Gay & Bisex
Marco and Alvin 24
10.09.2026 |
438 |
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"Dentro la stanza, tra le coperte e il calore dei corpi, avevano appena messo parole chiare su qualcosa che prima era solo istinto e rischio..."
Tornarono a casa quando il cielo era già scuro.La confraternita era quieta: Josh e Tyler erano usciti, Eddy non si vedeva. Solo il ticchettio del termosifone e l’odore di legno caldo. Salirono direttamente in camera. Alvin chiuse la porta, si tolse la giacca e si sedette sul bordo del letto. Marco restò in piedi un momento, ancora con la felpa di Alvin addosso, poi si avvicinò e si sistemò tra le sue gambe, in piedi, le mani sulle spalle larghe.
Alvin gli cinse i fianchi e lo guardò dal basso.
«Sediamoci. Dobbiamo parlare.»
Si sistemarono sul letto, uno di fronte all’altro, le schiene contro la testiera e i cuscini. Fuori nevicava di nuovo, fiocchi lenti contro il vetro. Dentro c’era solo la luce calda della lampada.
Alvin parlò per primo, la voce bassa e seria.
«Questa mattina è stata intensa. Ieri sera pure. E so che a te è piaciuto. L’ho visto. L’ho sentito. Quella fame… non sparisce solo perché abbiamo deciso di stare un po’ da soli.»
Marco abbassò lo sguardo un attimo, poi lo rialzò. «No. Non sparisce. A volte mi sveglio già con la voglia. A volte mi basta vederti e basta. A volte… mi basta pensare a quanti cazzi potrei prendere e mi gira la testa.»
Alvin annuì, senza giudizio. Solo ascoltando.
«Allora voglio sapere», continuò. «Cosa ti passa per la testa quando hai fame. Cosa vorresti. Non quello che pensi di dover dire. Quello che vuoi davvero.»
Marco restò in silenzio qualche secondo. Le dita giocavano nervosamente con il bordo della felpa. Alla fine parlò, la voce un po’ roca.
«A volte penso a essere preso da più di uno contemporaneamente. Non solo in bocca e dietro… ma davvero pieno. A volte penso a stare in ginocchio per ore, a fare solo quello. A volte…» esitò, le guance che si scaldavano, «…penso a essere usato mentre tu stai seduto a guardare, forse anche a dire cosa devono farmi. E a volte penso a cazzi che non conosco. Di ragazzi che non ho mai visto. Solo il corpo, solo la voglia.»
Alvin lo ascoltò senza interromperlo. Quando Marco finì, gli prese una mano e se la portò alle labbra, baciandogli le nocche con lentezza.
«Va bene», disse. «Allora potremmo fare così. Ogni tanto — non ogni settimana, non quando capita, ma quando lo decido io e quando sei d’accordo — ti porto qualcuno. O più di qualcuno. Li scelgo io. Oppure scegliamo insieme da quegli annunci. Tu ti fai prendere. Io resto. Guardo. Dirigo, se serve. E alla fine ti riprendo. Sempre.»
Marco sentì il cuore accelerare. «E se un giorno esagero? Se chiedo troppo?»
Alvin scosse la testa. «Allora ti dico di no. O ti dico di sì, ma a modo mio. Il punto è che non lo fai più alle mie spalle. E non lo fai da solo. La tua voglia la accontento io. Anche quando ti do ad altri. Specialmente allora.»
Marco lo guardò a lungo. Gli occhi di Alvin erano calmi, ma c’era dentro quella possessività quieta che lo faceva sempre sentire al sicuro.
«Mi fai paura quando parli così», sussurrò Marco, ma stava sorridendo. «Perché mi viene voglia di dire di sì a tutto.»
Alvin gli accarezzò la guancia con il pollice. «Allora di’ di sì solo a questo: che quando avrai fame, me lo dici. E decideremo insieme come saziarla.»
Marco annuì. Si avvicinò e lo baciò, lento e profondo. Quando si staccarono, restò con la fronte contro quella di Alvin.
«Va bene», mormorò. «Quando avrò voglia… te lo dirò. E tu deciderai.»
Alvin lo strinse contro di sé. Lo fece sdraiare, gli sistemò la testa sul petto e gli accarezzò i capelli con dita lente.
«Per stasera», disse contro i suoi capelli, «la tua voglia la sazio io. Solo io. Piano. Senza altri.»
Marco chiuse gli occhi e sorrise, piccolo e quieto.
«Anche questo mi sta bene.»
Fuori la neve continuava a cadere.
Dentro la stanza, tra le coperte e il calore dei corpi, avevano appena messo parole chiare su qualcosa che prima era solo istinto e rischio. E, per la prima volta, quella fame che Marco portava dentro sembrava meno pericolosa.
Perché ormai sapeva che Alvin non solo la accettava.
Voleva essere lui a gestirla.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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