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Gay & Bisex

Vinicio parte III


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
20.04.2026    |    2.054    |    6 9.2
"Posizionò la cappella gonfia contro l'ano stretto e spinse senza preavviso, forzando l'ingresso con un colpo potente che dilatò il muscolo vergine..."
Vinicio non poteva più farne a meno: aveva bisogno di almeno un culo al giorno, altrimenti il suo corpo si ribellava con un dolore sordo che lo consumava. Il cazzo si era ingrossato negli ultimi mesi, trasformandosi in una verga bellissima, spessa come un polso e lunga quasi venti centimetri, con vene gonfie che pulsavano come corde tese. Quando si gonfiava, Vinicio sapeva che doveva obbedire al suo istinto maschile, una forza primordiale che lo spingeva a sfogarsi senza rimorsi. Enrick, il ragazzo dell'Erasmus, non aveva retto: dopo essere stato riempito di sborra svariate volte, inculato in ogni angolo della casa fino a sanguinare, aveva lasciato l'università e si era rifugiato in Svezia, il culo distrutto e la mente traumatizzata.

A casa, la mula – sua moglie – era l'unica ancora disponibile, ma il suo buco era largo come una figa, dilatato da mesi di abusi. Eppure, Vinicio la usava lo stesso. Una mattina, la afferrò per i capelli mentre era chinata a pulire il pavimento, le strappò la gonna e le spinse la verga enorme contro l'ano floscio. 'stringilo, puttana,' ringhiò, frustandola sul culo con una cintura di pelle che teneva appesa alla porta. Lei obbedì, stringendo i muscoli deboli, e Vinicio entrò con una spinta secca, affondando fino alle palle. La frustò di nuovo, il cuoio che schioccava sulla pelle arrossata, facendola contrarre di più intorno al suo cazzo. 'Più forte, troia!' La inculò con colpi violenti, estraendo e spingendo per minuti interi, mentre lei gemeva e si contraeva obbediente, il dolore che la faceva tremare. Dopo venti minuti, esplose dentro di lei, inondando il culo largo con sborra densa che colava fuori immediatamente. La mula crollò a terra, ansimante, ma Vinicio era già altrove con la mente, in cerca di prede più strette.

Quella sera, l'istinto lo portò in discoteca, un posto affollato di culi giovani che ondeggiavano al ritmo della musica. Vinicio era completamente fuori luogo lì: un vecchietto di sessantacinque anni con la camicia stropicciata e i pantaloni larghi, seduto al bancone del bar a sorseggiare una birra. I corpi sudati e le gonne corte lo eccitavano, ma era troppo vecchio per mescolarsi alla folla. Fu allora che una donna di mezza età gli si avvicinò, truccata pesantemente con labbra rosse e un vestito attillato che metteva in mostra le curve mature. 'Sei qui per tua nipote?' chiese lei, con un sorriso complice, pensando che fosse un nonno in visita.

'Sì,' rispose Vinicio, la voce calma, ma sentì il cazzo iniziare a gonfiarsi nei pantaloni, premendo contro la stoffa. La verga si indurì rapidamente, pulsando con urgenza. 'Andiamo fuori a parlare,' propose, alzandosi e guidandola verso l'uscita sul retro. Lei lo seguì, ignara, fino a un vicolo buio dietro un furgone parcheggiato. Vinicio non perse tempo: la spinse contro il metallo freddo, le alzò la gonna e le strappò le mutande con un gesto secco, tenendole in tasca come trofeo. 'Che fai?' protestò lei, ma lui la ignorò, posizionando la cappella grossa contro il suo ano. Spinse con forza, sfondando il muscolo stretto senza lubrificante, facendola urlare nel buio. La inculò rudemente, le mani sui fianchi, affondando e ritirandosi in un ritmo brutale. Lei si dimenò all'inizio, ma presto i gemiti si trasformarono in suppliche, il corpo che cedeva al piacere forzato. Dopo quindici minuti di spinte violente, Vinicio venne, riempiendole il culo di sborra calda che gocciolava sulle cosce. Si ritirò, lasciando il buco rosso e aperto, e la donna rientrò nel locale barcollando, senza mutande e col culo rotto, fingendo che nulla fosse successo mentre ballava con le amiche.

Vinicio non era soddisfatto; il suo cazzo pulsava ancora, affamato. Mentre tornava alla macchina, un ragazzo di diciotto anni, magro e con i capelli scompigliati, gli si avvicinò timidamente. Aveva gli occhi lucidi e l'alito che puzzava di vodka e birra – era stato al locale tutta la sera, ingurgitando drink su drink per farsi coraggio con le ragazze, e ora barcollava un po', il corpo appesantito dall'alcol. 'Mi dai un passaggio? Abito qui vicino,' chiese, gli occhi innocenti ma annebbiati. Vinicio annuì, il cazzo che iniziava a pulsare di nuovo alla vista di quel culo giovane nei jeans stretti. Lo fece salire e guidò fino a una piazzola di sosta deserta lungo la strada buia, un posto isolato con solo il rumore dei grilli e il vento tra gli alberi.

