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Gay & Bisex

L' ospite inatteso


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
06.03.2026    |    2.037    |    1 8.7
"Di giorno, Marco fingeva di essere il turista qualunque, esplorando i vicoli di Castello con mappe in mano, mentre Roberto lo osservava da lontano, il suo sguardo possessivo che bruciava..."
L'Ospite Inatteso

Cagliari a luglio è un respiro caldo che sale dal porto e si infila nei vicoli di Castello. Marco aveva scelto quell’appartamento proprio per la sua posizione: un antico palazzo con i soffitti alti e le persiane pesanti, perfetto per nascondere quello che stava per fare. Aveva affittato una camera da un certo Roberto, un uomo di poche parole, dai modi gentili ma distaccati.

Nella sua valigia, però, non c’erano vestiti da turista. Sotto un sottile strato di camicie, Marco custodiva il suo segreto: seta nera, pizzo, calze autoreggenti e un paio di tacchi a spillo che lo facevano sentire un’altra persona. L’appuntamento era per quella sera tardi; il suo amico di sempre, quello con cui condivideva fantasie mai confessate, lo avrebbe raggiunto lì, spacciandosi per un conoscente.

La Trasformazione

Mentre il sole tramontava tingendo di rosa la roccia calcarea della città, Marco si chiuse in camera. Il rito iniziò nel silenzio assoluto. Si rase con cura, sentendo la pelle diventare liscia e sensibile. Poi indossò la lingerie: il contrasto tra il pizzo nero e il suo corpo mascolino gli mozzava il fiato. Si guardò allo specchio mentre allacciava le calze, sentendosi vulnerabile e, al tempo stesso, potentissimo. Voleva farsi possedere, voleva che quella sera non ci fossero limiti.

L'Imprevisto

Un colpo secco alla porta lo fece trasalire. Non poteva essere il suo amico, era troppo presto.

"Marco? Scusa il disturbo, sono Roberto. C'è stato un piccolo guasto all'acqua, dovrei controllare il bagno della tua camera," disse la voce profonda del padrone di casa dal corridoio.

Il panico lo gelò. Marco cercò freneticamente un accappatoio, ma inciampò nei tacchi appena calzati. Nel tentativo di restare in equilibrio, urtò una sedia.

"Tutto bene? Entro, eh?" Roberto, preoccupato dal rumore, spinse la porta che non era chiusa a chiave.

Il silenzio che seguì fu più pesante del caldo esterno. Roberto rimase sulla soglia, immobile. I suoi occhi non andarono al bagno, ma si inchiodarono sulla figura di Marco: un uomo atletico, tremante, vestito solo di pizzo nero e tacchi, con lo sguardo colmo di vergogna e desiderio represso.

La Svolta

Marco si coprì istintivamente il petto, ma Roberto non distolse lo sguardo. Non c'era giudizio nei suoi occhi, solo una scintilla che Marco non aveva mai visto prima: un'ammirazione febbrile, quasi devota.

"Eri... eri in attesa di qualcuno?" chiese Roberto, la voce ora incrinata da una nota di possesso che non riusciva a nascondere.

"Un amico," sussurrò Marco, col cuore che gli batteva contro le costole come un tamburo.

Roberto fece un passo avanti, chiudendo la porta alle sue spalle e girando la chiave. "Il tuo amico non verrà stasera. Gli manderai un messaggio."

Si avvicinò lentamente, finché Marco non sentì il calore del suo corpo. Roberto gli prese il viso tra le mani, i pollici che sfioravano gli zigomi con una tenerezza che sapeva già d'amore folle.

"Ti ho guardato dal momento in cui sei entrato in questa casa," confessò Roberto, con gli occhi che bruciavano. "Ma non avrei mai immaginato questa bellezza. Ora che ti ho visto così, non posso permettere che un altro ti tocchi. Stasera sei mio. E non solo stasera."

Roberto non voleva solo un'avventura; si era innamorato dell'audacia di quell'uomo e della grazia della sua trasformazione. Mentre le sue mani scendevano lungo i fianchi velati di seta di Marco, la stanza sembrò rimpicciolirsi, lasciando spazio solo alla loro nuova, travolgente complicità.

La Svolta

Roberto non perse tempo. Le sue labbra si posarono su quelle di Marco con un bacio possessivo, la lingua che invadeva la bocca dell'uomo atletico, assaporando il sapore salato della paura e del desiderio. Marco gemette piano, le mani che tremavano mentre si aggrappavano alla camicia di Roberto, sentendo il rigonfiamento duro premere contro la sua coscia attraverso i pantaloni.

"Siediti sul letto," ordinò Roberto con voce bassa e autoritaria, spingendo Marco all'indietro. Marco obbedì, le calze autoreggenti che frusciavano contro le lenzuola, i tacchi che ticchettavano sul pavimento di pietra. Roberto si inginocchiò davanti a lui, le mani che scivolavano lungo le cosce velate di pizzo, sfiorando l'interno morbido fino a raggiungere l'erezione pulsante di Marco, intrappolata nella seta nera.

