Gay & Bisex
I tre amici
Kimboy74
10.03.2026 |
3.915 |
6
"Marco gemette, il corpo che reagiva al tocco esperto, ma il cazzo rimaneva ostinatamente morbido..."
L'Inizio nel GarageL'estate era stata calda e polverosa per Nino, Marco e Leo, tre amici diciannovenni che passavano le giornate a fare lavoretti saltuari: scaricare camion, pulire cantieri, riparare macchine nel garage di Nino. Ogni sera, contando i sudati risparmi, sognavano lo stesso obiettivo proibito: una notte con una donna trans. Non era solo sesso; era l'avventura estrema, il tabù che li eccitava nei discorsi sussurrati. «Una vera, eh? Con il cazzo e le tette, che ti fa impazzire,» diceva Marco, ridendo e tirando un dado per decidere chi sarebbe andato per primo.
Il dado rotolò sul tavolo unto di grasso: Nino vinse, o perse, a seconda di come la si vedeva. «Cazzo, tocca a te, Nino. Non deluderci,» lo punzecchiò Leo, mentre raccoglievano le banconote stropicciate. Nino, con i nervi tesi e il cuore che martellava, bussò alla porta dell'appartamento elegante di Elena nel centro città. Lei aprì in un abito attillato che accentuava le sue curve perfette, i capelli neri cascanti e un sorriso che prometteva guai.
«Entra, bello. Ho sentito che avete risparmiato per me,» disse Elena con voce vellutata, prendendo la busta di soldi e gettandola su un tavolino. Nino arrossì, balbettando qualcosa sul perché era lì. Lei rise piano, attirandolo dentro con una mano sul petto. «Non preoccuparti. Vediamo se reggi il passo di una donna vera.» Lo condusse in camera da letto, illuminata da luci soffuse, dove lo spogliò lentamente, le unghie che graffiavano la sua pelle.
Elena lo spinse sul letto, le labbra che catturavano le sue in un bacio profondo, la lingua che invadeva la bocca di Nino. Le sue mani esplorarono il corpo di lui, slacciandogli i pantaloni e afferrando il cazzo già duro. «Bravissimo,» mormorò, inginocchiandosi per leccarlo dalla base alla punta, succhiando la cappella con voracità. Nino gemette, le dita nei capelli di lei, mentre Elena lo portava al limite con la bocca esperta, ingoiandolo fino in gola.
Poi si alzò, sfilandosi l'abito per rivelare il suo corpo mozzafiato: seni sodi, fianchi larghi e un cazzo eretto, venoso e pronto. «Ora tocca a te,» disse, guidando Nino a sdraiarsi a pancia in giù. Lui obbedì, il cuore che batteva forte, mentre lei afferrava il lubrificante dal comodino. La lingua di Elena sfiorò il suo culo, leccando il buco stretto con movimenti lenti e bagnati, spingendo dentro per ammorbidirlo. Nino ansimò, il corpo che si tendeva al piacere inaspettato.
«Rilassati, apri per me,» sussurrò lei, inserendo un dito unto, ruotandolo piano per sciogliere la resistenza, seguito da un secondo che stirava quel passaggio vergine. Nino gemette, il cazzo che sfregava contro le lenzuola, mentre Elena lo preparava con cura. Si posizionò dietro di lui, la cappella del suo cazzo premuta contro l'ingresso, spingendo avanti con fermezza. Il muscolo cedette, ingoiando la testa spessa, e Nino gridò, un misto di bruciore e godimento che lo travolse.
Lei avanzò piano, centimetro dopo centimetro, riempiendolo fino in fondo, le palle che premevano contro quelle di lui. Iniziò a muoversi, spinte lente e profonde che sfregavano contro la prostata di Nino, mandandogli ondate di piacere puro. «Senti come ti prendo? Il tuo culo è così stretto intorno al mio cazzo.» Accelerò il ritmo, affondi ritmici che facevano sbattere la pelle contro pelle, bagnati dal lubrificante. Nino gemette forte, il corpo che spingeva indietro per incontrarla, il cazzo che gocciolava pre-cum sulle lenzuola.
Elena gli avvolse una mano intorno al membro, accarezzandolo piano mentre lo inculava con forza crescente. «Prendilo tutto, bravo.» Le parole e il ritmo lo portarono al limite; Nino esplose, un orgasmo prostatico che lo fece tremare, schizzi di sborra che bagnavano il letto. Elena continuò, pompando fino a gemere forte, il suo orgasmo che la travolse, riversando fiotti caldi e densi di sborra nel culo di Nino, che colava fuori dal buco dilatato.
