Gay & Bisex
Canyon boys 12
13.10.2026 |
549 |
2
"Quando Bryan fu completamente duro, Tony si staccò, si calò i jeans e lo girò delicatamente sulla pancia..."
Il giorno dopo il sole era già alto quando Bryan aprì gli occhi.Il corpo gli doleva in modo dolce e profondo. Ogni muscolo sembrava ricordare la notte prima. Si trovava ancora nel fienile, avvolto nella coperta sudicia di sesso e fieno, nudo. Qualcuno gli aveva sistemato un secchio d’acqua fresca e un asciugamano vicino. Jake, probabilmente.
La porta del fienile scricchiolò. Jake entrò con due bottiglie d’acqua e un panino avvolto in un tovagliolo.
«Non alzarti», ordinò senza preamboli, posando il cibo accanto a lui. «Oggi resti qui. Io e tuo padre gestiamo i cavalli. Tu riposi.»
Bryan cercò di protestare, ma la voce gli uscì roca. «Non posso stare fermo tutto il giorno…»
«Puoi e lo farai.» Jake si chinò, gli accarezzò i capelli biondi ancora unti di sudore e polvere, poi gli baciò la fronte con una tenerezza che stonava con tutto quello che si erano fatti la notte prima. «Hai preso due cazzi per ore. Se provi a montare in sella oggi, cadi.»
Bryan annuì, troppo stanco per discutere. Jake gli sorrise di lato, poi si tolse la cintura e si calò appena i jeans.
«Però una cosa puoi farla», mormorò. «Apri la bocca.»
Bryan obbedì. Jake gli mise il cazzo già mezzo duro tra le labbra e iniziò a muovere i fianchi con lentezza, una mano appoggiata alla balla di fieno sopra la testa di Bryan. Non ci volle molto. Bryan succhiava ancora assonnato, gli occhi semichiusi, e Jake venne in silenzio, il respiro corto, una mano che gli teneva i capelli. Poi si ritrasse, gli pulì il mento con il pollice e gli diede un bacio lento sulla bocca.
«Riposa. Torno più tardi.»
E uscì.
Tony non resistette nemmeno fino a pranzo.
Aveva detto che doveva tornare in paese per sistemare delle pratiche e riprendere il pickup. Invece, alle undici e mezza, la sua macchina riapparve sulla strada sterrata sollevando una nuvola di polvere. Jake lo vide arrivare dal paddock. Si asciugò le mani sul jeans e andò incontro a lui con passo lento.
«Pensavo fossi a Tusayan», disse Jake, voce neutra.
Tony scese, il cappello calato, gli occhi scuri che andarono subito verso il fienile.
«Ho cambiato idea. Dov’è Bryan?»
«A riposare. Come deve.»
Tony lo fissò. «Da solo?»
Jake inclinò appena la testa. «Per ora.»
I due uomini si misurarono in silenzio. L’aria tra loro era carica. Non c’era più solo gelosia: c’era qualcosa di più grezzo, una competizione muta che nessuno dei due voleva ammettere ad alta voce.
Tony fu il primo a muoversi. Attraversò il cortile e entrò nel fienile senza bussare. Bryan era ancora disteso, nudo sotto la coperta, gli occhi chiusi. Si svegliò solo quando sentì il peso di qualcuno sedersi accanto a lui.
«Tony…» mormorò, la voce ancora roca.
Tony non rispose subito. Gli scostò la coperta e lasciò scorrere lo sguardo sul suo corpo segnato: morsi sulle spalle, lividi leggeri sui fianchi, il sedere ancora arrossato. Si chinò e gli baciò lo sterno, poi scese più in basso, fino a prendere il cazzo di Bryan in bocca senza preavviso.
Bryan gemette, una mano che andò a posarsi sui capelli scuri di Tony. L’uomo lo succhiò con calma, profondamente, come se avesse tutto il tempo del mondo. Quando Bryan fu completamente duro, Tony si staccò, si calò i jeans e lo girò delicatamente sulla pancia.
«Ancora aperto», mormorò, passando due dita tra le natiche. «Perfetto.»
Entrò lentamente, gemendo contro la schiena di Bryan. Questa volta il ritmo fu più dolce di quello della notte, quasi possessivo. Tony lo scopava con spinte lunghe e profonde, una mano che gli stringeva un fianco, l’altra che gli accarezzava i capelli.
«Ieri sera eri nostro», ansimò all’orecchio di Bryan. «Oggi sei di nuovo mio. Almeno per un po’.»
Bryan non rispose. Si limitò a spingere i fianchi all’indietro, il viso sepolto nella coperta. Venne senza toccarsi, con un gemito soffocato, e Tony lo seguì poco dopo, svuotandosi dentro di lui con un suono basso e soddisfatto.
Quando uscì, gli pulì il sedere con l’asciugamano e gli sistemò di nuovo la coperta addosso.
«Riposa», disse, eccheggiando le parole di Jake. «Torno stasera.»
Jake tornò nel primo pomeriggio. Trovò Bryan ancora nudo, ancora steso, ma con gli occhi aperti e un’espressione strana in volto.
«È venuto», disse Bryan senza preamboli.
Jake annuì, togliendosi la camicia sudata. «Lo so. Ho visto la macchina.»
Si chinò e gli baciò la bocca, assaporando forse ancora il sapore di Tony. Poi si calò i jeans e si sedette a cavalcioni sul torace di Bryan, il cazzo duro che gli sfiorava le labbra.
«Apri», ordinò di nuovo.
Bryan obbedì. Questa volta Jake fu meno paziente. Gli usò la bocca con ritmo deciso, i fianchi che battevano contro il suo viso, una mano che gli teneva i capelli. Quando venne, lo fece gemendo il nome di Bryan, e restò dentro la sua bocca finché non ebbe finito di tremare.
Poi scese e si stese di fianco a lui, una gamba gettata sopra le sue.
«Ti sta mettendo pressione», disse alla fine, guardando il soffitto di legno.
Bryan restò in silenzio per un pezzo. Poi, a voce bassa:
«Tutti e due mi state mettendo pressione. E io… io non voglio che tra voi due succeda qualcosa. Non in quel senso. Non voglio diventare il motivo per cui vi odiate. O peggio.»
Jake si voltò a guardarlo. Gli occhi grigi erano seri.
«Non ti odio», disse. «E non odio nemmeno lui. Ma non fingere che sia facile vederti pieno del suo seme un’ora dopo che ti ho riempito io.»
Bryan chiuse gli occhi. Il corpo era sazio, ma la testa no. Si sentiva tirato da due parti, e la paura che Jake e Tony finissero per farsi del male a vicenda gli pesava più del dolore fisico.
Fuori, il sole iniziava a calare. E tutti e tre sapevano che la sera avrebbe portato di nuovo Tony al ranch.
E con lui, di nuovo, la tensione.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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