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Lui & Lei

Prima la mamma e poi la figlia


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
03.03.2026    |    1.968    |    0 8.5
"Lo feci sdraiare sul letto, gli succhiai il cazzo fino a farlo luccicare di saliva, poi lo cavalcai con la figa, sentendolo pulsare dentro di me..."
Mio padre era un poliziotto onesto, uno di quelli con il lavoro sicuro e uno stipendio decente che gli permetteva di mantenere la famiglia senza lussi eccessivi. Guidava una vecchia Fiat 500, tutta ammaccata ma affidabile, e tornava a casa ogni sera con le storie delle sue ronde in giro per la città. Mia madre, invece, era un'altra storia. Venditrice ambulante di un dopobarba di pessima qualità – roba che puzzava di alcol denaturato e bruciava la pelle – eppure era la numero uno in Italia per vendite. Girava su una Porsche scintillante, comprata chissà come, e si vestiva sempre con gonne attillate e tacchi alti che facevano girare la testa a tutti. Io, la loro unica figlia, crescendo ho capito presto che dietro quel successo c'era qualcosa di più del semplice commercio.

A diciotto anni, fresca di maturità, decisi di seguire le orme di mamma. Non volevo la vita tranquilla di papà, con le sue regole e la sua 500. Volevo i soldi facili, l'adrenalina, e quel brivido che vedevo negli occhi di lei quando tornava a casa con le borse piene di contanti. 'Mamma, voglio fare come te,' le dissi una sera, mentre lei si truccava davanti allo specchio del bagno. Lei si voltò, un sorriso malizioso sulle labbra rosse, e mi squadrò dalla testa ai piedi. Ero carina, con i capelli castani lunghi, tette sode che riempivano la maglietta e un culo tondo che attirava sguardi. 'Detto tra donne,' rispose lei, 'il cazzo ti piace, sì? Anche più di uno per volta?'

Sorrisi, sentendo un calore familiare tra le gambe. 'Sì, mamma. Mi eccita da morire.' Lei rise, una risata bassa e complice, e mi spiegò la formula magica delle sue vendite. 'Una boccetta di dopobarba costa 20 euro. Pacchetto con pompino: 50. Boccetta più figa: 80. Boccetta più culo: 100. Servizio completo – bocca, figa e culo – 120.' Mi passò un campioncino, e io lo annusai: orribile, ma era solo il pretesto. 'Inizia piano, tesoro. I clienti vengono per il profumo, ma restano per il resto.'

'Mamma, ma fai prezzi da discount!' esclamai, ridendo. 'Io per un pompino non scendo mai sotto i 50!' Lei alzò un sopracciglio, versandosi un bicchiere di vino. 'Lo sai che Riccardo mi ha beccato con suo padre e mi ha lasciato? Mi aveva dato 80 per una pompa. Ma era tuo suocero, che puttana che sei...' Le parole mi uscirono di getto, e lei scoppiò a ridere, dandomi una pacca sul culo. 'Esatto, figlia mia. Il suocero pagava bene, e quel cazzo vecchio e grinzoso mi riempiva la bocca come si deve. Riccardo? Un cornuto geloso. Ma i soldi sono soldi.'

Iniziai subito. La prima settimana, mamma mi portò con sé in un parcheggio sotterraneo vicino al centro commerciale, dove i 'clienti fissi' ci aspettavano. Ero nervosa, ma eccitata: il cuore mi batteva forte mentre lei negoziava con un tipo di mezza età, un commesso con la pancia prominente. 'Boccetta più pompino, 50 euro,' disse lei, e lui annuì, tirando fuori il portafoglio. Lo portò dietro una colonna, si slacciò i pantaloni e tirò fuori un cazzo molle e peloso. Mamma si inginocchiò senza esitare, lo prese in mano e lo leccò dalla base alla cappella, facendolo indurire piano. 'Vedi, tesoro? Inizia piano, poi accelera.' Lo succhiò con avidità, la testa che andava su e giù, saliva che colava sul mento mentre lui gemeva, afferrandole i capelli. Io guardavo, la figa che si bagnava sotto la gonna. Lui venne in fretta, sborra calda che le riempì la bocca; lei ingoiò tutto, si pulì le labbra e gli porse la boccetta. 'Grazie per l'acquisto.'