Nel pieno del piacere, Nino confessò tutto: la scommessa, i soldi, gli amici fuori che aspettavano il loro turno. Elena rise maliziosa, stringendo i muscoli intorno a lui mentre si ritraeva. «Interessante. Torna giù e digli che è stato difficile, che non ce la fai a continuare stasera. Ma dimmi che voglio vederli uno alla volta, nei prossimi giorni. Senza soldi. Solo per imparare il vero piacere. E tu, Nino, verrai a raccontarmi tutto.» Nino uscì barcollando, con un sorriso soddisfatto e le gambe molli, e il culo pieno di sborra , riferì agli amici: «È una bestia, ragazzi. Ha detto che è troppo per tutti e tre stasera, ma vuole vedervi uno alla volta, gratis. Solo per... insegnarvi qualcosa.» Marco e Leo si scambiarono sguardi eccitati, il giorno dopo già impazienti.
Il Turno di Marco
Il giorno successivo, Marco bussò alla porta di Elena con il cuore in gola, la busta di banconote stretta in mano. Nino gli aveva raccontato dettagli vaghi ma sufficienti a infiammarlo: «È una dea, amico. Ti farà vedere le stelle, ma preparati a sudare». Marco, ventenne con muscoli da operaio e un'aria da spaccone, entrò nell'appartamento elegante, l'aroma di sandalo che lo avvolse immediatamente.
Elena lo accolse in un negligé di pizzo trasparente, il suo cazzo delineato sotto il tessuto sottile, già semi-eretto. «Tu devi essere Marco. Nino mi ha parlato di te. Entra, non mordo... a meno che non me lo chiedi.» Lo condusse in salotto, versandogli un bicchiere di vino, ma Marco era troppo eccitato per bere. «Andiamo dritti al sodo?» propose lei, posando il bicchiere e slacciandogli la cintura.
Lo spinse contro il divano, le mani che gli abbassavano i jeans, rivelando il suo cazzo flaccido nonostante l'eccitazione. Marco arrossì, il panico che gli saliva in gola. «Merda, non... non si drizza. Non so perché, è da stamattina che...» balbettò, ma Elena gli sorrise con malizia, le dita che accarezzavano piano quel membro molle.
«Tranquillo, tesoro. Non è un problema. Lascia che mi occupi io di te.» Si inginocchiò tra le sue gambe, le labbra che sfioravano le palle, la lingua che le leccava piano, succhiandole una alla volta. Marco gemette, il corpo che reagiva al tocco esperto, ma il cazzo rimaneva ostinatamente morbido. Elena non si scoraggiò; si alzò, afferrando il lubrificante dal tavolino vicino. «Sdraiati sul divano, a pancia in giù. Ti mostrerò come si gode anche senza doverlo usare.»
Marco obbedì, il viso premuto contro i cuscini, il culo esposto mentre lei gli separava le chiappe. La lingua di Elena tornò in azione, bagnando il suo buco stretto con leccate lunghe e insistenti, spingendo dentro per lubrificarlo con saliva. «Rilassati, apri per me.» Un dito entrò piano, ruotando per sciogliere la tensione, seguito da un secondo, che stirava quel passaggio vergine. Marco ansimava, il piacere che montava nonostante l'impotenza, il corpo che tremava.
Elena si posizionò dietro di lui, il suo cazzo rigido e venoso unto di lubrificante. Premette la cappella contro l'ingresso di Marco, spingendo avanti con fermezza. «Respira, ci sei quasi.» Il muscolo cedette, ingoiando la testa spessa, e Marco gridò, un misto di bruciore e godimento che lo travolse. Lei avanzò piano, centimetro dopo centimetro, riempiendolo fino in fondo, le palle che premevano contro quelle di lui.
Iniziò a muoversi, spinte lente e profonde che sfregavano contro la prostata di Marco, mandandogli ondate di piacere puro. «Senti come ti prendo? Il tuo culo è così stretto intorno al mio cazzo.» Accelerò il ritmo, affondi ritmici che facevano sbattere la pelle contro pelle, bagnati dal lubrificante. Marco gemette forte, il cazzo flaccido che gocciolava pre-cum sul divano, il corpo che spingeva indietro per incontrarla. Elena gli avvolse una mano intorno al membro molle, accarezzandolo piano, stimolando le palle mentre lo inculava con forza crescente.
