Gay & Bisex
Sotto la guardia 7&8
15.09.2026 |
1.130 |
1
"Manuel lo sentì anche lui: gli occhi si socchiusero per un istante, come se avesse staccato il cervello..."
Capitolo 7Tobia chiuse la porta di casa alle sue spalle e si accasciò contro di essa.
Il cuore gli batteva ancora troppo forte. Le labbra gli bruciavano. Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva lo stesso istante: il calore della bocca di Rocco, le sue mani che si erano strette sui fianchi, quel secondo in cui Rocco aveva risposto al bacio prima che lui scappasse.
Si passò una mano sulla faccia.
«Che cazzo ho fatto…»
Salì in camera, si tolse le scarpe senza accendere la luce e si sdraiò sul letto, ancora con i vestiti della palestra. L’odore di sudore e di cuoio gli restava addosso, mescolato a qualcosa di Rocco. Si coprì il viso con un braccio.
Era spaventato.
Eccitato.
In colpa.
Aveva baciato il suo allenatore. Un uomo di trentatré anni, serio, controllato, che gli aveva solo offerto sostegno. E lui, invece di restare, di dire qualcosa, era scappato come un ragazzino.
Il telefono vibrò sul comodino dopo quasi un’ora.
Tobia lo guardò come se potesse morderlo.
Lo sbloccò.
Rocco: Tutto ok?
Due parole. Secche. Controllate.
Poi, quasi subito:
Rocco: Non sono arrabbiato.
Tobia fissò lo schermo a lungo. Il cuore gli si era rimesso a correre. Digitó e cancellò tre volte. Alla fine scrisse solo:
Tobia: Ok.
Non arrivò nient’altro.
Ma quelle due frasi gli restarono stampate dietro gli occhi per il resto della notte. Non riuscì a dormire quasi per niente. Ogni volta che stava per addormentarsi, riviveva il bacio e la porta della palestra che si chiudeva alle sue spalle.
Il giorno dopo, a scuola, fu un incubo. Non riusciva a concentrarsi. Guardava il telefono ogni cinque minuti, sperando e temendo un nuovo messaggio. Non arrivò.
Nel pomeriggio, mentre tornava a casa per le strade secondarie, lo vide.
Rocco era fermo all’angolo, vicino al muro scrostato di un palazzo, con le mani nelle tasche della felpa scura. Sembrava aver aspettato da un po’. Quando Tobia si fermò di scatto a qualche metro di distanza, Rocco alzò lo sguardo.
Per un momento nessuno dei due parlò.
L’aria era fredda. Un motorino passò rombando.
«Non volevo lasciarti così», disse alla fine Rocco. La voce era bassa, un po’ roca. «Ieri. Dopo.»
Tobia strinse le cinghie dello zaino. Le guance gli bruciavano.
«Io… non dovevo.»
«Forse no.» Rocco fece un passo avanti, poi si fermò, come se avesse paura di spaventarlo. «Ma è successo. E non sono arrabbiato. Volevo solo… parlarti. Di persona.»
Tobia abbassò lo sguardo. Sentiva il battito nelle orecchie. Rocco era troppo vicino, troppo presente. L’odore familiare di sapone e pelle calda gli arrivò anche lì, in mezzo alla strada.
«Non so cosa dire», mormorò Tobia.
«Non serve che dici niente adesso.» Rocco passò una mano sulla nuca, un gesto che ormai Tobia riconosceva. «Solo… non sparire. Va bene?»
Tobia alzò gli occhi. Per un secondo si persero di nuovo l’uno nell’altro, come nel locale, come la sera prima. Poi Tobia annuì, appena.
«Ok.»
Rocco restò ancora un momento immobile, come se volesse aggiungere qualcosa. Alla fine scosse appena la testa e fece un passo indietro.
«Quando vuoi tornare in palestra, torni. Al tuo ritmo.»
Si voltò e se ne andò senza aspettare risposta.
Tobia restò fermo sul marciapiede a guardargli la schiena allontanarsi. Le labbra gli formicolavano ancora, come se il bacio di due sere prima non se ne fosse mai andato del tutto.
