'Muoviti, cagna, fai lavorare quel culo da frocio'.

Gli altri tre operai non stavano con le mani in mano, quegli schifosi. Uno si masturbava guardando la scena con occhi da depravato, il suo cazzo gocciolante e rosso in mano, segandolo con movimenti frenetici, 'Presto tocca a me sfondare questi buchi da puttane'. Un altro si chinò sotto di noi, afferrando i nostri cazzi flaccidi e traditori con le sue mani ruvide, cominciando a segarli con movimenti rudi e possessivi, le sue dita unte di olio che ci strizzavano le palle fino a farci urlare di dolore, 'Guardate come si eccitano questi porci schifosi, i cazzi si induriscono mentre li inculiamo, veri froci nati'. Io sentivo il mio membro pulsare controvoglia mentre venivo scopato da entrambi i lati, il piacere forzato e umiliante che si mescolava al dolore lancinante del mio culo violato e strappato, le pareti interne che bruciavano a ogni spinta. Max, dall'altra parte, stava subendo lo stesso tormento: l'operaio lo inculava senza pietà, tirandogli i capezzoli duri fino a farli arrossare e gonfiare, pizzicandoli come se volesse strapparli, mentre un altro gli ficcava le dita sporche in bocca per zittirlo, 'Chiudi quella fogna, puttana, o ti riempio la gola di piscio'. Max gorgogliava, le lacrime che gli colavano sul viso, ma il suo cazzo era duro ora, tradito dal corpo che reagiva alle stimolazioni incessanti e brutali.

Rocco orchestrava tutto come un re del cazzo, girando intorno a noi come un lupo alfa affamato, schiaffeggiandoci il culo ogni tanto per farcelo bruciare di più. 'Mia moglie? Quella troia cornuta viene qui ogni pomeriggio per farsi sbattere da noi come una cagna in calore', mi disse all'orecchio mentre mi passava una mano sul petto sudato, pizzicandomi i capezzoli fino a farmeli sanguinare, 'E ora voi due sarete i nostri giocattoli da sfogare, froci del cazzo, non uscite da qui finché non vi avremo prosciugati come limoni spremuti'. Uno degli operai venne per primo dentro Max, riempiendolo di sperma caldo e denso che colò fuori dal suo buco rosso, gonfio e distrutto, gocciolando sul pavimento come latte avariato, e subito un altro prese il suo posto, quel porco con i tatuaggi sulle braccia, spingendo il suo cazzo dentro quel canale lubrificato e usato, mescolando il suo seme a quello precedente, 'Senti come sei bagnato ora, puttanella, un vero buco da gangbang'. Max singhiozzava e implorava, 'Basta, vi prego', ma loro ridevano, 'Chiudi il becco, frocio, o ti piscio in bocca'.

Passarono ore, o almeno così parve in quel inferno di dolore e umiliazione, con turni infiniti e crudeli. Mi fecero girare come un manichino rotto, mi legarono in posizioni diverse contro la mangiatoia, a volte faccia a terra con il culo in alto e le ginocchia nel fango, esponendomi completamente, altre volte costretti a leccare i cazzi degli operai prima che ci inculassero di nuovo, 'Lecca bene, troia, pulisci il mio cazzo dal sudore dei campi'. Uno mi pisciò addosso dopo avermi scopato senza sosta, il getto caldo e acido che mi bagnava il viso, i capelli e il petto, colandomi in bocca mentre tossivo, 'Bevi, cagna da fogna, questo è il tuo aperitivo'. Ridevano tutti, chiamandomi 'cagna da fattoria schifosa' e 'buco da scarico pubblico'. Max fu costretto a succhiare il cazzo di Rocco mentre veniva preso da dietro da due uomini contemporaneamente, uno nel culo che lo pompava come un pistone e l'altro che gli strofinava il membro peloso contro le palle tese, strizzandogliele fino a fargli vedere le stelle, 'Senti doppio, frocio, due cazzi per la tua misera vita'. Il dolore si trasformò in un torpore eccitato e malato, i nostri corpi coperti di strati di sperma secco e fresco, sudore salato, olio appiccicoso e piscio puzzolente, i buchi dilatati e pulsanti come ferite aperte, le palle doloranti da quante volte erano state schiaffeggiate e strizzate.

Non contenti, ci slegarono per un momento solo per ribindarci in modo più umiliante: ci misero in ginocchio uno di fronte all'altro, con i collari legati insieme, e ci ordinarono di succhiarci a vicenda mentre loro ci inculavano da dietro, 'Fate i bravi froci, leccatevi i cazzi come due puttane lesbiche'. Io sentivo il sapore salato del cazzo di Max in bocca, forzato a ingoiare mentre un operaio mi sfondava il culo, e lui faceva lo stesso con me, gemendo intorno alla mia asta. Rocco ci filmava con il telefono, ridendo, 'Questo video vi rovinerà, stronzi, lo manderò a tutti i vostri amici'. Poi ci legarono appesi a una trave, i piedi che dondolavano a mezz'aria, e ci presero a turno, alternando tra bocca e culo, sputandoci in faccia e insultandoci senza sosta: 'Siete peggio di prostitute da strada, froci da campagna', 'Il vostro culo è più largo di una stalla ora', 'Venite, puttane, fate vedere quanto vi piace'. Uno dopo l'altro, ci riempirono di nuovo, il seme che ci colava dalle labbra e dal culo in fiotti interminabili, mescolandosi al nostro sudore.

Alla fine, esausti, rotti e coperti di umiliazioni, ci lasciarono lì legati alla mangiatoia originale, con il seme che ci colava da ogni orifizio, i corpi tremanti e i muscoli in fiamme. Rocco si abbottonò i pantaloni luridi e disse con un ghigno: 'Domani tornate, voi due merde, o vi sparo come conigli. E dì a tua moglie, quella troia traditrice, che la aspettiamo per un altro giro'. Mentre se ne andavano ridendo e lasciando la stalla buia, sentii Max gemere piano accanto a me, il suo corpo tremante e spezzato, e mi chiesi se Carla, quella strega trans, avesse visto tutto questo nei tarocchi, ridendo di me, cornuto e inculato. La campagna era silenziosa ora, il buio pesto, ma il nostro incubo era appena iniziato, e i nostri buchi pulsavano ancora al ricordo di quelle spinte brutali.
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