Gay & Bisex
Gli inizi di Nico
03.02.2025 |
1.563 |
3
"Oramai andavo avanti da 10 minuti buoni, tra le cosce del mio capo si era formato un lago di saliva e umori..."
In piena adolescenza mi ritrovai ad abbandonare la scuola perché non ne volevo proprio sapere di stare sui libri. Avevo la testa altrove, i primi bollori, le seghe con gli amichetti nei ruderi dietro la scuola, i pensieri sconci mi portavano lontano dalle materie scolastiche. Così i miei genitori, umili lavoratori mi spronarono a cercare lavoro ed essendo di corporatura esile, optai per un salone per uomini, il cui proprietario era un amico di famiglia.
Il primo giorno che andai a lavorare ero stranamente su di giri. Il pensiero di essere circondato tutto il giorno da un branco di uomini mi rendeva eccitato. Perché si, avevo capito che apprezzavo più un corpo duro e peloso che delle tette morbide e delicate. Già con i miei amici durante le seghe che ci facevamo, avevo provato a toccare Ivano, un coetaneo molto più sviluppato degli altri e in un paio di occasione mi sono ritrovato a menare il cazzo sia suo che degli altri li presenti. Da lì a sbocchinarli il passo è stato breve.
Ma torniamo al salone.
Il proprietario, il signor Franco, un uomo di circa 50 anni, alto e corpulento, con grossi avambracci pelosi e un paio di baffoni sempre puliti e sistemati, era gentile nei miei confronti, mi insegnò il mestiere e mi sentivo utile. Spesso dopo aver spazzato e sistemato, mi fissavo a guardare i suoi grossi polsi, le sue grosse mani che lavoravano prima su uno poi sull'altro cliente e lui se ne accorse. Si accorse pure che non ero come gli altri ragazzini, notò il mio modo garbato, il modo di muovermi sinuosamente, e una sera dopo chiusura mentre finivo di pulire mi si avvicinò da dietro e mi appoggiò una mano sulla schiena dicendomi:
"sai Nico, in paese circolano certe voci su quello che fai giù ai ruderi....Si dice che sei diventato molto bravo ad intrattenere i tuoi amichetti e tutti ti vogliono provare... Ma non ho capito bene cos'è che fai... Puoi farmi vedere?"
Dicendo questo, la mano scivolava giù sui miei fianchi e mi fece sentire l'ingombro vivo proprio sul culetto. Avvampai e mi girai di scatto e lo fissati dritto negli occhi, poi scesi sul suo pacco e di nuovo negli occhi. Senza rendermene conto la mia manina andò a poggiarsi sul suo pacco e comincia a trastullarlo sopra i calzoni.
Che senzazione magnifica... Sentire il suo cazzo dentro i pantaloni che ad ogni mio tocco balzava di gioia...Poggiando le suo grosse mani sulle mie spalle mi disse:
"Non credo sia solo questo.... Credo che tu faccia altro..."
E mi spinse giù con forza. Caddi sulle ginocchia e mi avvicinai con il viso al suo cavallo, strofinandomici sopra. Con i denti presi la zip e la cala e con le mani sbottonai i calzoni facendoli scivolare giù... Mi si parò davanti il grosso pacco pieno e una ventata di odore mascolino mi penetró il cervello tramite le narici. Guardai in alto, dritto nei suoi occhi quando mi fece un cenno con la testa ed io abbassati anche le bianche mutande.
Un cazzo di notevoli dimensioni salto fuori, cicciotto, duro ma non troppo, incorniciato da un pube rasato e curato e sotto un bel paio di palle grosse e pesanti ciondolavano avanti e indietro. Le accarezza con la mia manina mentre alitavo in preda dall'eccitazione sulla sua cappella. Il signor Franco ebbe un fremito, spinse in avanti il bacino e nello stesso momento io aprí la bocca e lo feci accomodare dentro. Chiusi gli occhi per la goduria, il pisello mi stava scoppiando nelle mutande e con le manine andai ad accarezzare i due tronchi pelosi che aveva per gambe. Mentre con la testa andavo avanti e indietro facendo gonfiare di più il pistone. Il signor Franco fece un sospiro di goduria e mi disse: "ahhh... Ecco... Ecco perché sei tanto richiesto... Mmmmhh... Così piccolo, vediamo che sai fare... Aaahhh..."
Portai le manine una sulle palle e una sull'asta mentre sentivo il suo cazzo oramai duro come il marmo farsi strada nella mia gola. Iniziai un pompino magistrale come non mi era mai capitato. Feci così bene il mio lavoro che il signor Franco si è dovuto sedere sulla poltrona da barbiere sbuffando e godendo come un toro.
Oramai andavo avanti da 10 minuti buoni, tra le cosce del mio capo si era formato un lago di saliva e umori. Quello che potevo succhiare succhiavo ma il resto per la forza di gravità finiva giù. Lui con la testa indietro e la manona sulla mia testa dettava il ritmo è ad un certo punto mi prese per le orecchie mentre si faceva più rigido, annaspando e sbuffando velocizzó il movimento è piantandomelo tutto in gola esplose. Esplose nel vero senso della parola. Emise un verso animalesco e un fiume di seme mi venne sparato dritto in gola e poi continuando il sali e scendi, e dentro e fuori, mi fece assaporare il suo gusto e me la spalmó pure tra il naso gli occhi e la fronte. Ero completamente suo. Stavo lì tra le sue cosce completamente in estasi, boccheggiando, con un occhio chiuso e uno aperto, tutto impiastricciato del suo seme. Lui mi guardo esausto ma fiero ed incredulo di ciò che ero riuscito a fare. Raccolse con le sue ditona la sborra in giro per il mio viso e mi imboccava. Solo allora mi venne di fare un paragone e glielo dissi. Praticamente un suo dito era grosso come il cazzo dei miei amichetti. Scoppiò in una grossa risata aiutandomi a sistemarmi e pulire, ci lavammo ed uscimmo: "A domani Nico.... Cerca di venire mezz'ora prima dell'apertura che voglio ancora la tua bocca..."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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