'Scendo un attimo a fare pipì,' borbottò il ragazzo, uscendo dall'auto con passo incerto, l'alcol che gli rendeva le gambe molli. Si appoggiò a un albero, si slacciò la cintura e si abbassò i pantaloni fino alle ginocchia, esponendo il culo pallido e l'ano vergine, le mutande bianche che calavano con i jeans. L'aria fresca della notte gli fece venire un brivido, ma non sentì Vinicio scendere piano dietro di lui, la verga già dura e pronta nei pantaloni.

Vinicio lo afferrò di sorpresa per la vita, spingendolo in avanti contro il tronco ruvido. Il ragazzo sobbalzò, 'Ehi, che cazzo fai, vecchio!' gridò, cercando di girarsi, ma l'alcol lo rese lento, goffo. Vinicio non disse una parola: con una mano gli tappò la bocca, con l'altra gli afferrò le mutande dal davanti e le strappò con violenza, il tessuto che si lacerava con un suono secco, lasciando il ragazzo completamente esposto, il cazzo piccolo e flaccido che dondolava. Le mutande strappate finirono in tasca accanto a quelle della donna, un altro trofeo per la collezione. Il giovane si dimenò, scalciando debolmente, ma Vinicio era più forte, premuto contro di lui, la verga enorme che sfregava contro le natiche sode.

Posizionò la cappella gonfia contro l'ano stretto e spinse senza preavviso, forzando l'ingresso con un colpo potente che dilatò il muscolo vergine. Il ragazzo urlò nella mano di Vinicio, il corpo che si irrigidiva per il dolore lancinante, come se lo stessero squarciando. 'No, ti prego, fa male!' mugolò, le lacrime che gli rigavano il viso, ma Vinicio ignorò tutto, affondando centimetro dopo centimetro, la verga che entrava nel culo caldo e resistente. Una volta dentro fino in fondo, iniziò a pompare, colpi lenti e profondi all'inizio, estraendo quasi del tutto per poi spingere di nuovo, il suono bagnato della carne che invadeva la carne echeggiando nella piazzola.

Il ragazzo piangeva, il corpo tremante, l'alcol che amplificava ogni sensazione, rendendolo stordito e incapace di resistere davvero. Vinicio accelerò, le mani che stringevano i fianchi magri, lasciando lividi rossi sulla pelle. 'Prendilo tutto, coglione,' grugnì, martellando senza sosta, la verga che sfregava contro le pareti interne, dilatandole a ogni affondo. Dieci minuti passarono così, il ragazzo che gemeva tra il dolore e un piacere confuso che cominciava a tradursi in erezione involontaria, il suo cazzo che si induriva contro l'albero. Vinicio lo sentì e rise piano, spingendo più forte, facendolo sbattere la faccia contro la corteccia.

Venti minuti: il culo del ragazzo era ormai un tunnel rosso e gonfio, lubrificato solo dal sudore e dal sangue leggero che colava. Lui ansimava, esausto, l'alcol che gli girava la testa, le forze che lo abbandonavano mentre Vinicio lo inculava senza pietà, i colpi che diventavano più rapidi, più violenti. Il giovane venne per primo, senza toccarsi, sborra che schizzava sull'erba in getti deboli, il corpo scosso da spasmi mentre urlava di un misto di agonia e rilascio. Ma Vinicio non si fermò; continuò per altri dieci minuti, la verga che pulsava dentro di lui, prolungando l'agonia fino a quando il ragazzo non era più un ammasso sfinito, le gambe che cedevano, il respiro corto e irregolare, completamente prosciugato dall'alcol e dal martellamento incessante.

Solo allora Vinicio esplose, riversando fiotti caldi di sborra nel culo devastato, tanto da farla traboccare e colare lungo le cosce tremanti. Si ritirò piano, ammirando il buco spalancato che si contraeva inutilmente, e con un gesto rude girò il ragazzo a pancia in su sull'erba umida. Il giovane lo fissò con occhi vitrei, troppo stanco per protestare, il viso arrossato e bagnato di lacrime. Vinicio si slacciò i pantaloni del tutto, afferrò la verga ancora semidura e la puntò verso la faccia del ragazzo. Un getto potente di piscio caldo schizzò fuori, colpendolo dritto in bocca e sugli occhi, inzuppandogli i capelli e il collo. Il ragazzo tossì, sputando e girando la testa, ma Vinicio mirò con precisione, lavandogli il viso con l'urina acida mentre rideva sommessamente. 'Bevi, puttanello,' ordinò, continuando fino a svuotarsi, lasciando il ragazzo lì, fradicio e umiliato, il corpo esausto che non si muoveva più.

Vinicio si risistemò i pantaloni e ripartì senza una parola, il cielo che schiariva piano all'orizzonte. Tornò a casa all'alba, l'abito sgualcito e l'odore di sesso e piscio addosso. La moglie lo vide entrare, ma non disse nulla. Sapeva che il suo culo era stretto – o almeno, lo era stato prima degli abusi – e che Vinicio ci avrebbe messo poco a sodomizzarla e frustarla a dovere se avesse osato lamentarsi. Si limitò a preparargli il caffè, gli occhi bassi, mentre il cagnolino, quel bastardino terrorizzato, fuggì via guaendo, nascondendosi sotto il letto ogni volta che il 'nuovo' Vinicio – l'uomo trasformato dalla sua ossessione – varcava la soglia. Vinicio sorrise tra sé, il cazzo già che si agitava di nuovo, pronto per il prossimo culo della giornata.
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