Gay & Bisex
Gennarino 5
08.09.2026 |
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"CazzoNero gli passò una mano grande sul culo, quasi soddisfatto, poi gli diede uno schiaffo secco sulla chiappa..."
Continua.Il caos sul ponte durò poco.
I pirati di CazzoNero si mossero come un branco affamato. Saccheggiarono la stiva, le cabine, la cambusa. Scaraventarono a mare chi opponeva resistenza, legarono gli altri. Gennarino, ancora nudo e colante di sborra, venne afferrato da due uomini enormi, pelle nera e cicatrici profonde, e trascinato via senza troppe cerimonie.
Kwame non c’era più.
In mezzo alla confusione, mentre fumo e urla riempivano l’aria, il nero era sparito. Nessuno lo aveva visto liberarsi, nessuno lo aveva visto cadere. Semplicemente non c’era più. Gennarino lo cercò con gli occhi mentre lo trascinavano, ma trovò solo fumo e corpi.
Lo portarono a bordo della nave pirata — una goletta nera e bassa, cattiva anche solo a guardarla — e lo gettarono quasi nella cabina del capitano.
CazzoNero lo stava già aspettando.
Era ancora più imponente da vicino. Alto, larghissimo di spalle, torace peloso e muscoloso, pelle nera lucida. Tra le cosce, ancora semi-dura, pendeva il cazzo che gli aveva dato il nome: lungo quasi quanto l’avambraccio di Gennarino, spesso, venoso, con la testa scura e larga e le palle pesanti che gli battevano contro le cosce quando camminava. Aveva un odore forte di uomo, di mare e di tabacco scuro.
Chiuse la porta dietro di sé e si girò verso il mozzo. Lo studiò per lunghi secondi, gli occhi neri che scendevano dal viso sporco di sborra fino al cazzo ancora mezzo duro, fino alle cosce lucide e al buco rosso e aperto.
«Muto», disse con voce bassa, tonante. «Ma so già come suoni. Ti ho sentito gemere mentre quegli stronzi ti usavano.»
Si avvicinò. Afferrò Gennarino per i capelli e lo costrinse in ginocchio. Con l’altra mano si liberò completamente il cazzo e glielo sbatté pesantemente sulla faccia. Caldo. Pesante. L’odore forte e maschio.
«Apri.»
Gennarino aprì. Il glande enorme gli riempì la bocca in un colpo solo. CazzoNero non ebbe pazienza: gli tenne la testa ferma e spinse fino in gola, facendolo soffocare. Gennarino emise un suono strozzato e umido, le lacrime che gli salivano agli occhi, ma non si ritrasse. Il pirata iniziò a scopargli la bocca con spinte profonde e ritmiche, le palle che gli battevano sul mento.
«Mmmhh… ghh… ahhh…»
I gemiti uscivano comunque, strozzati intorno a quel cazzo enorme. CazzoNero rise basso.
«Senti come ti piace. Troia di bordo.»
Lo usò così per lunghi minuti, fino a quando la saliva di Gennarino gli colava lungo il mento e sul petto. Poi lo tirò su di peso, lo scaraventò a pancia in giù sul letto largo e disfatto, e gli aprì le chiappe con le mani enormi.
Il buco era ancora rosso, aperto, pieno della sborra dei marinai e del capitano. CazzoNero ci sputò sopra due volte, poi ci premette il glande contro.
«Adesso ti riempio io per davvero.»
Spinse.
Gennarino emise un gemito lungo, acuto, quasi un urlo strozzato quando quel cazzo spessissimo gli entrò. Era più grosso di Kwame. Più lungo. Gli sembrava di essere aperto fino allo stomaco. CazzoNero non si fermò: continuò a spingere finché le palle non gli batterono contro il culo.
«Cazzo… che buco caldo», ringhiò. «E già pieno. Perfetto.»
Poi iniziò a muoversi. Spinte profonde, pesanti, che facevano scricchiolare il letto. Ogni volta che entrava fino in fondo, Gennarino gemetteva alto, la voce rotta, le mani che stringevano le coperte. Il pirata lo teneva fermo per i fianchi e lo martellava senza pietà, il suono umido e osceno delle palle che sbattevano contro la carne.
«Ahhh… mmmhh… ahhh…!»
«Sì, così. Gemi. Fatti sentire.»
CazzoNero accelerò. Una mano gli scese sotto e gli afferrò il cazzo duro e gocciolante, iniziando a pomparlo a ritmo delle spinte. Gennarino venne quasi subito, a scosse violente, lo sperma che gli schizzava sulle coperte, il culo che si stringeva disperatamente intorno al membro enorme.
Il pirata non si fermò. Continuò a inculare attraverso l’orgasmo del mozzo, più forte, più profondo, finché non ruggì e si svuotò dentro di lui. Lo sperma caldo e abbondante gli riempì il culo a tal punto che quando CazzoNero si ritirò, un rivolo spesso e bianco gli colò subito lungo le cosce.
Il pirata restò in piedi a guardarlo: Gennarino a faccia in giù, ansimante, il buco che pulsava e non riusciva a chiudersi, pieno di sborra nuova.
CazzoNero gli passò una mano grande sul culo, quasi soddisfatto, poi gli diede uno schiaffo secco sulla chiappa.
«Questa cabina è tua adesso, muto. Dormi qui. Quando voglio ti uso. Quando vogliono i miei uomini, ti prestiamo. E se il tuo nero è ancora vivo da qualche parte… lo troveremo. E lo faremo guardare.»
Gennarino chiuse gli occhi, il corpo ancora tremante, e emise un ultimo gemito basso, confuso, mentre fuori la nave pirata si allontanava con il bottino e i prigionieri.
Kwame era sparito.
E Gennarino, per la prima volta, non sapeva se desiderasse più che tornasse… o che restasse lontano da tutto quello che stava per succedergli.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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