Fu il mio turno con il successivo: un giovane operaio, muscoloso e sudato. 'Pacchetto figa, 80 euro,' dissi, imitando mamma. Mi portò in un angolo buio, mi alzò la gonna e mi abbassò le mutandine. La mia figa era già fradicia dall'eccitazione. Lui sputò sulla mano, si lubrificò il cazzo – spesso e venoso – e spinse dentro con un colpo secco. Gemetti forte, le pareti strette che si contraevano intorno a lui mentre pompava, le mani che mi strizzavano le tette attraverso la camicetta. 'Cazzo, sei stretta,' grugnì, affondando fino alle palle. Io lo cavalcai contro il muro, le gambe avvolte intorno ai suoi fianchi, sentendo il piacere montare. Venne dentro di me, fiotti densi che mi riempirono la figa, colando lungo le cosce quando si ritrasse. Gli diedi la boccetta, e lui se ne andò soddisfatto.

In breve tempo, eguagliai le vendite di mamma. Giravo da sola ora, con la mia utilitaria – non ancora la Porsche, ma ci stavo arrivando – e i clienti si accumulavano. Un giorno, in un motel di periferia, ne ebbi tre in fila. Il primo volle il culo: 100 euro. Mi spalmò vaselina sull'ano, dita che spingevano dentro per preparare il terreno. Il suo cazzo era grosso, la cappella che premeva contro il mio buco stretto. 'Rilassati, troia,' disse, e spinse. Il dolore iniziale si trasformò in un bruciore delizioso mentre affondava, le spinte lente che dilatavano il mio culo. Lo presi tutto, gemendo mentre mi scopava l'ano, le palle che sbattevano contro la figa. Venne profondo, sborra che mi riempì le viscere, colando fuori quando si sfilò.

Il secondo optò per il completo: 120 euro. Lo feci sdraiare sul letto, gli succhiai il cazzo fino a farlo luccicare di saliva, poi lo cavalcai con la figa, sentendolo pulsare dentro di me. 'Più forte,' ordinai, e lui obbedì, spingendo dal basso mentre io rimbalzavo, le tette che dondolavano. Poi mi girai, offrendogli il culo: lo guidai dentro, l'ano ancora sensibile dal precedente, e cavalcai anche quello, il piacere doppio che mi faceva urlare. Infine, lo finii in bocca, ingoiando ogni goccia mentre lui eiaculava sulla lingua.

Ma non riuscivo a superarla, mamma. Forse per gli sconti che facevo: a volte, con i ragazzi carini, abbassavo a 40 per un pompino, o davo il culo gratis se pagavano la figa. Una volta, con un gruppo di amici in un bar dopo l'orario di chiusura, feci un 'pacchetto speciale'. Quattro tizi, tutti ubriachi e arrapati. 'Boccette per tutti, più gang bang,' dissi ridendo. Mi portarono nel retro, mi spogliarono nuda sul tavolo. Uno mi inculò per primo, il cazzo che entrava secco nel culo, spinte violente che mi facevano sobbalzare. Un altro mi ficcò il membro in bocca, scopandomi la gola fino a farmi lacrimare. Il terzo mi penetrò la figa, doppio riempimento che mi dilatava al limite, i loro cazzi che sfregavano attraverso la parete sottile. L'ultimo mi strizzava le tette, torcendo i capezzoli mentre aspettava.

Ruotarono per ore: mi inculavano a turno, sborra che colava da figa e culo, mescolandosi sul tavolo. Uno pisciò sul mio viso dopo avermi riempito la bocca, il getto caldo e salato che mi bagnava i capelli. Io venni più volte, il corpo tremante di orgasmi multipli, urlando intorno ai cazzi che mi tappavano la bocca. Alla fine, esausta e coperta di sperma, raccolsi i soldi – 300 euro più le boccette – e me ne andai zoppicando, ma soddisfatta. Mamma, quando glielo raccontai, rise. 'Vedi? È per questo che non mi superi. Io non faccio sconti, nemmeno al suocero.'

Papà non sospettava nulla. Tornava a casa con la sua 500, ci baciava sulla guancia e mangiava la pasta che avevamo preparato. Io e mamma ci scambiavamo sguardi complici, contando i soldi in camera mia. La Porsche era vicina, e forse un giorno avrei iniziato a superarla – ma per ora, mi godevo il gioco, i cazzi che mi riempivano, e il brivido di essere la puttana della famiglia.
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