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Gay & Bisex

Marco and Alvin 21


di MASQUARATE
10.09.2026    |    572    |    0 9.6
"Il latino, in particolare, non distoglieva lo sguardo: lo fissava con un’intensità quasi aggressiva, la mano che saliva e scendeva con ritmo costante..."
Marco continuava a succhiare.
Il ritmo era diventato più sicuro, più affamato. Teneva il cazzo di Eddy con una mano alla base e con l’altra gli accarezzava le palle pesanti, mentre la bocca saliva e scendeva, lasciando il fusto lucido di saliva. Eddy gemette più forte, la testa gettata appena indietro, le dita strette nei capelli neri di Marco.
Fu allora che si sentirono passi sulle scale.
La porta della cucina era rimasta socchiusa. Josh e Tyler apparvero sulla soglia e si fermarono di botto. Dietro di loro c’era un terzo ragazzo che nessuno dei presenti aveva mai visto in casa: un latino dai lineamenti taglienti, pelle olivastra, capelli neri tirati indietro, sguardo inizialmente chiuso e poco amichevole. Portava una borsa da palestra sulla spalla e sembrava essere stato accompagnato da Josh.
I tre si immobilizzarono.
Marco non si fermò. Continuò a pompare con la bocca, anche se le guance gli si erano accese di un rosso più intenso. Eddy aprì gli occhi e li posò sui nuovi arrivati, senza però allontanare Marco. Anzi, gli diede una leggera spinta sui capelli per farlo scendere ancora più a fondo.
Josh fu il primo a parlare, la voce un po’ strozzata:
«Cazzo… buongiorno a voi.»
Tyler restò in silenzio, gli occhi spalancati, ma una mano gli scese già inconsciamente verso il cavallo dei pantaloni. Il latino — il compagno di classe — li squadrò uno per uno. Lo sguardo duro si addolcì lentamente, fino a trasformarsi in un sorriso storto, interessato. Non disse niente. Si limitò ad appoggiare la borsa a terra e ad incrociare le braccia, osservando.
Alvin, ancora seduto a tavola, aveva ormai il cazzo completamente duro dentro i pantaloni. Guardava la scena con gli occhi scuri di eccitazione. Quando vide che gli altri tre non se ne andavano, e anzi cominciavano a toccarsi sopra i vestiti, lasciò uscire un mezzo sorriso affamato.
«Non state lì impalati», disse a voce bassa, ma chiara. «Se vi piace lo spettacolo… partecipate. Nessuno vi caccia.»
Josh e Tyler si guardarono un attimo. Poi Josh si sbottonò i jeans e tirò fuori un cazzo già mezzo duro, cominciando a smanettarselo piano. Tyler lo seguì quasi subito, abbassandosi i pantaloni fino a metà coscia. Il latino restò fermo ancora qualche secondo, poi si decise: aprì i pantaloni con calma, ne fece uscire un cazzo bruno, spesso e già teso, e cominciò a toccarsi con movimenti lenti e sicuri, lo sguardo fisso sulla bocca di Marco intorno al cazzo di Eddy.
L’aria in cucina cambiò di colpo.
Il suono umido del pompino si mescolò a quello delle mani che strofinavano. Eddy teneva ora la testa di Marco con entrambe le mani e spingeva con più ritmo, i gemiti più gravi. Alvin si alzò, si avvicinò e si mise di fianco a loro, il cazzo finalmente fuori, duro e scuro. Con una mano accarezzò i capelli di Marco mentre con l’altra si toccava, guardando i tre che si erano uniti allo spettacolo.
«Bravo», mormorò Alvin a Marco. «Prendilo tutto. E tu, Eddy… non venire ancora. Fallo durare.»
Eddy annuì, il respiro corto. Marco, in ginocchio, aveva ormai gli occhi lucidi. Ogni tanto li alzava e vedeva Josh, Tyler e il latino che si smanettavano guardandolo, i tre cazzi a pochi passi dal suo viso. Il latino, in particolare, non distoglieva lo sguardo: lo fissava con un’intensità quasi aggressiva, la mano che saliva e scendeva con ritmo costante.
Alvin, preso dall’eccitazione, parlò di nuovo, la voce più roca:
«Avvicinatevi. Se volete la bocca… chiedete. O aspettate il vostro turno. Oggi Marco è generoso.»
Josh fu il primo a fare un passo avanti. Eddy uscì dalla bocca di Marco con un suono schioccante e gli fece spazio. Josh ci mise il proprio cazzo quasi subito. Marco lo prese senza esitare, mentre Eddy si toccava guardandolo e Alvin continuava ad accarezzargli i capelli.
Tyler e il latino si avvicinarono a loro volta, formando un piccolo semicerchio intorno a Marco in ginocchio. Le mani salivano e scendevano, i respiri si facevano più pesanti. Ogni tanto uno di loro si avvicinava di più, sfiorandogli le labbra con la cappella, aspettando il proprio turno.
Alvin guardava tutto con gli occhi quasi neri di piacere. Il suo cazzo pulsava tra le dita. Ogni tanto si chinava e sussurrava qualcosa all’orecchio di Marco, cose basse e possessive che facevano tremare il ragazzo ancora di più.
La cucina, che poco prima odorava solo di caffè, adesso sapeva di sesso e di pelle calda.
E la mattina, che sarebbe dovuta essere quieta, si era trasformata in qualcos’altro.
Qualcosa di molto più umido, più condiviso, e ancora tutto sotto lo sguardo attento e eccitato di Alvin.
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