Con un gesto lento, Roberto tirò giù le mutandine di pizzo, liberando il cazzo di Marco che balzò fuori, duro e venoso, la cappella già lucida di pre-cum. "Sei perfetto così," mormorò Roberto, prima di chinarsi e leccare la base con la lingua calda, risalendo piano fino alla punta. Marco inarcò la schiena, un ansito gli sfuggì dalle labbra mentre Roberto lo prendeva in bocca, succhiando con avidità, la bocca che avvolgeva l'asta umida.

Le mani di Roberto esploravano senza sosta: una afferrava le natiche sode di Marco, un dito che premeva contro l'ano stretto, lubrificandolo con un velo di lubrificante preso dal comodino mentre la bocca lavorava instancabile. "Voglio scoparti," grugnì Roberto, alzandosi per slacciarsi i pantaloni. Il suo cazzo balzò libero, spesso e curvo, pronto a reclamare ciò che aveva desiderato in segreto.

Marco annuì, gli occhi velati di lussuria, girandosi sul letto a quattro zampe, il culo esposto, le calze che accentuavano la curva delle gambe. Roberto prese un preservativo dal cassetto, lo srotolò sul suo membro con movimenti precisi, poi applicò generosamente lubrificante su se stesso e sull'ingresso di Marco, prima di spingere dentro con un colpo deciso. Marco gridò di piacere misto a dolore, il corpo che si contraeva intorno all'invasione, mentre Roberto cominciava a pompare, le palle che sbattevano contro la pelle.

"Sei mio," ripeteva Roberto a ogni affondo, una mano che stringeva i fianchi di Marco, l'altra che lo masturbava in sincronia. Il ritmo accelerò, sudore che colava sui corpi, il profumo di sesso che riempiva la stanza antica. Marco venne per primo, schizzi caldi che imbrattavano le lenzuola, il culo che si stringeva spasmodicamente intorno al cazzo di Roberto, spingendolo oltre il limite. Roberto esplose dentro il preservativo, riempiendolo di sborra calda, un ringhio animalesco che echeggiò tra le mura.

Esausti, crollarono sul letto, Roberto che teneva Marco stretto contro il petto, le dita che accarezzavano pigramente il pizzo umido. "Domani ti mostrerò angoli di questa casa che nessuno conosce," sussurrò. "E ogni notte, sarai così per me."

Il Clandestino

I giorni successivi furono un turbine di segreti e passione repressa. Di giorno, Marco fingeva di essere il turista qualunque, esplorando i vicoli di Castello con mappe in mano, mentre Roberto lo osservava da lontano, il suo sguardo possessivo che bruciava attraverso la folla. Ma non appena il sole calava, l'appartamento si trasformava in un nido di desideri proibiti.

Una sera, durante una cena improvvisata in cucina – olive nere, pecorino sardo e un vino rosso robusto – Roberto fece cenno a Marco di alzarsi. "Vai in salotto. Spogliati piano, come la prima volta." Marco obbedì, il cuore che accelerava mentre si toglieva i vestiti da uomo, rivelando di nuovo la lingerie nera che Roberto aveva comprato per lui: un corsetto che stringeva la vita, enfatizzando i muscoli del torace.

Roberto lo raggiunse, nudo e eretto, spingendolo contro il muro antico. "Stasera ti lego," disse, usando una sciarpa di seta per legare i polsi di Marco sopra la testa, appesi a un gancio ornamentale. Le labbra di Roberto scesero sul collo, mordicchiando la pelle sensibile, mentre le mani aprivano le gambe di Marco. Inginocchiandosi, leccò l'interno delle cosce, arrivando all'ano ancora sensibile dal giorno prima, la lingua che penetrava piano, preparando il terreno.

Marco gemette, il corpo che tremava contro le corde. Roberto si alzò, il cazzo che sfregava contro l'erezione di Marco prima di girarlo e indossare un preservativo fresco, applicando lubrificante abbondante su entrambi. Lo scopò da dietro, affondi lenti e profondi che facevano sbattere i tacchi contro il pavimento. "Dimmi che mi vuoi solo," ordinò Roberto, una mano che stringeva il collo di Marco con dolce fermezza.

"Solo te," ansimò Marco, venendo di nuovo mentre Roberto lo riempiva all'interno del lattice, il seme che si raccoglieva nel preservativo. Le notti si susseguirono così: giochi di ruolo in cui Marco era la "spia" catturata da Roberto il "padrone di casa geloso", sessioni di pompini sotto il tavolo della cucina, o scopate violente sul balcone nascosto, con il rischio che i vicini sentissero i gemiti, sempre protetti dal preservativo e lubrificati con cura.

La loro relazione clandestina crebbe in intensità, un misto di tenerezza e dominio che legava i due uomini in un patto silenzioso. Marco annullò l'appuntamento con l'amico, perso nel vortice di Roberto, mentre il padrone di casa, un tempo distaccato, rivelava un amore ossessivo che lo consumava.
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