Capitolo 8
Tobia non sapeva dove andare.
La testa era un caos di immagini: il bacio con Rocco, le sue mani sui fianchi, il messaggio «Non sono arrabbiato», lo sguardo di Rocco per strada il giorno prima. Ogni pensiero lo riportava lì. Aveva bisogno di muoversi, di stancarsi, di non pensare.
Finì in periferia senza rendersene conto. Strade più larghe, palazzi bassi, un’aria che sapeva di asfalto caldo e di erba secca. Camminava a testa bassa, le mani nelle tasche, quando sentì il rombo di una moto avvicinarsi da dietro.
La moto rallentò fino a fermarsi accanto a lui.
Manuel.
Capelli rossi scompigliati dal casco, barba incolta, orecchini, sguardo da duro. Indossava una giacca di pelle scura e stivali. Spense il motore e si tolse il casco con un gesto lento.
«Tobia, giusto?»
Era la prima volta che si rivolgeva a lui per nome. La voce era bassa, roca, quasi divertita.
Tobia si fermò. Il cuore gli fece un salto.
«Sì.»
Manuel lo squadrò da capo a piedi, senza nascondersi.
«Ti ho visto camminare da un pezzo. Sembravi perso. Hai voglia di fare qualcosa di utile invece di girare a vuoto?»
Tobia non rispose subito.
Manuel inclinò la testa.
«Ho un garage qui vicino. L’ho attrezzato un po’. Sacco, tappetini, niente di esagerato. Pensavo… potremmo lavorare un po’ sulla tecnica. Tu hai le basi, ma ti manca il cattivo.»
L’aria sembrò cambiare. Tobia sentì una tensione sottile, elettrica, che non sapeva spiegare. Era confuso, stanco, e una parte di lui voleva solo non pensare a Rocco per un’ora.
Annuì.
«Va bene.»
Il garage era a due isolati di distanza. Dentro c’era odore di olio, di gomma e di ferro. Un sacco pesante appeso al centro, un paio di tappetini, pesi sparsi. Manuel chiuse la serranda dietro di loro e la luce al neon tremolò.
«Mettiti comodo», disse, togliendosi la giacca.
Si allenarono per un po’ in silenzio. Manuel gli mostrava qualche combinazione, correggeva la guardia con gesti più bruschi di quelli di Rocco. A un certo punto, mentre Tobia stava per colpire il sacco, Manuel gli posò una mano sulla spalla per spostarlo.
Il contatto fu breve.
Ma bastò.
Una scossa secca, elettrica, salì lungo il braccio di Tobia. Manuel lo sentì anche lui: gli occhi si socchiusero per un istante, come se avesse staccato il cervello. Restò fermo, la mano ancora su di lui.
Poi si mosse.
Gli prese il viso con una mano grande, le dita calde contro la mandibola, e lo baciò.
Fu un bacio diverso da quello con Rocco. Più duro, più affamato. Manuel lo tirò contro di sé con l’altra mano, aprendo la bocca, facendo scivolare la lingua tra le labbra di Tobia. Per pochi secondi Tobia restò immobile, travolto. Sentì il sapore di sigarette e di qualcosa di metallico, l’odore di pelle e di benzina, il corpo caldo e massiccio di Manuel premuto contro il suo. Il cuore gli martellava.
Poi la mente tornò.
Si staccò di scatto, facendo un passo indietro.
Le mani si alzarono da sole.
Quattro colpi.
Proprio come Rocco gli aveva insegnato.
Due diretti, un gancio, un altro diretto. Non erano potenti, ma erano precisi. Manuel barcollò indietro, una mano al labbro inferiore già spaccato.
Tobia non aspettò.
Afferrò lo zaino e corse fuori dal garage, spingendo la serranda con la spalla. Dietro di sé sentì la risata bassa, rauca, di Manuel.
«Non scapperai lontano, bellezza!»
La voce gli arrivò alle spalle mentre già correva lungo la strada deserta, il cuore in gola, le labbra che bruciavano di un sapore che non voleva e le nocche che gli dolevano.
Correva, e nella testa c’era una sola cosa:
Rocco.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Sotto la guardia 7&8:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
