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Gay & Bisex

Marco and Alvin 33


di MASQUARATE
10.09.2026    |    564    |    3 7.5
"E Marco, tra le braccia di Alvin, sapeva già che quella fame, almeno per qualche giorno, era stata sazia in un modo nuovo e memorabile..."
Il venerdì sera l’aria era calda e ferma.
Alle diciannove in punto una macchina scura salì per la strada di ghiaia e si fermò nel piazzale. Luca scese con una valigia piccola e un’aria composta. Aveva trentadue anni, i capelli castani corti, un fisico tonico e proporzionato, spalle definite, addome piatto e gambe solide. Indossava una camicia bianca leggera e pantaloni scuri. Quando Marco e Alvin uscirono incontro a lui, sorrise con educazione.
«Buonasera. Sono Luca.»
Alvin strinse la mano per primo, lo sguardo calmo e valutativo. «Alvin. Questo è Marco. Benvenuto.»
Entrarono in casa. Il salone era illuminato da luci basse, c’era odore di bergamotto e di legno. Eddy era rimasto in cucina, discreto, come pattuito. Alvin fece accomodare Luca sul divano e preparò i cocktail di benvenuto: gin tonic freschi, con una fetta di limone del giardino. Si sedettero.
La conoscenza iniziale fu breve e chiara.
Luca parlò poco, con tono misurato. Disse di lavorare tra Milano e la Sicilia, di aver cercato un posto esattamente così: discreto, con regole precise, e con la possibilità di lasciare le decisioni a chi gestiva la casa. Alvin spiegò in poche frasi come funzionava: lui dirigeva, Marco era disponibile, i limiti venivano rispettati. Luca annuì, bevve un sorso e posò il bicchiere.
«Ho capito. Sono nelle vostre mani.»
Alvin lo guardò un attimo più a lungo, poi fece un cenno.
«Allora saliamo.»
La camera di mezzo era pronta: lenzuola bianche tese, luci regolabili, un piccolo frigo aperto con acqua e lubrificante già sul comodino. Alvin chiuse la porta. Eddy non era entrato.
«Spogliati», disse Alvin a entrambi.
Marco e Luca obbedirono. Quando Luca restò nudo, Marco sentì il respiro bloccarsi un secondo. Il corpo era davvero tonico, pelle liscia, muscoli disegnati senza esagerazione. Il cazzo, ancora morbido, era di dimensioni normali ma molto bello: curvato verso il basso vene in rilievo sotto la pelle sottile, una cappella tonda e rosa scuro, e due palle piene, pesanti, perfettamente rasate e proporzionate. Tutto ordinato, pulito, quasi elegante.
Alvin lo osservò in silenzio, poi parlò.
«Marco. In ginocchio. Comincia con la bocca. Lento. Voglio che lo assaggi bene.»
Marco si inginocchiò. Prese il cazzo di Luca tra le labbra. Il sapore era pulito, leggero, con un retrogusto caldo di pelle. La cappella era davvero saporita; Marco ci girò intorno con la lingua, poi scese lungo il fusto curvo, sentendo le vene sotto le labbra. Luca emise un suono basso, controllato. Le mani gli restavano lungo i fianchi, senza toccare.
Alvin si sedette sulla poltrona, si tolse la maglietta e aprì i pantaloni, lasciando libero il proprio cazzo già duro.
«Più a fondo. Prendi le palle in bocca una alla volta. Leccale.»
Marco obbedì. Le palle di Luca erano calde, lisce, dal sapore intenso. Le succhiò piano, poi tornò sul cazzo, ormai completamente duro e curvato verso l’alto. Continuò a lungo. Luca restava duro, ma non sembrava vicino. Alvin se ne accorse.
«È uno di quelli che reggono», mormorò, quasi divertito. «Bene. Marco, a pecora sul letto. Luca, dietro. Entra quando ti dico.»
Marco si sistemò. Luca gli aprì le natiche, si lubrificò con cura e aspettò. Alvin fece un cenno. Luca entrò con una spinta lenta e precisa. Il cazzo curvo premeva esattamente nel punto giusto. Marco gemette, la fronte contro le braccia. Alvin gli si avvicinò e gli tenne i capelli, costringendolo a guardarlo mentre veniva scopato.
«Ritmo medio. Non accelerare. Voglio che lo senta tutto.»
