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Gay & Bisex

Ludus Carnis - 6. Il possesso


di MASQUARATE
13.09.2026    |    493    |    0 9.6
"Quando il senatore finì e si ritirò, soddisfatto, Marcus non aspettò il permesso..."
Marcus non aspettò.
Lo girò di schiena, lo piegò sul bordo della vasca e gli aprì le natiche con le mani bagnate. Il cazzo gli premette contro il buco ancora umido e, con un colpo solo, entrò fino in fondo. Caelan gemette forte, la testa che gli cadeva in avanti. L’acqua si mosse intorno a loro mentre Marcus cominciava a scoparlo con spinte lunghe e profonde, senza fretta, ma senza pietà.
Gli altri si fermarono a guardare. Qualcuno si toccava più forte, qualcuno leccava il collo di un compagno mentre teneva gli occhi fissi su di loro. Marcus gli teneva i fianchi con forza, le dita che lasciavano segni rossi sulla pelle chiara.
«Guarda,» ringhiò contro l’orecchio di Caelan, abbastanza forte perché tutti sentissero. «Tutti vedono a chi appartiene questo culo. Tutti.»
Caelan non riusciva più a fingere. Ogni spinta gli strappava un suono rotto, un misto di dolore e di piacere che saliva troppo in fretta. Il cazzo gli batteva duro contro la pietra bagnata. Quando Marcus gli afferrò i capelli e lo costrinse a sollevare la testa, i loro sguardi si incontrarono nello specchio dell’acqua. Caelan venne così, senza che nessuno gli toccasse il cazzo, a scatti violenti, mentre Marcus continuava a fotterlo attraverso l’orgasmo.
Marcus arrivò poco dopo, spingendo fino in fondo e restando lì, dentro di lui, ansimante. Solo quando la sborra cominciò a colargli lungo le cosce si ritirò.

Li convocarono quasi subito.
Caelan ebbe solo il tempo di sciacquarsi in fretta. Salì le scale ancora umido, la pelle lucida d’acqua e di olio, la sborra di Marcus che gli scendeva lenta tra le natiche. Quintus e il senatore li aspettavano. Marcus entrò dietro di lui, il volto chiuso, la mascella serrata.
Quintus fece un gesto leggero.
«Ecco il mio nordico. Fresco di bagno… e già usato. Ma ancora stretto, te lo garantisco.»
Il senatore si alzò, gli camminò intorno, gli toccò il petto, il ventre, poi lo girò di spalle e gli aprì le natiche con due dita, osservando la sborra che ancora colava.
«Lo prendo, ora.»
Marcus non disse una parola. Restò in piedi vicino alla parete, le mani strette a pugno, gli occhi neri che non lasciavano mai Caelan. Quando il senatore lo spinse a quattro zampe sul divano e lo penetrò con un gemito di soddisfazione, Marcus strinse i denti così forte che si sentì il rumore.
Caelan chiuse gli occhi. Sopportò. Il corpo rispondeva per forza, ma dentro di lui c’era solo un pensiero fisso: non lui… Marcus. Ogni spinta del senatore era un’umiliazione, e ogni volta che apriva gli occhi e incontrava lo sguardo furioso di Marcus, il desiderio per l’altro uomo diventava più acuto, quasi doloroso.
Quando il senatore finì e si ritirò, soddisfatto, Marcus non aspettò il permesso. Afferrò Caelan per un braccio e lo trascinò fuori dalla stanza.

Il cancello si chiuse dietro di loro.
Marcus lo spinse contro il muro, poi lo fece scivolare sulla paglia. Questa volta non ci fu violenza. Lo baciò piano, profondamente, mentre le mani gli scorrevano sul corpo ancora umido. Lo aprì con le dita, lento, quasi premuroso, e quando entrò fu con una spinta lunga e controllata.
«Sei mio,» ringhió contro la bocca di Caelan. «Solo mio. L’ho fatto vedere a tutti. E adesso lo faccio sentire a te.»
Scopava lento. Profondo. Possessivo e, allo stesso tempo, quasi tenero. Una mano gli teneva la nuca, l’altra gli accarezzava il fianco. Caelan era perso. Il piacere saliva diverso, più caldo, più intenso di qualsiasi altra volta. Sospirò il nome di Marcus senza riuscire a trattenerlo. Le gambe gli si avvolsero intorno ai fianchi dell’altro, tirandolo più dentro.
«Ti voglio…» riuscì a dire, la voce rotta. «Solo te…»
Marcus gli baciò il collo, i denti che graffiavano la pelle.
«Lo so. E ti prendo. Tutte le notti. Finché non saprai più respirare senza di me.»
Quando vennero fu quasi insieme. Marcus restò dentro di lui a lungo dopo, respirando contro la sua spalla, una mano che gli accarezzava i capelli biondi. Caelan chiuse gli occhi. Il corpo gli doleva in un modo dolce e sporco. L’odore di Marcus – sudore, sesso, qualcosa di metallico e maschio – gli riempiva il naso e la pelle.
Si addormentò così, ancora pieno di lui, le gambe intrecciate, il viso premuto contro il petto dell’altro. Per la prima volta da quando lo avevano catturato, il sonno arrivò senza incubi.
Solo il calore di Marcus e il battito del suo cuore.
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