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Gay & Bisex

GIÒ A TORRE DEL LAGO 2


di SERSEX
09.09.2026    |    587    |    0 8.8
"Per qualche secondo rimasero immobili nell'ingresso, guardandosi nel silenzio della stanza..."
Giò, tornato a casa, aveva provato a convincersi che Luca fosse stato soltanto un incontro piacevole, uno di quegli episodi che nascono facilmente quando si è lontani dalla propria vita abituale e che altrettanto facilmente si dissolvono tornando alla normalità. Ma ogni volta che cercava di pensare ad altro gli tornavano in mente gli occhi di Luca, il modo in cui lo aveva guardato, quella sicurezza tranquilla con cui gli aveva detto che gli piaceva ciò che vedeva.
Si preparò senza fretta. Scelse una camicia chiara, lasciò aperto il primo bottone e si guardò per qualche secondo allo specchio. Sorrise appena, quasi infastidito da se stesso. «Ridicolo», mormorò. Non era un ragazzo che doveva prepararsi per un appuntamento cercando di capire se fosse abbastanza attraente. Aveva superato da tempo quell'età. E forse era proprio questo a rendere tutto più pericoloso: non aveva più voglia di giocare a nascondere quello che desiderava.

Luca arrivò al bar poco dopo le nove. Giò lo vide arrivare dall'altra parte della strada e riconobbe immediatamente quel modo di camminare tranquillo, quasi distratto, che la sera precedente aveva imparato a riconoscere. Quando fu abbastanza vicino, Luca sorrise.
«Hai già cenato?»
Giò lo guardò per un istante. «No.»
«Nemmeno io.»
«Coincidenza?»
Luca fece un passo verso di lui. «Non credo.»
Giò rise piano. «Allora scegli tu.»
Entrarono in un piccolo ristorante poco distante. Non avevano bisogno di inventarsi un appuntamento: quella sera era evidente che lo fosse. Seduti uno di fronte all'altro, parlarono molto più liberamente della sera precedente. Raccontarono pezzi delle loro vite, ma senza trasformare la cena in un interrogatorio. Luca gli parlò del suo lavoro, dei luoghi in cui aveva vissuto, di alcune persone che aveva incontrato e lasciato andare. Giò raccontò meno, come gli capitava quando qualcosa lo toccava davvero. Ogni tanto si fermava a guardarlo, e Luca se ne accorgeva.
«Lo fai ancora», disse a un certo punto.
«Cosa?»
«Mi guardi.»
Giò appoggiò lentamente il bicchiere sul tavolo. «E tu continui a farmelo notare.»
«Perché mi piace.»
Quella risposta gli rimase addosso più del necessario.
Durante il dessert le loro mani si sfiorarono sul tavolo. Nessuno dei due la ritrasse immediatamente. Fu un gesto piccolo, quasi insignificante per chiunque altro, ma Giò sentì un brivido risalirgli lungo il braccio. Luca gli accarezzò appena le dita con il pollice, poi lasciò la mano lì, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
«Sai che cosa penso?» disse.
«No. Ma immagino che tu stia per dirmelo.»
«Che ieri sera siamo stati prudenti.»
Giò sorrise. «Prudenti?»
«Troppo.»
Per qualche secondo rimasero in silenzio. Poi Giò abbassò gli occhi sulla loro mano.
«Forse avevamo bisogno di capire.»
«E adesso?»
Giò sollevò lo sguardo. «Adesso ho capito.»
Luca non disse nulla. Si limitò a sorridere.

