orge
Il segreto di Mei
Kimboy74
03.03.2026 |
843 |
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"Idris le ficcò il cazzo in bocca, spingendo piano per abituarla, la cappella che le riempiva la gola, facendola sbavare..."
Mei era una ragazza di ventidue anni, originaria di Shanghai, con pelle liscia come porcellana, occhi a mandorla scuri e profondi, e capelli neri lunghi che le arrivavano alla vita. Cresciuta in una famiglia cattolica devota – un'anomalia in Cina, ma i suoi genitori avevano abbracciato la fede durante un viaggio missionario – Mei era vergine, timorosa del peccato e devota alla purezza. Il suo fidanzato, Luca, un ragazzo italiano tranquillo e studioso, la aspettava a casa con promesse di matrimonio dopo gli studi. Mei era partita per l'Erasmus a Berlino con il cuore pieno di sogni innocenti: imparare il tedesco, immergersi nella cultura europea, e mantenere la sua castità intatta. Alloggiava in un dormitorio studentesco affollato, vicino alla vivace Alexanderplatz, dove l'aria frizzante dell'autunno tedesco portava con sé un senso di libertà che la spaventava e attirava allo stesso tempo.Fu lì che incontrò Jamal, un ragazzo nero di ventiquattro anni, originario del Senegal, atletico e carismatico, con muscoli scolpiti dal calcio e un sorriso che scioglieva le resistenze. Jamal studiava ingegneria e divideva l'appartamento con due amici, anch'essi africani: Kwame dal Ghana e Idris dalla Nigeria, entrambi alti e robusti, con corpi da atleti e un'energia contagiosa. Mei lo notò per primo in una lezione di letteratura comparata: lui sedeva dietro di lei, e il suo profumo speziato la distraeva. 'Sei nuova qui?' le chiese dopo la lezione, con un accento melodioso che la fece arrossire. Iniziarono a chiacchierare nei caffè intorno all'università, Jamal affascinato dalla sua innocenza orientale, Mei incantata dalla sua sicurezza esotica. 'La Bibbia dice di non desiderare la carne,' gli confidò lei una sera, mentre camminavano lungo la Spree, 'ma tu mi fai sentire... viva.'
Il primo bacio arrivò una notte piovosa, nel suo dormitorio vuoto – le coinquiline erano uscite. Jamal la baciò con urgenza, le mani grandi che le accarezzavano la schiena sotto la camicetta, spingendola contro il letto stretto. Mei tremava, il cuore che batteva forte contro il peccato, ma il calore del suo corpo la travolse. 'Fidati di me,' sussurrò lui, slacciandole i pantaloni e infilando la mano tra le sue cosce vergini. Le dita sfiorarono la figa rasata, già umida nonostante la resistenza, e Mei gemette piano, le gambe che si aprivano involontariamente. Jamal si spogliò, rivelando un cazzo enorme, spesso e venoso, eretto e pulsante, la cappella scura che luccicava di pre-eiaculazione. 'È troppo grande,' balbettò lei, ma lui la calmò con baci sul collo, posizionandosi tra le sue gambe.
Spinse dentro piano, la figa stretta di Mei che si dilatava dolorosamente intorno alla lunghezza, strappandole un grido misto a piacere. 'Rilassati, piccola,' grugnì Jamal, affondando fino in fondo, le palle pesanti che sbattevano contro il suo culo. Iniziò a pompare, spinte lente che diventavano più veloci, il cazzo che sfregava le pareti interne, colpendo punti che la facevano inarcare. Mei artigliò le lenzuola, le lacrime agli occhi per il dolore iniziale che si trasformava in un'estasi proibita, la figa che si contraeva intorno a lui. 'Dio, perdonami,' mormorò, ma il suo corpo tradiva le parole, i fianchi che si alzavano per incontrarlo. Jamal accelerò, scopandola con forza, il sudore che colava sui loro corpi, fino a quando non venne dentro di lei con un ruggito, sborra calda e abbondante che la riempì fino all'orlo, colando fuori dalla figa dilatata. Mei orgasmò subito dopo, un'onda travolgente che la lasciò tremante, il peccato che le bruciava dentro come un fuoco dolce.
Da quella notte, i loro incontri segreti divennero routine. Si vedevano nel suo dormitorio o nel parco di Tiergarten, Jamal che la scopava in posizioni varie: da dietro contro il muro, con lei a quattro zampe sul letto, il cazzo che entrava profondo nella figa bagnata, facendola gemere forte; o missionario, le gambe di lei sulle sue spalle, pompando fino a farla venire più volte. Mei confessava i suoi peccati in chiesa ogni domenica, ma tornava da lui affamata, la figa che pulsava al solo pensiero del suo cazzo nero. 'Sei mia ora,' le diceva Jamal, marchiandola con morsi sul collo e sborra dentro il ventre.
