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Lui & Lei

Biancaneve e i sette cazzi


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
04.03.2026    |    1.330    |    0 7.0
"'Cazzo, sei una dea, ' grugnì, tirandola su per baciarla con foga, la lingua che invadeva la sua bocca..."
Bianca Neve camminava nel bosco fitto, il telefono stretto in mano, riprendendo se stessa con un sorriso eccitato. 'Ehi, gente, benvenuti nel mio film: Biancaneve! Sto scappando dalla matrigna cattiva, che vuole uccidermi per la mia pelle bianca e le labbra rosse. Guardate che avventura!' La telecamera catturava i suoi passi tra gli alberi, il sole che filtrava tra le foglie, e il suo corpo snello fasciato in un vestitino corto rosso che le arrivava a metà coscia. Aveva vent'anni, curve generose e un'aria da innocente ribelle, perfetta per il ruolo che si era inventata da sola.

All'improvviso, un uomo emerse da dietro un tronco massiccio: Gino, il boscaiolo del villaggio vicino. Alto e robusto, con muscoli forgiati da anni di lavoro con l'ascia, barba folta e occhi scuri che scrutavano tutto. Indossava una camicia a quadri aperta sul petto peloso e pantaloni da lavoro macchiati di resina. La vide lì, con il telefono puntato su di sé, e aggrottò la fronte. 'Brutta sciocca, dove stai andando? Da quella parte ci sono animali selvatici, è pericoloso. Torna indietro prima che un lupo ti sbrani.'

Bianca si fermò di colpo, il cuore che le saltava in gola. Lo guardò: quel corpo imponente, la voce profonda e autoritaria. Qualcosa scattò dentro di lei, un calore improvviso tra le gambe. 'Io... sto girando un film,' balbettò, abbassando il telefono ma non gli occhi. 'Biancaneve, sai? E tu... sembri uscito da una favola.' Gino rise, una risata gutturale che la fece tremare. 'Favola? Qui è la vita vera, ragazzina. Vieni, ti accompagno fuori dal bosco.' Le prese il braccio con una presa ferma, guidandola lungo un sentiero stretto.

Mentre camminavano, Bianca non riusciva a staccargli gli occhi di dosso. Il sudore gli colava lungo il collo, e lei immaginava di leccarlo via. 'Grazie per l'avvertimento,' disse, sfiorandogli la mano. 'Senza di te, sarei finita in bocca a un orso.' Gino la squadrò, notando come il vestitino le tirasse sui seni pieni. 'Non sei vestita per il bosco. Sembri pronta per... altro.' Arrivarono a una radura, vicino alla sua capanna di legno. 'Entra, bevi qualcosa. Poi ti riporto al villaggio.'

Dentro, l'aria odorava di legna e terra. Gino versò dell'acqua da una brocca, ma Bianca posò il telefono sul tavolo e si avvicinò. 'Sai, nel mio film, Biancaneve incontra un principe. Ma tu... tu sei meglio.' Senza pensarci, gli si inginocchiò davanti, le mani che slacciavano la cintura dei suoi pantaloni. Gino la fissò sorpreso, ma non la fermò. 'Che cazzo fai?' mormorò, mentre lei tirava giù i pantaloni e i boxer, rivelando il suo cazzo: spesso, semi-eretto, con vene gonfie.

Bianca lo prese in mano, accarezzandolo piano fino a farlo indurire completamente. 'Ti sto ringraziando,' sussurrò, la bocca che si apriva per leccare la cappella. La lingua girò intorno, bagnandolo di saliva, poi lo succhiò dentro, le labbra che scivolavano su e giù. Gino gemette, afferrandole i capelli. 'Porca puttana, sì... succhia più forte.' Lei obbedì, la testa che pompava ritmicamente, la gola che si contraeva mentre lo ingoiava più a fondo. Il cazzo pulsava sulla sua lingua, e lei lo leccava dalle palle fino alla punta, facendolo gemere più forte.

Dopo pochi minuti, Gino si innamorò: quel pompino era il migliore della sua vita, bagnato e avido, con Bianca che lo guardava negli occhi mentre lo succhiava. 'Cazzo, sei una dea,' grugnì, tirandola su per baciarla con foga, la lingua che invadeva la sua bocca. La portò in camera da letto, spingendola sul materasso sfatto. Si spogliarono in fretta: lui le strappò il vestitino, esponendo i seni sodi e la figa rasata già bagnata. Le succhiò i capezzoli, mordicchiandoli piano, mentre le dita scivolavano tra le sue labbra intime, sfregando il clitoride.

