Gay & Bisex
Marco and Alvin 16
10.09.2026 |
565 |
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"Alvin si sistemò il cazzo ancora duro nei pantaloni, si avvicinò a Marco e gli parlò all’orecchio, la voce bassa e roca, mentre intorno a loro l’orgia continuava:
«Hai visto? Anche quando..."
L’annuncio lo trovò Alvin.Era su un sito di incontri gay, scritto in modo diretto e senza troppi giri di parole: Cerchiamo una troietta consenziente, giovane, per festeggiare il compleanno di uno dei nostri. Confraternita universitaria, dieci ragazzi, atmosfera di festa. Solo chi sa prendere e sa stare al suo posto.
Alvin glielo mostrò sul telefono quella sera, mentre erano a letto. Marco lesse in silenzio. Alla fine della riga sentì un brivido di piacere scendergli lungo la schiena e fermarsi tra le cosce. Alzò gli occhi. Alvin lo stava osservando con attenzione, senza ancora sorridere.
«Vuoi?»
Marco deglutì. Il cuore gli batteva forte. Annuì.
«Sì.»
Alvin mandò il messaggio.
L’indomani sera partirono.
La confraternita era in un altro quartiere, una casa grande e un po’ fatiscente, con le finestre illuminate e la musica che già si sentiva dalla strada. Quando entrarono, l’aria odorava di birra, di sudore e di deodorante a buon mercato. In salotto c’erano già una decina di ragazzoni: alti, spalle larghe, alcuni ancora in pantaloncini da palestra, altri a torso nudo. Bevevano, ridevano, si spingevano. La musica era forte, le luci basse.
Appena dentro, Marco notò gli altri due.
Due ragazzi più minuti, quasi delicati. Uno aveva una lunga chioma bionda raccolta in una coda bassa, il viso fine, il corpo snello. L’altro era moretto, occhi scuri, labbra carnose. Stavano in un angolo, già mezzi spogliati, e quando videro entrare Marco e Alvin li guardarono con un misto di curiosità e di rassegnazione consapevole. Stesse mansioni. Stessa sera.
Alvin non lasciò mai Marco.
Gli restava sempre a portata di occhi, a un metro, a volte di meno. Una mano ogni tanto sulla nuca, sulla schiena bassa, sul sedere. Come a dire: ti vedo. Sei mio. Anche qui.
La festa cominciò davvero quando i ragazzoni si tolsero le magliette. Corpi sudati, pettorali, addominali, cazzi che già si gonfiavano dentro i pantaloni. Qualcuno offrì da bere. Qualcuno alzò il volume. Poi uno dei più grossi, un tipo dai capelli castani e le spalle da rugbista, si avvicinò a Marco, gli prese il mento e senza troppe storie gli mise il cazzo in bocca.
Marco lo prese.
Da lì fu un flusso continuo.
Pompini a chiunque passasse. Mani che lo palpeggiavano, che gli aprivano i jeans, che gli toccavano il culo. Qualcuno lo girava, gli sputava sulle dita e gliele spingeva dentro. Qualcuno lo stendeva sul divano e gli entrava con una spinta secca. Marco veniva usato, passato, riempito. Ogni tanto alzava gli occhi e trovava sempre Alvin: in piedi a pochi passi, il cazzo fuori dai pantaloni, duro e scuro, mentre si smanettava piano guardandolo. Non interveniva. Non parlava. Solo guardava, e quella presenza bastava a tenere Marco ancorato.
I due ragazzi minuti facevano lo stesso dall’altra parte della stanza. Gemiti, suoni umidi, risate basse. L’aria era diventata densa, calda, piena di odore di sesso.
A un certo punto il biondo dalla chioma lunga si staccò dal gruppo e si fermò davanti as Alvin. Aveva gli occhi lucidi, le labbra già rosse. Si chinò e senza dire niente gli prese il cazzo in bocca. Alvin gemette sorpreso. Il ragazzo succhiava bene, con fame, le mani sottili sui fianchi di Alvin.
Fu in quel momento che
Alvin lo aveva afferrato per i capelli, lo aveva staccato dal suo cazzo e lo aveva spinto contro lo stipite di una porta. Il ragazzo non oppose resistenza. Alvin gli calò i pantaloni, gli sputò sulla mano, si posizionò e gli entrò dentro con una spinta secca e profonda. Il biondo emise un suono acuto. Alvin cominciò a scoparlo con forza, una mano nei capelli lunghi, l’altra sul fianco, e mentre lo faceva teneva gli occhi fissi in quelli di Marco.
Marco non riuscì a distogliere lo sguardo.
Restò lì, a guardare Alvin che inculava quel ragazzo contro la porta. I loro occhi restarono agganciati. Ogni spinta di Alvin sembrava rivolta a lui. Il biondo gemette più forte, si strinse, e venne con un grido strozzato. Alvin lo seguì quasi subito, spingendo fino in fondo e venendo dentro di lui senza mai staccare gli occhi da Marco.
Quando uscì, il biondo scivolò a terra tremante. Alvin si sistemò il cazzo ancora duro nei pantaloni, si avvicinò a Marco e gli parlò all’orecchio, la voce bassa e roca, mentre intorno a loro l’orgia continuava:
«Hai visto? Anche quando lo faccio a un altro… penso a te.»
Marco tremava. Il corpo gli chiedeva ancora, la testa gli girava. Alvin gli passò una mano sul sedere ancora caldo e aperto e aggiunse:
«Adesso torna a prenderne altri. Io resto qui. Ti guardo.»
E Marco, con il cuore che batteva troppo forte e il buco che pulsava, si voltò di nuovo verso i ragazzoni che lo aspettavano.
La notte era solo all’inizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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