Gay & Bisex
Gennarino 10
08.09.2026 |
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"Anzi, strinse i fianchi di Gennarino e lo fece scendere ancora di più sul suo membro, gli occhi di ghiaccio fissi su Kwame, un sorriso lento e pericoloso che mostrava i denti d’oro..."
Continua.Era una di quelle sere calde in cui il mare sembrava trattenere il fiato.
Nella cabina di CazzoNero c’era solo la luce bassa di una lanterna. Gennarino era già nudo, in ginocchio sul letto, le mani dietro la schiena come ormai faceva sempre quando aspettava il suo uomo. Il cazzo gli pendeva mezzo duro tra le cosce, il buco ancora un po’ aperto e lucido dalla sborra della mattina.
CazzoNero entrò, si tolse la camicia con un gesto lento e si fermò a guardarlo. Gli occhi di ghiaccio scorrevano sul corpo del ragazzo con quella fame possente che dopo due anni non era diminuita di una virgola. I ricci bianchi sul petto enorme brillavano. Quando sorrise, i denti d’oro scintillarono.
«Vieni qui.»
Gennarino strisciò fino al bordo del letto. CazzoNero si liberò il cazzo — già duro, spessissimo, con le vene in rilievo e la testa scura lucida di liquido — e glielo sbatté pesantemente sulle labbra. Gennarino aprì subito, lo prese in bocca con devozione, la lingua che gli girava intorno al glande mentre iniziava a succhiare. Gemette intorno al membro, un suono basso e affamato, e spinse la testa in avanti finché il naso non gli toccò i ricci neri del pube.
CazzoNero gli tenne la testa con entrambe le mani e iniziò a scopargli la gola con spinte profonde e controllate. Ogni volta che entrava fino in fondo, Gennarino emetteva un gorgoglio umido e le lacrime gli salivano agli occhi, ma non si ritraeva. Anzi, apriva di più la gola, come aveva imparato a fare solo per lui.
«Bravo… così… tutta», ringhiò il pirata.
Dopo lunghi minuti lo tirò su, lo girò a quattro zampe e gli aprì le chiappe con i pollici. Sputò due volte sul buco e ci premette il glande contro. Entrò con una spinta sola, fino alle palle. Gennarino emise un gemito lungo, spezzato, quasi un lamento di piacere puro mentre quel cazzo enorme lo riempiva di nuovo.
CazzoNero iniziò a muoversi con spinte lente e pesanti, una mano enorme che gli cingeva la gola e l’altra che gli stringeva un fianco. Ogni volta che spingeva, Gennarino sentiva il membro sfregargli la prostata con precisione crudele e gemetteva più alto, la voce rotta, il corpo che si abbandonava completamente.
«Chi sei?», gli chiese CazzoNero all’orecchio, senza smettere di scoparlo.
Gennarino non poteva rispondere con le parole, ma spinse indietro il bacino e gemette in un modo che voleva dire tutto: sono tuo, solo tuo.
CazzoNero accelerò. Le spinte divennero più dure, più profonde. Il letto scricchiolava. Gennarino venne per primo, a scosse violente, lo sperma che gli schizzava sulle lenzuola senza che nessuno gli avesse toccato il cazzo. CazzoNero continuò a usarlo attraverso l’orgasmo, godendosi ogni contrazione, finché non ruggì e si svuotò dentro di lui con spinte lunghe e profonde.
Restò sepolto fino in fondo, respirando pesante contro la schiena di Gennarino, e gli morse la spalla abbastanza da lasciare il segno.
«Ancora», mormorò. «Stasera ti voglio riempire finché non riesci più a tenere niente dentro.»
Lo fece di nuovo. E poi di nuovo. Alla terza volta Gennarino piangeva di piacere, il culo che pulsava e colava continuamente, la voce ridotta a gemiti rochi e spezzati.
Fu mentre CazzoNero lo teneva ancora impalato, seduto sul bordo del letto con Gennarino in grembo che saliva e scendeva lento sul suo cazzo, che la porta della cabina si aprì di colpo.
Non era un uomo della ciurma.
Sulla soglia c’era Kwame.
Più grosso di due anni prima, il corpo ancora più segnato da cicatrici nuove, gli occhi scuri che bruciavano di qualcosa di furioso e affamato. Era nudo dalla vita in su, i pantaloni aperti, il cazzo già duro e enorme che gli pendeva pesante. In mano teneva un coltello ancora sporco di sangue.
Per un attimo nessuno si mosse.
Gennarino restò congelato, ancora pieno del cazzo di CazzoNero, il cuore che gli batteva in gola. Kwame. Dopo due anni. Vivo.
CazzoNero non si ritrasse. Anzi, strinse i fianchi di Gennarino e lo fece scendere ancora di più sul suo membro, gli occhi di ghiaccio fissi su Kwame, un sorriso lento e pericoloso che mostrava i denti d’oro.
«Guardalo», disse con voce bassa e tonante. «Guarda come si prende il mio cazzo. Guarda come gemisce solo per me.»
Gennarino emise un suono confuso, metà gemito e metà qualcosa di spezzato. Il corpo gli tremava. Il culo si strinse intorno al membro di CazzoNero per istinto, e un altro filo di sborra gli colò lungo le palle.
Kwame chiuse la porta dietro di sé senza dire una parola. Gettò il coltello a terra. Si liberò completamente i pantaloni. Il suo cazzo era ancora più grosso di come Gennarino lo ricordava: scuro, venoso, con la testa larga già lucida.
Si avvicinò al letto.
CazzoNero non lo fermò. Anzi, aprì di più le gambe di Gennarino e lo tenne fermo, esponendolo.
«Allora», disse il pirata con un sorriso crudele e eccitato. «Vuoi riprendertelo? O vuoi solo guardare mentre glielo riempio di nuovo?»
Kwame non rispose. Si mise in ginocchio sul letto, afferrò Gennarino per i capelli e gli mise il cazzo davanti alla bocca.
Gennarino, ancora impalato sul membro di CazzoNero, aprì le labbra per istinto. Il glande caldo e grosso di Kwame gli entrò in bocca nello stesso momento in cui CazzoNero riprese a muovere i fianchi dal basso.
Due cazzi.
Due uomini che lo avevano posseduto.
Uno che amava.
Uno che aveva dimenticato… e che adesso era tornato.
Gennarino gemette intorno al cazzo di Kwame mentre CazzoNero lo scopava più forte, e per la prima volta in due anni sentì il cuore spezzarsi e indurirsi allo stesso tempo.
Il colpo di scena era appena iniziato.
E nessuno dei tre aveva intenzione di fermarsi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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