Bianca ansimava, le gambe aperte. 'Fottimi, Gino. Voglio il tuo cazzo dentro.' Lui si posizionò, il cazzo duro che premeva contro l'ingresso della sua figa. Spinse dentro con un affondo deciso, riempiendola fino in fondo. Lei urlò di piacere, le unghie che graffiavano la sua schiena. Gino la scopò con spinte potenti, il letto che cigolava, il suo cazzo che entrava e usciva bagnato dai suoi umori. 'Sei stretta, cazzo... ti sfondo,' ringhiò, accelerando il ritmo.

Ma poi, Bianca notò il comodino: sette vibratori allineati, di forme e dimensioni diverse, dal piccolo e sottile al grosso e nodoso, tutti neri e lucidi. 'Dio,' disse lei, gli occhi che brillavano, 'questi li voglio tutti in culo. Uno alla volta però, uno al giorno, mentre mi pompi la figa...' Gino sorrise, malizioso. 'Sette peni per la mia Biancaneve. Iniziamo stasera col primo.'

Prese il più piccolo, lo accese – un ronzio basso – e lo spalmò di lubrificante. Bianca si girò a quattro zampe, il culo in alto, la figa gocciolante. Gino le leccò l'ano, bagnandolo con la saliva, poi inserì il vibratore piano, dilatandola. Lei gemette, il corpo che tremava mentre il giocattolo vibrava dentro il suo culo stretto. 'Sì... ora fottimi la figa.' Lui obbedì, infilando il cazzo nella sua figa da dietro, scopandola con affondi profondi mentre il vibratore ronzava nel suo culo.

Le spinte erano violente, il suo cazzo che sbatteva contro le pareti interne, sfregando il vibratore attraverso la sottile barriera. Bianca urlava, 'Più forte! Mi fai venire!' Gino la teneva per i fianchi, scopando la figa con ritmo furioso, le palle che schiaffeggiavano il clitoride. Lei venne per prima, la figa che si contraeva intorno al suo cazzo, schizzando umori sul letto. Gino la seguì, pompando seme caldo dentro di lei, grugnendo mentre riempiva la sua figa.

Esausti, crollarono sul letto, ma quella era solo l'inizio. Ogni giorno successivo, Gino la scopava con un nuovo vibratore nel culo. Il secondo giorno, uno più spesso: lo spinse dentro mentre la leccava la figa, poi la penetrò con il cazzo, facendola gemere per ore. Terzo giorno, un vibratore curvo che premeva sulla prostata – no, sul suo punto G dal retro – mentre lui scopava la figa da missionario, succhiandole i seni. Quarto, uno con protuberanze: entrò nel culo con un pop, e Gino la scopò in piedi contro il muro, il cazzo che la sbatteva fino all'orgasmo multiplo.

Quinto giorno, il vibratore a doppia testa: una parte nel suo culo, l'altra che sfregava il clitoride, mentre Gino la penetrava da dietro, il suo cazzo che la dilatava completamente. Sesto, il più grande finora: la preparò con la lingua e le dita, poi lo inserì, scopandola piano all'inizio, accelerando fino a farla urlare di piacere misto a dolore. Settimo giorno, il gigante nodoso: Bianca lo implorò, 'Mettilo tutto, poi fottimi fino a venire.' Gino lo spinse dentro il suo culo, riempiendolo, e scopo' la figa con spinte selvagge, i corpi sudati che sbattevano.

Ogni sessione finiva con orgasmi esplosivi: Bianca che squirta, il culo e la figa pieni, e Gino che le riempiva la figa di sperma caldo. Riprendeva tutto col telefono, ridendo tra un gemito e l'altro. 'Il mio film è epico!'

Un giorno, Bianca uscì dalla capanna con il ventre già gonfio – incinta del figlio di Gino, frutto di quelle scopate incessanti. Lui la prese per mano, baciandola. 'Vissero felici e contenti,' disse lei, spegnendo la registrazione. E così fu: nel bosco, con i sette vibratori come testimoni eterni del loro amore selvaggio.
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