Gay & Bisex
La compagna di banco
Kimboy74
17.02.2026 |
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"' Enrico annuì, il viso premuto contro il cuscino, i capelli lunghi sparsi come un'aura..."
L'aula universitaria era un rifugio polveroso nel pomeriggio afoso di fine primavera, con le finestre socchiuse che lasciavano filtrare un sole obliquo e il ronzio distante del traffico cittadino. Marco sedeva al banco di legno scheggiato, i quaderni aperti davanti a sé, ma la sua mente era altrove, intrappolata in un turbine di desideri che lo consumava. Accanto a lui, Aisha, la sua compagna di banco da settimane, incarnava una bellezza che lo tormentava come una febbre. Originaria del Senegal, aveva la pelle d'ebano liscia e luminosa, che catturava la luce in riflessi caldi, e un carisma quieto ma inesorabile: spalle dritte, mento alto, occhi neri profondi che sembravano ignorare il mondo intorno. Indossava una camicetta bianca semplice, sbottonata quel tanto che bastava per rivelare la curva elegante del collo, e una gonna midi che accennava alle cosce toniche. Ogni suo movimento era preciso, sicuro, come se il caos altrui non potesse sfiorarla.Marco lottava per concentrarsi sul testo di letteratura comparata, ma era inutile. Il suo sguardo scivolava inevitabilmente su di lei: il modo in cui la penna le sfiorava le labbra piene mentre leggeva, il profumo della sua pelle – un misto di vaniglia e spezie esotiche, forse l'olio di cocco che usava – che lo avvolgeva come una nebbia sensuale. Immaginava di seppellire il viso in quel collo, di leccare la pelle salata, di sentire il suo corpo premere contro il suo. Il suo cazzo era duro da ore, un'erezione persistente che premeva contro i jeans, facendogli male alle palle gonfie di tensione repressa. Ogni volta che si spostava sulla sedia, il tessuto sfregava contro l'asta sensibile, mandandogli ondate di frustrazione mista a piacere. Aisha, ignara o indifferente, sfogliava le pagine con efficienza, annotando appunti in una calligrafia ordinata. 'Hai capito questa parte sul simbolismo?' gli chiese una volta, la voce morbida ma distaccata, un velo di gentilezza che non arrivava agli occhi. Lui annuì, balbettando un 'sì' mentre il cuore gli martellava nel petto, il sudore che gli imperlava la fronte non solo per il caldo.
Il contrasto era crudele: dentro di lui, un uragano di lussuria che lo faceva sudare, il cazzo che pulsava dolorosamente, le palle pesanti come piombo; fuori, Aisha era un iceberg di compostezza, le sue mani scure che danzavano sulle pagine senza un tremito, il collo esposto come un invito proibito che lei non riconosceva. Marco fantasticava di afferrarla, di strapparle la camicetta e succhiare i capezzoli scuri che immaginava sodi sotto il tessuto, di spingere il suo cazzo duro nella sua figa calda e stretta, facendola gemere quel nome sicuro e distaccato. Ma lei restava imperturbabile, rispondendo alle sue domande con frasi brevi, un sorriso educato che alimentava solo il suo tormento. 'Concentrati, Marco. L'esame è vicino,' disse piano, senza alzare lo sguardo, e quelle parole lo colpirono come una frustrazione elettrica, il suo uccello che si contraeva nei pantaloni, una goccia di pre-eiaculato che bagnava le mutande.
La tensione raggiunse il culmine quando, cercando una penna che gli era caduta, le loro mani si sfiorarono sul banco. Le dita di Marco, umide di sudore, urtarono contro la pelle liscia e calda di Aisha – un tocco accidentale, fugace, ma che lo trafisse come una scarica. Il suo cazzo sobbalzò, le palle che dolevano di più, il desiderio che gli annebbiava la vista. Aisha ritrasse la mano con un 'scusa' neutro, riprendendo a scrivere come se nulla fosse, ma per Marco fu un'esplosione: immaginò quelle dita intorno alla sua asta, che lo pompavano con la stessa precisione con cui annotava i libri. Si morse il labbro, il respiro corto, mentre il pomeriggio si allungava in un'agonia erotica, il suo corpo in fiamme contro la freddezza di lei.
Quando la sessione finì, Marco uscì dall'aula barcollando, il cazzo ancora duro e dolorante, le palle tese al limite. Il sole pomeridiano tingeva le strade di arancione mentre tornava all'appartamento condiviso, un monolocale angusto vicino al campus. Enrico, il suo coinquilino, era lì come sempre: un ragazzo di ventitré anni con un background religioso rigido – casa e chiesa, come diceva lui – capelli lunghi castani che gli arrivavano alle spalle, viso liscio senza barba, occhi azzurri innocenti che non avevano mai conosciuto avances, né da donne né da uomini. Enrico era vergine in tutto, un'anima pura intrappolata in un corpo snello e morbido, ma Marco aveva scoperto il suo segreto: un cassetto con mutandine da donna, un fetish represso che lo rendeva perfetto per placare le sue voglie.
