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Il viaggio di Mikol 9
14.09.2026 |
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"Lo giravano, lo sollevavano, lo mettevano a cavalcioni, lo tenevano fermo mentre lo scopavano..."
È UN RACCONTO DI FANTASIAIl viaggio di Mikol – Capitolo 9: La firma e il rito di benvenutoLa mattina dopo Mikol si svegliò presto. Il corpo era ancora sensibile, il culetto leggermente indolenzito, ma la decisione era presa. Si vestì in modo semplice — pantaloncini chiari e una maglietta leggera — e andò direttamente nell’ufficio del direttore.Il direttore lo stava già aspettando. Jabari era presente anche lui, in piedi accanto alla scrivania. Mikol si sedette, lesse il contratto con attenzione e firmò. La penna scivolò sulla carta con un piccolo suono definitivo.Appena ebbe finito, il direttore sorrise, si alzò e girò intorno alla scrivania.«Benvenuto ufficialmente nello staff», disse con voce calma. Poi aggiunse, abbassando il tono: «Ora… il vero colloquio.»Mikol non ebbe bisogno di spiegazioni. Si alzò, si tolse i vestiti e si mise in ginocchio. Il direttore e Jabari si liberarono dei pantaloni. I loro cazzi erano già duri. Mikol li succhiò a turno, le labbra rosa che scivolavano su e giù, saliva che gli colava sul mento. Poi fu steso sulla scrivania. Il direttore entrò per primo nel suo culo, scopandolo con spinte profonde e regolari mentre Jabari gli teneva la testa e gli riempiva la bocca. Si alternarono più volte. L’odore di sesso e di legno, i gemiti soffocati di Niko e il suono umido delle penetrazioni riempirono l’ufficio. Alla fine entrambi vennero: il direttore dentro di lui, Jabari sulla sua lingua. Niko deglutì tutto e restò a respirare a fatica, nudo e lucido sulla scrivania.
Poco dopo andò a trovare i genitori. Loro avevano già firmato i documenti di consenso. L’abbraccio di saluto fu lungo e stretto. La mamma gli accarezzò i capelli biondi, il papà gli diede una pacca sulla spalla.«Comportati bene», dissero. «E scrivici.»Mikol annuì, gli occhi un po’ lucidi ma il sorriso vero. Li accompagnò fino al transfer che li avrebbe portati all’aeroporto. Quando la macchina partì, restò fermo a guardarli allontanarsi, il cuore leggero e pesante allo stesso tempo. Ora era solo. Solo e completamente di quella terra.
Nel tardo pomeriggio Jabari lo raggiunse.«Lo stregone ha mandato messaggio», disse. «Ti vuole al villaggio questa stessa notte. Per il rito di benvenuto definitivo.»Mikol sentì un brivido lungo la schiena. Accettò senza esitazione.Partirono al tramonto. La jeep tagliava la savana al buio, solo i fari a illuminare la terra rossa. Al villaggio li aspettavano già. Gli uomini erano riuniti intorno a un fuoco, le donne chiuse nelle capanne. Lo stregone stava al centro, il gonnellino sollevato dal cazzo già mezzo duro.Mikol si tolse i vestiti e si presentò nudo. Lo stregone lo fece avvicinare, gli sparse polvere rossa sul petto e sulle spalle, mormorò parole antiche. Poi lo usò per primo: lo mise in ginocchio, gli riempì la bocca, poi lo girò e lo scopò lentamente, profondamente, mentre gli altri uomini guardavano in silenzio.Quando lo stregone venne dentro di lui, gli altri si fecero avanti. Uno dopo l’altro. Tutti ben messi, tutti determinati. Mikol fu usato per ore intorno al fuoco. Lo giravano, lo sollevavano, lo mettevano a cavalcioni, lo tenevano fermo mentre lo scopavano. Alcuni gli sborravano in bocca, altri nel culo, altri ancora sul viso e sul petto, spalmando il seme caldo come un tempo si faceva con la statuina. L’aria odorava di fumo, di terra, di sudore e di sesso. I canti bassi accompagnavano ogni spinta.Quando finalmente l’ultimo uomo ebbe finito, Mikol era steso sulla terra, il corpo tremante, pieno, lucido di bianco, gli occhi azzurri vitrei. Lo stregone si chinò su di lui e gli posò una collana di perline e ossa intorno al collo.«Ora sei nostro», disse semplicemente Jabari, traducendo.Mikol non riuscì a rispondere. Si sentiva svuotato e allo stesso tempo completo. Legato per sempre a quella terra, a quegli uomini, a quella leggenda.Jabari lo pulì con cura, lo rivestì e lo riportò al resort quando ormai era quasi alba. Mikol si infilò nel letto della sua nuova camera da solo, la collana ancora al collo, il corpo indolenzito e il cuore strano… ma felice.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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