«Prendilo tutto, bravo. Senti come ti riempio?» Le parole e il ritmo lo portarono al limite; Marco esplose senza erezione, un orgasmo prostatico che lo fece tremare, schizzi deboli di sborra che colavano dal suo cazzo. Elena continuò, pompando fino a gemere forte, il suo orgasmo che la travolse, riversando fiotti caldi e densi di sborra nel culo di Marco, che colava fuori dal buco dilatato.
Si accasciarono sul divano, ansimanti, Elena che gli baciava la schiena sudata. «Vedi? Non serve drizzarsi per scopare come si deve. Torna quando vuoi, ma digli al tuo amico che il patto continua.» Marco uscì con le gambe molli, camminando con una andatura rigida e zoppicante, il culo dolorante che lo faceva storcere a ogni passo, un sorriso ebete sul viso nonostante il disagio.
Il Turno di Leo
Leo aveva esitato per tutto il giorno, ma le storie di Nino e Marco lo avevano incuriosito troppo. «Cazzo, se l'hanno fatto loro, posso farcela anch'io,» si disse, bussando alla porta di Elena il pomeriggio seguente. Lei aprì con lo stesso sorriso malizioso, indossando un corsetto di pelle che metteva in evidenza i suoi seni e il rigonfiamento evidente tra le gambe. «Il terzo moschettiere. Entra, Leo. Ho sentito che eri titubante, ma sono qui per convincerti.»
Lo portò direttamente in camera, senza preamboli, slacciandogli la camicia mentre lo baciava con urgenza, la lingua che esplorava la sua bocca. Leo tremava, eccitato e nervoso, il suo cazzo che si induriva nei pantaloni. Elena glieli calò, leccando il membro eretto per un momento, succhiando la cappella con maestria, ma poi lo fermò. «Non oggi, tesoro. Oggi impari a ricevere.» Lo girò, spingendolo sul letto a quattro zampe, il culo esposto e vulnerabile.
La sua lingua attaccò subito, bagnando l'ano di Leo con leccate insistenti, spingendo dentro per lubrificarlo con saliva calda. Leo gemette, il corpo che si inarcava al piacere nuovo. «Cazzo, che fai...» mormorò, ma Elena rise piano, inserendo un dito unto di lubrificante, ruotandolo per rilassare i muscoli tesi. Un secondo dito seguì, stirando quel buco stretto, sfregando contro la prostata e facendolo ansimare forte.
«Sei pronto per me,» disse lei, posizionandosi dietro, il suo cazzo spesso e venoso premuto contro l'ingresso. Spinse avanti, la cappella che forzava l'apertura, e Leo gridò, aggrappandosi alle lenzuola mentre lei lo penetrava piano, centimetro dopo centimetro, riempiendolo completamente. Le palle di Elena schiaffeggiarono quelle di lui quando arrivò in fondo, e iniziò a pompare, spinte profonde e ritmiche che lo facevano gemere senza sosta.
«Prendilo, Leo. Senti come ti incula il mio cazzo?» Accelerò, affondi potenti che sfregavano la sua prostata, mandandogli scariche di piacere elettrico. Leo spingeva indietro, il suo cazzo che dondolava duro sotto di lui, gocciolando pre-cum. Elena gli afferrò le anche, tirandolo contro di sé a ogni spinta, il suono bagnato dei loro corpi che echeggiava nella stanza. «Sì, così, apri quel culo per me.»
Il ritmo si fece frenetico, Elena che lo martellava con forza, le unghie che graffiavano la sua schiena. Leo esplose per primo, schizzi di sborra che colpivano il letto in fiotti caldi, il corpo scosso da un orgasmo intenso. Elena lo seguì subito, gemendo mentre riversava il suo carico nel culo di lui, la sborra che traboccava e colava lungo le cosce di Leo dal buco dilatato e rosso.
Ansimanti, si accasciarono insieme, Elena che lo accarezzava piano. «Vedi? Il vero piacere è arrendersi. Dillo ai tuoi amici: il patto è sigillato, e tornerete tutti da me.» Leo uscì con passo incerto, il culo pulsante di dolore e soddisfazione, unendosi a Nino e Marco con un ghigno complice. L'estate dei ragazzi si era trasformata in un turbine di piacere proibito, con Elena al centro, dominatrice assoluta in un mondo di desideri sottomessi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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