Gay & Bisex
Il nuovo amante
Kimboy74
26.02.2026 |
3.840 |
7
"Non più respinto dalle fighe, aveva trovato un nido di culoni affamati che lo adoravano..."
Mario era un uomo qualunque, sulla quarantina, con una pancia da birra che lo rendeva invisibile alle donne. Le fighe non lo trovavano attraente: capelli radi, alito acido, e un cazzo medio che non eccitava nessuno. Eppure, impazziva per loro. Passava le serate a sbirciare tette al bar, a fantasticare di ficcare la lingua in fiche bagnate, di pompare in buchi stretti fino a schizzare sborra calda. Ma niente: le prostitute lo guardavano con pietà, le normali lo ignoravano. 'Un perdente,' pensavano, e lui lo sapeva. La frustrazione lo consumava, facendogli pulsare il cazzo nei pantaloni ogni volta che vedeva una gonna alzata o un paio di mutande.Un pomeriggio afoso, Mario entrò nella sala d'attesa di una puttana economica in un bordello di periferia. L'aria puzzava di sudore stantio e profumo da due soldi, con poster sbiaditi di fiche nude alle pareti. Seduto su una panca sgangherata, si grattava il pacco, eccitato all'idea di pagare per un pompino veloce. Aspettava da più di mezz'ora, il sudore che gli colava lungo la schiena, quando notò il vecchio. Doveva avere settant'anni suonati, magro come un chiodo, con la pelle raggrinzita e baffi gialli da fumatore. Indossava una camicia a quadri sdrucita e pantaloni larghi, ma c'era qualcosa di strano: un rigonfiamento evidente tra le gambe, come se nascondesse un bastone.
'Questi ritardi mi uccidono,' borbottò il vecchio, rompendo il silenzio. Si chiamava Gino, pensionato da anni, ma con un segreto che lo teneva vivo: un cazzo sempre in tiro, nonostante l'età pensionabile. A riposo misurava dodici centimetri, ma eretto diventava una mazza venosa di diciotto, dura come il marmo, pronta a sfondare qualsiasi culo. Gino lo estrasse piano, senza pudore, accarezzandolo con mani arthritiche. 'Guarda qua, signore. Aspettiamo da più di un'ora, e io non resisto più. Questo mostro mi fa male. Se vuole, può usare il mio culo. Gratis, per scaricare la tensione.' Mario sgranò gli occhi: il cazzo del vecchio pulsava, il glande rosso che gocciolava pre-sborra sul pavimento sporco. Non era attratto dagli uomini, ma l'idea di fottere qualcosa – dopo mesi di rifiuto – lo fece indurire all'istante.
'Che cazzo dici, nonnino?' balbettò Mario, ma il suo cazzo traditore si tese nei boxer. Gino sorrise, sdentato e lascivo. 'Dico sul serio. Ho bisogno di sentirmi pieno. Vieni, usciamo di qua prima che arrivi la troia.' Si alzarono, Mario con il cuore che martellava, e sgattaiolarono in un vicolo dietro il bordello, puzzolente di piscio e rifiuti. Gino si abbassò i pantaloni, rivelando un culo flaccido ma invitante, peloso intorno all'ano rugoso. Si chinò contro il muro, le chiappe aperte. 'Fottimi, signore. Spingi quel cazzo dentro e pompa fino a venire.' Mario non ci pensò due volte: slacciò la patta, tirò fuori il suo membro medio – duro come non mai – e lo puntò contro l'ano del vecchio.
Sputò sulla cappella per lubrificare, e affondò con un colpo secco. Gino grugnì, il culo che si contraeva intorno all'asta invasore. 'Sì... più forte! Sfonda questo buco vecchio!' Mario obbedì, afferrando i fianchi ossuti e martellando dentro e fuori, il suono bagnato delle palle che sbattevano contro le chiappe echeggiando nel vicolo. Il culo di Gino era caldo, viscido, succhiava il cazzo come una fica esperta. Mario non aveva mai sentito un piacere così grezzo: pompava furiosamente, sudando, mentre il vecchio si masturbava il suo mostro eretto, gemendo come una puttana. 'Prendilo tutto... ahhh, mi fai venire!' Dopo minuti di spinte violente, Mario esplose: fiotti di sborra calda schizzarono nel culo di Gino, traboccando lungo le cosce raggrinzite. Gino seguì, schizzando sul muro con un urlo rauco, il cazzo pensionato che pompava seme denso nonostante gli anni.
Da quel giorno, divennero amanti. Mario, che impazziva per le fighe irraggiungibili, trovò sfogo nel culo del vecchio. Si incontravano due volte a settimana: a casa di Gino, un appartamento polveroso pieno di riviste porno gay, o in motel di terza categoria. Gino si offriva sempre per primo, a quattro zampe sul letto sfatto, il culo unto di vaselina che implorava penetrazioni. 'Fottimi la prostata, Mario! Fammi sentire giovane!' Mario lo accontentava, spingendo il cazzo dentro fino alle palle, ruotando i fianchi per massaggiare quel punto sensibile che faceva urlare il vecchio. A volte Gino ricambiava, ficcando la sua mazza eterna nel culo di Mario – dilatandolo piano, centimetro dopo centimetro, fino a fargli vedere le stelle. 'Senti come ti riempio? Prendi il nonno!' gemevano, corpi sudati uniti in un ritmo animalesco, sborra che colava ovunque.
Ma Gino non era solo: ogni tanto portava i suoi amici, un circolo di vecchietti pervertiti dalla pensione. Erano tre o quattro, tutti over settanta, con cazzi vari – uno curvo e nodoso, un altro spesso come un polso, tutti sempre semi-eretti per l'eccitazione. 'Oggi è gang bang,' annunciava Gino con un ghigno, e Mario si trovava al centro: legato mani e piedi su un materasso, il culo esposto. I nonni lo circondavano, masturbandosi piano. Primo arrivava Gino, lubrificando l'ano con saliva e spingendo dentro, pompando lento per aprire il varco. 'Rilassati, ragazzo... ora tocca a noi.' Poi l'amico con il cazzo curvo: entrava di lato, sfregando contro le pareti interne, facendolo gemere. 'Cazzo, che buco stretto! Ti sfondo!' Mario urlava di piacere misto a dolore, il corpo che tremava mentre un terzo gli ficcava il membro in bocca, spingendo fino in gola.
Le sessioni duravano ore: rotavano, uno nel culo, uno in bocca, le mani che accarezzavano il suo cazzo medio fino a fargli schizzare sborra sul petto. Gino dirigeva: 'Più profondo, ragazzi! Riempitelo di seme vecchio!' Alla fine, Mario era esausto, il culo rosso e gocciolante di carichi multipli – sborra bianca e densa che colava dalle chiappe, mescolata a sudore. I nonni ridevano, soddisfatti, e Mario? Era felice così. Non più respinto dalle fighe, aveva trovato un nido di culoni affamati che lo adoravano. Impazziva ancora per le tette e le fiche, ma ora scaricava tutto in quelle scopate anali infinite, corpi grinzosi che lo avvolgevano in un abbraccio tabù. 'Grazie, nonnino,' mormorava dopo ogni orgia, e Gino rispondeva: 'Di niente, amore. Il mio culo è tuo, per sempre.'
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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