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Gay & Bisex

A Gioele caduto da cavallo


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
10.02.2026    |    2.540    |    5 8.2
"Mateo e Gioele si trovavano soli durante il giorno, mentre raccoglievano legna o pescavano nel ruscello..."
Nel cuore del XIX secolo, in un piccolo villaggio spagnolo avvolto dalla polvere delle strade sterrate e dal profumo di ulivi antichi, il giovane Gioele cavalcava con foga attraverso i campi. Era un ragazzo di diciotto anni, snello e agile, con capelli castani che gli ricadevano sugli occhi verdi come prati irrigati. Ma quel giorno fatale, il cavallo si impennò improvvisamente, scaraventandolo a terra con violenza. Il corno della sella gli trafisse l'inguine, e il dolore fu tale che Gioele urlò fino a perdere i sensi. Quando si risvegliò, il medico del villaggio, con mani tremanti e strumenti rudimentali, non ebbe altra scelta: dovette castrarlo per salvargli la vita. Gioele, orfano di padre da anni, si svegliò con un vuoto lancinante tra le gambe, un'eco di ciò che era stato perso per sempre.

La notizia si diffuse rapidamente nella famiglia umile e disperata. La sorella maggiore di Gioele, Isabella, era una prostituta nota nei vicoli bui di Madrid, dove offriva il suo corpo per pochi reali a mercanti e viaggiatori. Quando seppe dell'incidente, i suoi occhi si illuminarono di un misto di pietà e opportunità. 'Finalmente un aiuto in famiglia,' disse con un sorriso obliquo, mentre accarezzava i capelli del fratello ancora debole nel letto. 'Non hai più quel coso inutile che ti intralcia. Potrai lavorare con il culo, proprio come me. In questo mondo, il denaro non cade dal cielo.' Isabella era una donna dura, forgiata dalle strade, con curve generose e un seno che attirava sguardi famelici. Sapeva che nel 1800 non esistevano miracoli chirurgici per trasformare il corpo di Gioele in quello di una donna completa; non c'era modo di creargli una figa vera e propria. Ma il suo posteriore, sodo e rotondo fin dall'adolescenza, poteva diventare la sua arma.

La madre, una vedova logora dal lavoro nei campi, annuì con rassegnazione. 'Hai ragione, figlia mia. Dobbiamo sopravvivere. Gioele, da ora in poi, aiuterai a portare il pane a casa.' Non c'era tempo per il lutto; la povertà mordeva come un cane rabbioso. Decisero di affidare l'educazione del ragazzo al cugino maggiore, Mateo, un scout avventuroso che girava per le campagne spagnole guidando gruppi di cacciatori e esploratori. Mateo era alto e muscoloso, con una mascella squadrata e occhi scuri che sembravano perforare l'anima. Faceva lo scout per vivere, portando uomini nei boschi per cacce e campeggi, e aveva imparato i segreti del piacere maschile nei rifugi isolati, dove le notti erano lunghe e i fuochi caldi.

'Vieni con me, cugino,' disse Mateo a Gioele una mattina d'autunno, mentre il sole filtrava attraverso le persiane rotte. 'Ti insegnerò il mestiere. Non c'è posto migliore di un campeggio per imparare a stare tra gli uomini.' Gioele, ancora dolorante e confuso, accettò. Indossava pantaloni larghi per nascondere la sua mutilazione, ma il cuore gli batteva forte per l'ignoto. Mateo lo portò nei boschi delle colline andaluse, dove eressero una tenda vicino a un ruscello gorgogliante. Il gruppo di scout era composto da cinque uomini robusti, barbuti e sudati dopo una giornata di marcia, ansiosi di scaricare la tensione della caccia.

Quella prima notte, intorno al fuoco crepitante, Mateo iniziò la lezione. 'Guarda come fanno gli animali,' sussurrò all'orecchio di Gioele, mentre uno degli scout, un fabbro di nome Ramon, si chinava su un tronco per allentare i muscoli. Ma presto, le ombre si fecero più intime. Mateo condusse Gioele nella tenda, lontano dagli altri. 'Devi rilassarti, cugino. Il tuo corpo è cambiato, ma può dare piacere.' Con mani esperte, Mateo spogliò Gioele, rivelando il suo torace liscio e il culo sodo, pallido alla luce della lanterna. Gioele tremava, ma Mateo lo calmò con baci sul collo, le sue labbra ruvide che sfioravano la pelle sensibile.

