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Gay & Bisex

Carne Pensante 5


di SERSEX
11.05.2025    |    1.403    |    0 9.8
"«Non avrei mai dovuto sparire», disse Elia, abbassando lo sguardo, come se fosse in imbarazzo..."
– Giorni nudi

La luce del mattino entrava nel soggiorno come una carezza, ma Giò si sentiva vuoto. Non riusciva a spiegarsi perché, ma in quei giorni di silenzio, tutto gli sembrava incerto. Il rumore della moka che gorgogliava in cucina sembrava più lontano, e la solitudine, purtroppo, sembrava aver trovato il suo posto tra le mura della sua casa. Elia non c’era. Non era arrivato la sera prima, né la mattina dopo. Nessun messaggio. Nessuna parola.
Giò aveva provato a non pensarci, ma il pensiero di Elia, sparito come se fosse svanito nel nulla, lo tormentava. Aveva bisogno di spiegazioni, ma le parole non arrivavano. Il telefono restava muto. Era come se il tempo si fosse fermato.
Non gli scrisse. Non lo chiamò. Si sentiva troppo vulnerabile. Preferiva vivere quell’assenza come una forma di rispetto, di silenzio, di solitudine necessaria per entrambi. Ma dentro di sé c’era una piccola ansia, un nodo che non riusciva a sciogliere.
Il terzo giorno senza Elia, Giò decise di fare una passeggiata. Ma mentre camminava, sentiva la sua mente piena di domande che non trovavano risposta. Perché era sparito? Aveva paura? Lo stava lasciando?
Il sole calava, e il suo corpo si era ormai adattato alla solitudine. Era una solitudine che non gli dava la pace, ma che sembrava abbracciarlo in un angolo di quella città che conosceva troppo bene. Quando tornò a casa, la luce del tramonto disegnava ombre lunghe sulle pareti, e il silenzio lo invase di nuovo. Rientrò, si preparò un caffè, e sedette sul divano. La solitudine stava cominciando a essere troppo pesante. Elia era la sua luce, e senza di lui, tutto sembrava più grigio.
Poi, quella sera, sentì il campanello suonare. Non era Elia a farsi sentire prima, non era mai successo. Il cuore gli balzò nel petto. Era lui.
Giò si precipitò alla porta. Aprì senza aspettare e lo trovò lì, fuori, come se fosse uscito da un sogno. Con gli occhi lucidi, una leggera ombra di barba sul viso. Aveva lo sguardo intenso, ma c'era anche qualcosa di ferito, come se il tempo lontano da lui avesse scavato delle crepe nel suo cuore.
«Non avrei mai dovuto sparire», disse Elia, abbassando lo sguardo, come se fosse in imbarazzo.
«Perché l’hai fatto?» Giò rispose, il tono più basso, più fragile di quanto avrebbe voluto.
Elia lo guardò, e prima di rispondere, lo abbracciò. Un abbraccio che sembrava avere il peso di tutti i giorni passati lontani, come se tutto quello che non avevano detto dovesse uscire in quel momento.
"Mi mancavi troppo." Quella frase, quel respiro che scivolava tra le loro labbra, finalmente liberava qualcosa che li teneva legati, ma anche distanti. Era una rivelazione, ma anche una paura che non avrebbero mai detto ad alta voce.
Entrarono dentro, e mentre la porta si chiudeva dietro di loro, tutto tornò a essere come prima, ma al tempo stesso nulla era più lo stesso.
Il sesso che seguirà quella sera non sarà solo fisico, ma un atto che segna una rinascita. Si spogliarono senza fretta, ma non si nascosero più. Le mani di Giò toccavano ogni angolo del corpo di Elia, come se volessero conoscerlo ancora una volta, con la stessa passione di sempre, ma con una tenerezza nuova. Elia lo prese da dietro, come se volesse sentire il suo corpo aderire a quello di Giò come se fosse la prima volta. I movimenti erano più lenti, ma più intensi. C'era il respiro affannato di Giò, il suo corpo che tremava sotto le mani forti di Elia.
Ogni colpo, ogni carezza, ogni spinta sembrava voler colmare non solo il desiderio, ma anche l'assenza di quei giorni. E quando finalmente vennero insieme, il piacere sembrò mischiarsi a un senso di sollievo, come se finalmente potessero essere completi, sebbene sapessero che quel momento sarebbe passato.
Si sdraiarono fianco a fianco, e, come sempre, non si dissero molto. Le loro labbra si cercavano in un bacio tenero, ma nel profondo c'era una consapevolezza che li legava ancora di più: la paura che tutto potesse finire.
Elia accarezzò la schiena di Giò, con le dita che sfioravano lentamente le sue cicatrici, come se volesse segnare un confine tra il passato e il presente. «Non voglio che finisca», disse con voce bassa. «Ma ho paura.»
«Anche io», rispose Giò. «Ma finché siamo qui, finché questo è nostro, non importa. Sarà quel che sarà.»
E in quel momento, in quell’abbraccio, Giò capì che, se anche fosse finito, non sarebbe mai stato invano. L’amore che avevano vissuto era stato vero, e anche la paura che portavano dentro di sé faceva parte di quella verità.
La loro storia era già completa, anche se non sapevano dove li avrebbe portati il futuro. Ma per ora, per quel momento, erano felici. E, per Giò, non c’era altro di cui preoccuparsi.
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