Gay & Bisex
Carico proibito 2
15.10.2026 |
1.805 |
1
"Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva quel cazzo entrare e uscire, i colpi secchi, il corpo dello zio che si muoveva..."
Capitolo 2 – Il sole stava tramontando. Il cielo si tingeva di arancio e viola mentre il camion proseguiva sull’autostrada. Avevano parlato ancora, a tratti. Di cose banali: il tempo, i chilometri, qualche ricordo di viaggi passati. Paolo rimaneva per lo più silenzioso, ma ogni tanto lanciava a Mauro uno di quegli sguardi lunghi, attenti, che lo facevano sentire studiato.
Poi la radio gracchiò.
Una voce maschile, secca, recitò:
«Per Toro… Vacca 21… Le Capannelle.»
Mauro aggrottò la fronte. Non capiva. Sembrava un messaggio in codice, senza senso. Guardò lo zio. Paolo aveva un mezzo sorriso sotto la barba. Abbassò una mano e si grattò lentamente il pacco, con naturalezza, quasi senza pensarci. Poi riprese il volante come se nulla fosse.
«Strano messaggio», mormorò Mauro.
Paolo non rispose. Solo un altro sguardo laterale, breve, e il sorriso che restava.
Poco dopo uscirono dall’autostrada. Un grande autogrill per la notte, parcheggio immenso, file di camion, luci al neon che tagliavano il crepuscolo. L’aria odorava di gasolio, cibo fritto e asfalto ancora caldo.
Paolo fermò il mezzo in un angolo più nascosto. Si alzò, prese uno zainetto dal dietro.
«La cuccetta è tua stanotte. Se vuoi, c’è il bar. Dietro, i bagni. Io vado a fare una doccia.»
Mauro annuì.
«Ok.»
Scese. Il bar era affollato di camionisti, uomini grossi, sudati, con magliette stropicciate e sguardi stanchi. Mangiò qualcosa in piedi, un panino che sapeva di poco, e osservò. Braccia pelose, pance, pacchi evidenti sotto i jeans. Qualcuno lo guardò di sfuggita. Lui abbassò gli occhi e finì di mangiare.
Poi andò in bagno. Si lavò le mani sotto l’acqua tiepida. Due uomini parlavano a voce bassa vicino agli asciugamani.
«Hai visto quei due alle docce? Ci stanno dando dentro… ahahhha.»
Mauro sentì il cuore accelerare. Lasciò scorrere l’acqua ancora un momento, poi uscì piano. Seguì il corridoio umido che portava alle docce. L’odore cambiò: sapone, vapore, cloro e qualcosa di più denso, più animale.
Si avvicinò di nascosto. La porta era socchiusa. Guardò.
La scena gli tolse il respiro.
Paolo era lì. Nudo, il torso peloso lucido di acqua e sudore. Teneva un ragazzo più magro, forse sulla ventina, appoggiato con le mani alle piastrelle bagnate. Lo inculava con forza. Il cazzo grosso e scuro entrava ed usciva con colpi profondi, le palle che sbattevano, il suono umido e ritmico che riempiva lo spazio. Il ragazzo gemette basso, le mani aperte sul muro. Qualcun altro stava a guardare, in silenzio, una mano già dentro i pantaloni.
Il cazzo di Mauro divenne di pietra in un secondo. Gli pulsava così forte da far male. Restò immobile, gli occhi spalancati, il respiro bloccato in gola.
Poi, d’istinto, tentò di indietreggiare. Il piede scivolò sul pavimento bagnato. Un tonfo sordo, un frastuono di scarpe e corpo che urtava il muro.
Una voce dal gruppo:
«Attento, ragazzino.»
Paolo si voltò. Gli occhi scuri lo agganciarono subito. Non smise di spingere. Continuò a fottere il ragazzo mentre guardava Mauro, il respiro pesante, la barba gocciolante, i peli del petto appiccicati alla pelle.
Mauro scappò.
Tornò al camion quasi di corsa, le gambe tremanti, il cazzo duro che gli premeva contro i jeans. Salì, chiuse la porta della cabina, si infilò nella cuccetta. Si sdraiò di fianco, le ginocchia piegate, il cuore che gli martellava nelle orecchie. Non riusciva a calmarsi. Ogni volta che chiudeva gli occhi rivedeva quel cazzo entrare e uscire, i colpi secchi, il corpo dello zio che si muoveva.
Poco dopo sentì il portellone aprirsi.
Paolo salì. Era ancora bagnato. I capelli scuri gocciolavano, la maglietta appiccicata al petto peloso, i pantaloni tirati su in fretta. L’odore di sapone e di sesso gli arrivò addosso come un pugno.
Si fermò accanto alla cuccetta. Lo guardò dall’alto.
Mauro non riusciva a incontrare il suo sguardo. Teneva le cosce strette, ma il rigonfiamento nei jeans era evidente.
Paolo restò in silenzio qualche secondo. Poi, con voce bassa, roca, ancora un po’ affannata, disse:
«Piaciuto lo spettacolo?»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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