Dopo cena camminarono senza una meta precisa. Torre del Lago sembrava diversa a quell'ora: le voci si erano abbassate, le luci dei locali si riflettevano sull'asfalto e l'aria della notte portava con sé il profumo dell'estate che ancora non voleva arrendersi. Camminavano vicini, abbastanza da sfiorarsi con le spalle. A un certo punto Luca prese la mano di Giò.
Questa volta non ci fu nessuna esitazione.
«Dove andiamo?» chiese Luca.
Giò lo guardò di lato. «Da me.»
La risposta arrivò semplice, senza imbarazzo, senza giochi.
Luca si fermò. «Sei sicuro?»
Giò gli si avvicinò fino a sentire il calore del suo corpo.
«Sono adulto, Luca. Se non fossi sicuro, non te l'avrei detto.»
Luca sorrise, ma negli occhi aveva qualcosa di molto più serio. Gli prese il viso tra le mani e lo baciò.
Il primo bacio fu lento. Il secondo non lo fu affatto.
Giò sentì venir meno quella distanza che avevano mantenuto fino a quel momento. Le mani di Luca gli scivolarono sulla schiena, stringendolo a sé, mentre Giò gli afferrava la camicia e lo attirava più vicino. Non c'era più niente da capire, nessun dubbio da interpretare. C'era soltanto il desiderio, ormai evidente, di smettere di rimandare.
Quando arrivarono davanti alla porta, Giò cercò le chiavi con mani che non erano più tranquille come avrebbe voluto.
Luca rise piano. «Nervoso?»
«No.»
«Bugiardo.»
Giò si voltò verso di lui. «Forse un po'.»

La porta si aprì. Entrarono senza accendere subito la luce. Per qualche secondo rimasero immobili nell'ingresso, guardandosi nel silenzio della stanza. Poi Luca lo baciò di nuovo, e Giò questa volta non cercò neppure di controllare quello che provava. I polpastrelli che sentivano ogni piccolo solco, ogni segno lasciato dal tempo e dalla vita.
Le lingue si cercarono, si mordevano, come a voler inghiottire quel vuoto che li divorava da dentro. Le mani di Luca scesero lente lungo la schiena di Giò, sfiorando, afferrando, strappando via vestiti e passato
Giò sentì il corpo ardere, un calore sporco che lo invase come un fiume in piena. Le sue mani si posarono sulle spalle di Luca, stringendolo come se potesse imprigionarlo e non lasciarlo andare via.
Il corpo di Aldo era segnato da qualche cicatrice, da quei piccoli difetti che lo rendevano reale, umano, bellissimo nella sua imperfezione. Giò sentiva un groppo in gola, una tenerezza disperata che lo faceva tremare.
Si toccarono con delicatezza, esplorando ogni piega, ogni curva, ogni centimetro di pelle. Ma quella delicatezza era solo un preludio a una tempesta di desideri, una danza di corpi che bramavano di annullarsi l’uno nell’altro.
Sporco, intenso, malinconico.
Giò si inginocchiò davanti a Luca, la bocca calda che sfiorava la pelle del cazzo umida di sudore e di umori non più repressi. Le mani di Luca affondavano nei capelli di Giò, tirandolo a sé, quasi a vole che il tempo si fermasse.
Con una lentezza crudele, Giò lo leccò, lo succhiò, assaporando ogni centimetro di cazzo, ogni fremito. Luca gemeva piano, la testa all’indietro, abbandonato a quel piacere crudele e dolce insieme.
Poi Luca lo prese per i fianchi, lo sollevò, spingendolo contro il muro freddo. Le loro bocche si cercavano di nuovo, sporche di saliva e desiderio, mentre le mani scivolavano sui corpi sudati, sulle cosce, sulle schiene, sui glutei.
Giò sentiva l’odore di Luca, il suo calore, la sua fame che bruciava dentro. E per un momento, non c’era nulla fuori da quella stanza, da quel corpo che si donava e si prendeva senza pietà.
Si lasciarono andare, in un crescendo di gemiti e sudore, di mani strette e respiri affannosi. Giò sentì Luca penetrarlo lentamente, con una delicatezza feroce, un mix di dolcezza e possesso che lo fece vibrare fino alle ossa.
Le pareti della stanza tremavano sotto quei colpi, i loro corpi si confondevano in un’unica carne, in un’unica verità sporca e vera.
Giò urlò il nome di Luca, e quel suono fu come un addio al passato e una promessa al futuro.
Quando vennero insieme, fu un’esplosione di luci e ombre, di dolore e piacere, un attimo che sembrava durare un’eternità.
Dopo, si sdraiarono sul pavimento, nudi e stanchi, le mani intrecciate come un ultimo ancoraggio a quel momento.

La notte che seguì non ebbe bisogno di molte parole. Ci furono baci lunghi, abbracci, mani che cercavano e trovavano il corpo dell'altro.

Il resto rimase fuori dal tempo.

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