Gay & Bisex
Operai di vita
19.09.2026 |
3.020 |
1
"Quando suonò la sirena di fine turno, Davide era stanco, sporco, e con un nodo strano nello stomaco..."
Capitolo 1 – Il primo giornoL’odore arrivò prima di tutto.
Olio di macchina, metallo caldo, sudore maschile e quella polvere grigia che si posava su tutto. Davide varcò il cancello della fabbrica metalmeccanica alle 6:47 del mattino, con lo zaino a tracolla e le mani un po’ sudate. Aveva ventitré anni, i capelli neri corvino mossi e disordinati che gli cadevano sulla fronte, gli occhi verdi chiari che sembravano quasi fuori posto in quel luogo grigio. Il corpo era atletico ma non da palestra: spalle larghe, pettorali appena accennati sotto la maglietta scura, addome piatto, braccia forti senza essere gonfie. Aveva un’aria un po’ innocente, le labbra carnose e lo sguardo che abbassava spesso, come se non volesse attirare troppa attenzione.
Nessuno sapeva. Nessuno doveva sapere.
Il capo reparto, un uomo di nome Moreno Scalzi, lo accolse con una stretta di mano ruvida. Moreno aveva cinquant’uno anni, corpo massiccio da chi ha lavorato tutta la vita col ferro, capelli grigi tagliati cortissimi, barba ispida e una voce rauca da fumatore. Gli occhi chiari, quasi grigi, lo studiarono un secondo di troppo.
«Sei il nuovo. Davide, giusto? Oggi stai con i ragazzi del tornio. Non fare il fighetto e non farti male.»
Lo accompagnò nel capannone. Il rumore era costante: torni che giravano, presse che battevano, voci maschili che si alzavano sopra il fracasso. L’aria era calda anche di mattina. L’odore di lubrificante e di corpi che sudavano già da ore gli entrò nel naso e gli restò addosso.
Gli presentarono il gruppo.
Il primo che gli strinse la mano con troppa forza fu Lorenzo “Renz” Verdura: trentotto anni, alto quasi un metro e novanta, spalle enormi, petto largo e peloso che si intravedeva dalla tuta aperta sul petto, capelli castani scuri e un sorriso da lupo. Aveva le mani enormi, callose, e quando parlava teneva lo sguardo fisso.
«Benvenuto, occhiverdi. Qui si suda davvero.»
Accanto a lui c’era Tobias “Tobi” Krenn, austriaco naturalizzato, trentadue anni, corpo secco e nervoso, muscoli lunghi da chi solleva pezzi tutto il giorno, capelli biondo scuro rasati ai lati, occhi grigio-acciaio e un tatuaggio di una chiave inglese sul collo. Parlava poco, ma quando lo faceva la voce era bassa e diretta.
Poi c’era Elia Moretti, ventotto anni, il più giovane del gruppo dopo Davide. Elia aveva un fisico più snello ma definito, braccia venose, capelli neri ricci legati in una coda bassa, labbra sottili e uno sguardo che sembrava sempre un po’ divertito. Portava una catenina d’argento sul petto peloso.
Davide annuì a tutti, sorrise a mezza bocca e abbassò lo sguardo. Sentì già lo sguardo di Renz che gli restava addosso mentre si cambiava nello spogliatoio.
Lo spogliatoio era piccolo, umido, pieno di armadietti di metallo e di quell’odore denso di sudore vecchio, deodorante scadente e olio. Davide si tolse la maglietta. Il torace pallido, i pettorali appena segnati, i capezzoli rosati. Quando abbassò i pantaloni e restò solo nei boxer neri stretti, sentì il silenzio di un secondo di troppo.
Renz, già a torso nudo, si passò una mano sul petto peloso e sorrise.
«Non sei mica del tutto un principiante di palestra, eh.»
Davide arrossì. «Un po’… ogni tanto.»
La voce gli uscì più bassa di quanto volesse.
Tobi lo guardò di sottecchi mentre si allacciava le scarpe da lavoro. Elia invece gli passò vicino e gli diede una pacca leggera sulla spalla nuda.
«Se hai bisogno di qualcosa, chiedi. Qui se non ti fai sentire ti mangiano.»
Davide annuì. Il contatto della mano calda di Elia sulla pelle gli lasciò un brivido che non doveva avere.
Il turno iniziò.
I pezzi di metallo erano pesanti, l’olio gli sporcava le mani, il calore del tornio gli saliva sul viso. Sudava. La maglietta scura gli si appiccicava alla schiena. Ogni tanto alzava lo sguardo e trovava Renz che lo osservava da lontano, le braccia incrociate sul petto largo, il sorriso appena accennato.
A metà mattina, mentre caricava una cassa di pezzi grezzi, Renz gli si avvicinò da dietro. La voce gli arrivò bassa, vicina all’orecchio, insieme all’odore di sudore e di sigaretta.
«Hai le braccia più forti di quanto sembri, occhiverdi. E il culo… beh. Si vede anche sotto la tuta.»
Davide si irrigidì. Il cuore gli batteva forte. Non rispose. Continuò a lavorare, ma sentì il sangue salirgli alle guance e qualcosa di caldo e pericoloso muoversi più in basso.
Il resto della giornata passò tra rumori, ordini, sudore e quello sguardo che non lo lasciava.
Quando suonò la sirena di fine turno, Davide era stanco, sporco, e con un nodo strano nello stomaco.
Nello spogliatoio Renz si spogliò lentamente, senza nascondersi. Il corpo era massiccio, il petto peloso, il cazzo già mezzo duro che gli batteva contro i boxer grigi. Non disse niente. Si limitò a guardare Davide mentre quest’ultimo si toglieva la tuta e restava di nuovo solo nei boxer umidi di sudore.
Davide abbassò lo sguardo. Sentì lo sguardo di Renz sulla sua schiena, sul culo, sulle cosce.
E per la prima volta da quando aveva messo piede lì dentro, capì che qualcosa stava già cambiando.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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