Luca eseguì. Spingeva con regolarità, il corpo tonico che si muoveva senza sforzo apparente. Passarono i minuti. Marco era già vicino, ma Luca restava saldamente duro, il respiro solo un po’ più pesante. Alvin cambiò posizione due volte: prima Marco sopra, a cavalcioni, poi di nuovo a pecora, poi di fianco. Ogni volta Luca entrava con la stessa precisione, la curva del suo cazzo che toccava dove faceva più effetto.
Dopo quasi un’ora Alvin decise di intervenire.
Si alzò, si tolse i pantaloni e si sistemò davanti a Marco.
«Aprila. Succhiami mentre lui ti scopa.»
Marco prese il cazzo di Alvin in bocca. Ora era pieno da entrambe le parti. Alvin gli teneva la testa e dettava il ritmo. Luca, dietro, continuava con spinte profonde e costanti. Il suono umido riempiva la stanza.
Solo dopo molto tempo Luca diede i primi segnali. Alvin lo notò subito.
«Adesso puoi venire. Dentro.»
Luca accelerò per la prima volta, le mani strette sui fianchi di Marco, e venne con un gemito basso e lungo, riempiendolo di getti caldi e densi. Marco, sentendolo pulsare, venne a sua volta, il corpo che si contraeva. Alvin si ritirò dalla bocca di Marco e si toccò più velocemente, venendo poco dopo sul viso e sulla lingua del ragazzo.
Pensavano fosse finita.
Invece Luca, dopo pochi minuti di respiro, era di nuovo duro. Il cazzo curvo tornò a sollevarsi, le vene ancora più evidenti. Alvin alzò un sopracciglio, sorpreso e visibilmente eccitato.
«Ancora?»
Luca annuì, il respiro già calmato. «Se mi permettete.»
Alvin sorrise di lato. «Marco. Sulla schiena. Gambe aperte.»
Il secondo round fu più intenso. Luca entrò di nuovo e questa volta Alvin gli diede più libertà di ritmo. Marco lo prendeva guardandolo in faccia, mentre Alvin ogni tanto gli sussurrava all’orecchio quanto era bello così, pieno, segnato. Luca resistette ancora a lungo, poi venne una seconda volta, altrettanto abbondante.
E non era finita.
Dopo una breve pausa, in cui bevvero acqua e si asciugarono il sudore, Luca era di nuovo pronto. Alvin scosse la testa, quasi incredulo, e ordinò la terza volta: Marco a pecora, Eddy chiamato in camera solo per tenere i fianchi di Marco fermi mentre Luca lo scopava. Alvin stava seduto di fronte, si toccava, e alla fine entrò anche lui nella bocca di Marco. Quando Luca venne per la terza volta, Marco era ormai un tremito continuo, il buco sensibile e colante, il viso lucido.
Solo allora Alvin decise che bastava.
Fece uscire Luca, si sistemò dietro Marco e lo prese con spinte profonde e possessive, reclamandolo. Venne dentro di lui con un gemito grosso, mentre Marco, esausto, veniva ancora una volta solo dalla pressione.
Quando tutto finì, Luca era disteso sul letto, il corpo tonico lucido di sudore, il cazzo finalmente morbido ma ancora bello. Guardò il soffitto e disse, con la stessa voce composta di prima:
«Grazie. È stato… esattamente quello che cercavo.»
Alvin annuì. Marco non riusciva ancora a parlare. Si sentiva piacevolmente segnato: il buco pulsava, le cosce tremavano, la mente era vuota e piena allo stesso tempo. Ogni movimento gli ricordava le tre volte consecutive, la curva di quel cazzo, la resistenza quasi incredibile di Luca.
Eddy, che era rimasto in silenzio nell’angolo dopo essere stato chiamato, portò asciugamani caldi e acqua. Luca si pulì con calma, si rivestì parzialmente e, prima di ritirarsi nella sua camera per la notte, strinse la mano ad Alvin e accarezzò piano i capelli di Marco.
«Se un giorno vorrete ripetere… sono disponibile.»
Quando la porta si chiuse, Alvin si stese accanto a Marco e gli passò una mano lenta sulla schiena.
«Primo cliente», mormorò. «E ti ha segnato per bene.»
Marco, la voce roca, riuscì solo a rispondere:
«Sì… cazzo, sì.»
Fuori la notte di Sicilia era calda e quieta.
Dentro la casa, il primo ospite aveva lasciato il suo segno.
E Marco, tra le braccia di Alvin, sapeva già che quella fame, almeno per qualche giorno, era stata sazia in un modo nuovo e memorabile.
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