Gay & Bisex
Carico proibito
15.10.2026 |
2.111 |
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"Mauro restò fermo qualche secondo, il cazzo che gli pulsava, le gambe che tremavano leggermente..."
Capitolo 1Mauro aveva diciannove anni e un diploma ancora caldo in mano. Il corpo snello, definito dalle ultime sessioni in palestra fatte più per abitudine che per passione, un culo a mandolino pieno e pronunciato che faceva risaltare i jeans, capelli biondi mossi che gli cadevano sulle spalle e quegli occhi castani brillanti, sempre un po’ troppo curiosi. Non sapeva che fare della sua vita. La madre, stanca di vederlo girare per casa, gli aveva messo in mano la valigia e spinto verso lo zio Paolo.
Paolo era il marito della sorella di sua madre. Un uomo massiccio, quasi cinquantenne, con una barba scura e densa che gli copriva la mascella larga, capelli corti e scuri, spalle enormi e un petto peloso da orso. Il torace era un tappeto di peli scuri e spessi che scendevano fino al ventre, le braccia grosse e venate, le cosce potenti. Quando era in casa, a torso nudo, sembrava occupare tutto lo spazio. Mauro lo aveva sempre guardato con una complicità strana, un silenzio che non era mai solo familiare.
«Sali, ragazzo», gli aveva detto Paolo quella mattina, aprendo lo sportello del camion. La cabina odorava di diesel, tabacco e un leggero sentore di sudore maschile. «Facciamo un giro lungo. Vedrai un po’ d’Europa.»
Mauro era salito. La valigia dietro, lo zio al volante. Le ruote avevano cominciato a ruggire sull’asfalto e il viaggio era iniziato.
Le prime ore furono silenziose. Il paesaggio scorrevano fuori dal finestrino: campi, cartelli, autostrade. Paolo guidava con una mano sola, l’altra appoggiata sul cambio. Le dita grosse, le nocche irte di peli. Mauro lo guardava di nascosto. Le braccia forti che reggevano il volante, le cosce aperte nei pantaloni da lavoro, il pacco che si disegnava chiaro sotto la stoffa. Ogni tanto lo zio accendeva una sigaretta, aspirava profondamente e soffiava il fumo verso il tetto. L’odore acre e caldo riempiva la cabina. Mauro sentiva il sangue scendere più in basso ogni volta.
Paolo spezzò il silenzio senza togliere gli occhi dalla strada.
«Allora, Mauro… hai lasciato qualche ragazza a casa? O sei ancora libero come l’aria?»
Mauro abbassò lo sguardo. Le dita gli stringevano i jeans sulle cosce. Farfugliò qualcosa, la voce bassa e un po’ confusa.
«Boh… per ora no. È estate, sai… libertà del momento. Niente di fisso. Vediamo.»
Paolo non insisté. Tirò un’altra boccata di sigaretta. Il fumo gli uscì lento dalle narici. Restò in silenzio, ma Mauro ebbe la netta sensazione di essere osservato. Di tanto in tanto lo zio gli lanciava un’occhiata laterale, breve, attenta, come se stesse registrando qualcosa. Poi tornava a guardare la strada. Nulla di più. Il viaggio proseguì.
Mauro continuò a guardarlo di nascosto. Le mani sullo sterzo, le cosce, il pacco. Ogni tanto si accorgeva che lo sguardo dello zio si posava su di lui per un secondo di troppo, ma Paolo non diceva niente. Solo il motore e il fruscio dell’aria.
Verso mezzogiorno fermarono all’autogrill. Il parcheggio era pieno di camion. L’aria odorava di gasolio, cibo fritto e asfalto caldo. Entrarono. Paolo andò dritto verso i bagni. Mauro lo seguì, il cuore che batteva troppo forte.
Il bagno degli uomini era grande, piastrellato di grigio, un po’ umido. L’odore di disinfettante e di piscio misto a sapone industriale. Gli orinatoi a muro erano allineati, senza divisori. Paolo si piazzò a uno, aprì la cerniera con naturalezza e tirò fuori il cazzo.
Mauro restò fermo un secondo di troppo. Lo vide.
Era grosso. Spesso, pesante, semi-morbido, con un glande largo e rosato che spuntava dal prepuzio. I peli del pube scuri e folti, le palle pesanti. Paolo urinò senza fretta, il getto potente. Mauro sentì il sangue salire alle tempie e scendere dritto al cazzo. Si avvicinò all’orinatoio di fianco, aprì i jeans e tirò fuori il suo, già mezzo duro.
Paolo non si girò. Continuò a guardare davanti a sé. Ma Mauro sentì lo sguardo. Lo zio aveva notato. Senza dire una parola. Solo un attimo di silenzio più lungo del necessario, poi Paolo si scosse il cazzo una, due volte, con calma, e lo infilò di nuovo nei pantaloni. Si lavò le mani al lavandino, si guardò allo specchio, poi uscì senza aggiungere nulla.
Mauro restò fermo qualche secondo, il cazzo che gli pulsava, le gambe che tremavano leggermente. Si rimise a posto, si lavò le mani con acqua fredda e uscì.
Fuori, lo zio lo aspettava accanto al camion, una sigaretta nuova tra le labbra. Gli fece cenno di salire.
Mauro salì. La cabina sembrava più piccola. L’odore di Paolo era ovunque. Si sistemò sul sedile, le cosce strette, il cazzo ancora semi-duro nei jeans.
Paolo accese il motore. Non disse niente. Non fece alcun commento. Solo, mentre innestava la marcia, gli lanciò un’occhiata laterale, lunga un secondo di troppo. Attenta. Come se stesse ancora studiando qualcosa.
Poi tornò a guardare la strada.
Il camion ripartì. L’autostrada si aprì davanti a loro.
Mauro restò in silenzio, il cuore che gli batteva in gola, le mani strette sui jeans, e lo sguardo che tornava, di nuovo, alle cosce dello zio, alle braccia, al pacco che ora era chiaramente più pieno sotto i pantaloni.
Il viaggio era appena cominciato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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