Una sera, dopo una festa studentesca dove Mei aveva bevuto troppo vino per la prima volta, Jamal la portò nel suo appartamento. 'I miei amici vogliono conoscerti meglio,' disse con un ghigno, e prima che lei potesse protestare, Kwame e Idris erano lì, nudi e eretti, cazzi altrettanto massicci che dondolavano tra le cosce muscolose. Mei indietreggiò, terrorizzata, 'No, Jamal, solo noi,' ma lui la spinse sul divano, slacciandole i jeans. 'Vedrai quanto ti piacerà,' promise, mentre Kwame le apriva le gambe e leccava la figa, la lingua ruvida che guizzava sul clitoride gonfio. Idris le ficcò il cazzo in bocca, spingendo piano per abituarla, la cappella che le riempiva la gola, facendola sbavare.
Jamal fu il primo a prenderla in culo: la girò a pancia in giù, lubrificando il buco stretto con saliva e il suo stesso sperma dalla figa. 'Rilassati,' ordinò, spingendo la cappella contro l'ano vergine. Mei urlò quando entrò, il dolore lancinante mentre il cazzo la dilatava, centimetro dopo centimetro, fino a riempirla completamente. 'Cazzo, è stretto da morire,' gemette Jamal, iniziando a scoparla piano, le spinte che diventavano più profonde, sfregando la prostata... no, l'interno del suo culo, mandandole ondate di piacere misto a bruciore. Kwame prese il suo posto in figa, sdraiandola e penetrandola vaginalmente mentre Jamal la inculava, i due cazzi che la riempivano doppia, sfregando attraverso la parete sottile, facendola urlare di sovraccarico. Idris le scopava la bocca, tenendole la testa ferma, il cazzo che entrava e usciva dalla gola.
La devastarono per ore: ruotarono posizioni, Kwame che la inculava con spinte potenti, le mani che schiaffeggiavano il culo bianco fino a lasciarlo rosso; Idris che la prese anale da dietro mentre lei cavalcava Jamal in figa, il corpo che rimbalzava su due pali duri; Jamal che la fece inginocchiare e succhiare tutti e tre, la bocca piena di cazzi a turno, ingoiando sborra salata che le colava sul mento. Mei perse il conto degli orgasmi, il culo e la figa escoriati e gocciolanti di seme, il corpo tremante di estasi proibita. 'Siete demoni,' singhiozzò tra un gemito e l'altro, ma le sue anche si muovevano da sole, implorando di più. Alla fine, la riempirono di sborra in ogni buco: getti caldi nel culo, nella figa, in bocca, lasciandola coperta e esausta sul pavimento.
Quegli incontri segreti continuarono per mesi, Mei divisa tra colpa e dipendenza. Jamal e i suoi amici la usavano regolarmente: gang bang nel dormitorio, con lei legata al letto e scopata a turno; o all'aperto nel bosco di Grunewald, il culo devastato da cazzi neri mentre urlava nel vento. La sua figa e il suo ano non erano più vergini, dilatati e avidi, ma il peso del peccato la schiacciò. 'Devo andare via,' disse a Jamal una notte, dopo che l'avevano riempita di nuovo. Lasciò l'università prematuramente, il semestre interrotto, e tornò a Shanghai con il ventre che iniziava a gonfiarsi.
A casa, Luca la accolse con gioia, ignaro di tutto. Si sposarono in una cerimonia cattolica intima, Mei che pregava per il perdono mentre il suo corpo portava il frutto del tradimento. Nove mesi dopo, nacque il bambino: un maschietto dalla pelle scura, occhi neri e capelli crespi, un contrasto netto con i tratti cinesi di Mei e l'italiano di Luca. Luca impallidì, il cuore che si spezzava. 'Chi è il padre?' urlò, gli occhi pieni di tradimento, mentre Mei piangeva, incapace di confessare.
Il padre di Mei, un uomo anziano e saggio con baffi grigi, intervenne con calma. 'Figlio mio, non c'è nulla di cui dubitare,' disse, tirando fuori una vecchia foto ingiallita da un cassetto. Mostrava un uomo nero, robusto e sorridente, in uniforme coloniale, datata al primo Novecento. 'Questo è il bisnonno di Mei, un commerciante africano che sposò la mia bisnonna durante un viaggio in Congo. Il sangue nero scorre nelle nostre vene da generazioni. È recessivo, ma emerge a volte. Il bambino è tuo, Luca, eredità della famiglia.' Luca esaminò la foto, il dubbio che svaniva man mano che i dettagli combaciavano – la stessa curva degli occhi, il sorriso ampio. 'Perdonami per aver dubitato,' mormorò, abbracciando Mei e il neonato.
Il matrimonio fu salvo, la famiglia unita da un segreto sepolto nel passato. Mei cullava il figlio, un misto di colpa e amore, sapendo che il suo tempo a Berlino era un capitolo chiuso, ma il fuoco dentro di lei ardeva ancora, un ricordo silenzioso di cazzi neri che l'avevano devastata e cambiata per sempre.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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