'Enrico, hai studiato?' chiese Marco entrando, la voce tesa, slacciandosi già la cintura mentre chiudeva la porta. Enrico, seduto al tavolo con i libri aperti, arrossì leggermente, annuendo. 'Sì, ma ho bisogno di aiuto con quel capitolo di storia.' I suoi capelli lunghi gli incorniciavano il viso, e Marco notò il modo in cui si mordeva il labbro, un'abitudine nervosa. 'Bene, ti aiuto. Ma prima...' Marco si avvicinò, il cazzo che sporgeva evidente nei jeans, e posò una mano sulla spalla di Enrico. 'Ho bisogno di te. Ora.'
Enrico esitò, come sempre, ma il suo corpo tradiva l'eccitazione repressa. 'Marco, io... non so se è giusto,' mormorò, ma si alzò, lasciando che Marco lo guidasse verso la camera. Lì, sul letto sfatto, Enrico si spogliò piano, rivelando il suo corpo pallido e liscio: petto piatto ma sensibile, cosce morbide, e sotto i boxer, le mutandine rosa che aveva già indossato – un paio di pizzo che gli stringevano il pacco piccolo, facendolo sembrare femminile. Marco gemette alla vista, il suo cazzo che liberò dai pantaloni, duro e venoso, la cappella rossa e gonfia, le palle pesanti che oscillavano. 'Mettiti quelle e fammi vedere,' ordinò, e Enrico obbedì, infilandosi le mutandine da donna con mani tremanti, il tessuto che gli avvolgeva l'uccello semi-eretto e il culo rotondo.
Marco lo spinse sul letto a pancia in giù, le mani che afferravano i fianchi di Enrico, tirandogli giù le mutandine quel tanto che bastava per esporre il buco stretto e vergine. 'Aiutami con lo studio dopo, ok? Ora placami queste palle che mi fanno impazzire.' Enrico annuì, il viso premuto contro il cuscino, i capelli lunghi sparsi come un'aura. Marco sputò sulla mano, lubrificando il suo cazzo pulsante, e lo puntò contro l'ano di Enrico, spingendo piano all'inizio. 'Rilassati, puttanella,' sussurrò, e Enrico gemette, il corpo che si apriva piano, il buco che si contraeva intorno all'asta spessa. Marco entrò di più, centimetro dopo centimetro, sentendo il calore stretto avvolgerlo, le pareti che lo massaggiavano mentre pompava con urgenza.
'Cazzo, sì... così,' grugnì Marco, le mani che stringevano i capelli lunghi di Enrico, tirandoli indietro per inarcargli la schiena. Enrico ansimava, il suo uccello che sfregava contro le mutandine, gocciolando pre-cum sul lenzuolo. Non aveva mai ricevuto avances, ma con Marco era diventato routine: il pomeriggio di studio interrotto da scopate rapide e disperate. Marco accelerò, il cazzo che sbatteva dentro il culo di Enrico, le palle che schiaffeggiavano la pelle morbida, il dolore accumulato che si dissolveva in piacere rovente. 'Senti quanto sono piene per te,' ringhiò, e Enrico rispose con un gemito soffocato, 'Prendilo tutto... ti aiuto dopo.'
Marco lo scopò forte, il letto che cigolava, il sudore che colava sui loro corpi. Immaginava Aisha lì, la sua pelle d'ebano contro quella pallida di Enrico, ma era il culo stretto del coinquilino a farlo venire. Con un urlo rauco, esplose, il cazzo che pulsava mentre sparava fiotti caldi di sperma dentro Enrico, riempiendolo fino a far colare il liquido bianco sulle mutandine abbassate. Enrico tremò, venendo a sua volta senza toccarsi, il suo sborra che bagnava il pizzo femminile. Marco crollò su di lui, ansimante, il cazzo che si ammorbidiva piano nel calore residuo.
Dopo, si rivestirono in silenzio. Enrico si pulì, arrossendo, e tornarono ai libri. 'Grazie per l'aiuto,' disse Marco, la voce più calma ora, le palle svuotate e il desiderio placato. Enrico sorrise timido, i capelli scompigliati. 'Di niente. Ora studiamo.' Il pomeriggio continuò così, un rituale di studio e sollievo, mentre l'ossessione per Aisha aleggiava ancora nella mente di Marco, pronta a rinfocolarsi il giorno dopo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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