'Allarga le gambe,' ordinò Mateo, la voce bassa e autoritaria. Gioele obbedì, sentendo l'aria fresca sul suo ano esposto. Mateo sputò sulla mano e lubrificò le dita, poi le infilò piano dentro di lui, ruotandole per aprire il passaggio stretto. 'Bravissimo,' mormorò, mentre Gioele ansimava, un misto di dolore e strana eccitazione che gli irrigidiva i capezzoli. Presto, Mateo tirò fuori il suo cazzo duro, spesso e venoso, e lo premette contro l'ingresso di Gioele. 'Respira,' disse, spingendo dentro con un colpo deciso. Gioele gridò, ma il bruciore si trasformò in un piacere profondo mentre Mateo lo scopava ritmicamente, le palle che sbattevano contro la sua pelle. 'Senti come ti riempie? Questo è il tuo nuovo ruolo.'

Le notti successive furono un turbine di lezioni. Mateo insegnò a Gioele come succhiare un cazzo: inginocchiato nella tenda, con la bocca piena del membro pulsante del cugino, la lingua che leccava la cappella salata, ingoiando fino in gola mentre Mateo gli teneva la testa. 'Succhia più forte, usa le labbra,' guidava, e Gioele imparava, il suo corpo che si adattava al ritmo. Poi, con gli altri scout: Ramon lo prese per primo, chinandolo su una coperta e ficcandogli il cazzo nel culo senza preavviso, grugnendo mentre lo riempiva di spinte violente. 'Hai un buco stretto da puttana,' ringhiò Ramon, venendo dentro di lui con un fiotto caldo che colava lungo le cosce di Gioele.

Ma tra le lezioni, qualcosa di inaspettato sbocciò. Mateo e Gioele si trovavano soli durante il giorno, mentre raccoglievano legna o pescavano nel ruscello. Le mani di Mateo non erano più solo istruttive; accarezzavano con tenerezza, e i loro baci diventavano appassionati. Una sera, dopo che gli altri si erano addormentati ubriachi, Mateo entrò nella tenda di Gioele e lo abbracciò da dietro. 'Non è solo lavoro,' confessò, il suo cazzo già duro contro il culo del cugino. 'Ti voglio per me.' Fecero l'amore piano, Mateo che entrava in lui con spinte lente, baciandogli la schiena sudata, le dita che stuzzicavano i capezzoli eretti di Gioele. Gioele gemette, il piacere che lo travolgeva come un'onda, il suo corpo che si inarcava per accogliere ogni affondo.

L'amore crebbe come un fuoco selvaggio. Gioele si sentiva vivo tra le braccia di Mateo, non più un mutilato, ma un amante. 'Fuggiamo,' propose Mateo una notte, mentre leccava il sudore dal collo di Gioele dopo averlo scopato fino all'orgasmo. 'Lasciamo questa vita. Andremo a sud, dove nessuno ci conosce.' Gioele annuì, il cuore gonfio. Rubarono provviste dal campo e partirono all'alba, diretti verso le coste della Spagna meridionale, dove l'oceano lambiva spiagge deserte.

Nel loro rifugio, una capanna isolata vicino a Cadice, Gioele iniziò a trasformarsi. Isabella, prima di partire, gli aveva dato abiti femminili: gonne lunghe e corpetti che accentuavano la sua figura slanciata. Gioele si vestì da donna, i capelli sciolti sulle spalle, il trucco leggero sugli occhi che lo rendeva etereo e seducente. Mateo lo guardava con desiderio crescente. 'Sei bellissima,' diceva, e lo prendeva sul letto di paglia, leccandogli il culo prima di penetrarlo, la lingua che esplorava ogni piega mentre Gioele si contorceva, implorando di più.

La fama di Gioele si sparse come vento tra le taverne costiere. Si diceva che avesse il più bel culo della Spagna: rotondo, sodo, invitante come il frutto proibito di un giardino moresco. Viaggiatori e locali lo cercavano, offrendo monete per un'ora con 'la bella Gioele', che si chinava sui tavoli o contro i muri, lasciando che cazzi duri lo riempissero, venendo dentro di lui in gang bang improvvisati nelle notti di luna piena. Ma il suo cuore apparteneva a Mateo, che lo proteggeva geloso, scopandolo con passione ogni sera, le spinte profonde che lo facevano urlare di piacere.

Insieme, costruirono una vita di amore e lussuria, liberi dalle catene del passato. Gioele, con il suo culo leggendario, e Mateo, il suo amante devoto, danzavano sul filo del desiderio, in un mondo dove il piacere era l'unica legge.
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