Gay & Bisex
Gli inizi di Nico 2
04.02.2025 |
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"Io scappai nel ripostiglio con il cuore a mille e mille domande nella testa: come si è sparsa la voce? Che voleva dire il signor Vincenzo? E soprattutto perché doveva ripassare a chiusura??
Queste..."
Quella mattina arrivammo al salone contemporaneamente, neanche il tempo di entrare e chiudere la porta che mi sentii una pressione sulla testa spingermi verso il basso. Era il signor Franco che mi spingeva giù: "avanti bocca di rosa... Fammi sentire la tua boccuccia... Ssii...dai..." e nel mentre si sbottonava i pantaloni. Quel giorno indossava dei boxer a quadretti grigi e bianchi che tendevano in avanti a formare una tenda indiana. Non ho avuto neanche il tempo di aprire la bocca che dall'apertura saltó fuori il suo cazzone, strusciandomi sul naso e sulla bocca e in un attimo fu dentro. Lui mi teneva con una mano per i biondi capelli ricciolini e con l'altra era appoggiato con l'avambraccio alla porta d'ingresso e dava possenti colpi di reni facendomi sbrodolare come una bimba. Ero pieno... Pieno di cazzo neanche alle 8 e 30 del mattino... Ed ero felice!Con gli occhi mezzi chiusi dalla goduria cominciai a pompare, sentire la cappellona e tutte le sue linee, le vene sul cazzo in rilievo, con la manina accarezzavo le grosse palle, le accarezzavo poi le ciucciavo e le leccavo, con la lingua ritornavo su, sulla cappellona e la imboccavo e di nuovo giù, andavo in fondo fino a farlo sparire in gola. Quell'uomo rantolava e godeva, portò le sue mani sulla mia testa e mi fotteva selvaggiamente la gola sempre più veloce, sempre più veloce fino a sborrare l'anima dentro di me. Godevo sentirlo godere, lo devo ammettere. Il pensiero che il signor Franco non aspettava altro che rivedermi per godere di me mi mandava in fibrillazione.
Cosi mentre sborrava in bocca io inghiottivo e mugolavo come una porca e con le mani lo spremevo fino all'ultima goccia.
".... Ohh... Oohhh... Dio santo Nico... Sei..sei una troia nata.... Aahhh....alzati e preparati... È ora di aprire" mi disse mentre barcollava indietro e si sistemava la minchia al suo posto. Io mi alzai mi leccai quello che rimase intorno alle labbra e andai ad aprire.
La mattinata passò tranquillamente e tra una barba e una spazzata al pavimento fu ora di tornare a casa per il pranzo.
Durante il pomeriggio invece ebbi modo di incontrare Vincenzo. Un vecchio amico del signor Franco. Era un tipo simpatico, alla mano, alto e corpulento ma non grasso, direi più sodo, calvo, con due occhi color nocciola che sprizzavano sesso. Indossava una camicia mezze maniche che stringevano così tanto i bicipiti che sembrava si stessero per strappare, dei jeans scoloriti e delle snikers verdi. Rimasi incantato a guardare le sue braccia forti e possenti, il polso così grosso e pieno di vene in rilievo. E il pacco gonfio tra due cosce di marmo era tutto da scartare... Mmmmmm....
Mentre parlava con il signor Franco che gli stava facendo la barba gli sento dire:
"... E dimmi Franco... Hai sentito che in mezzo ai ruderi giù alla scuola, si trovano finocchietti selvatici? Dicono siano i più buoni della zona.... Tu Nico, ne hai sentito parlare? Sai qualcosa??" mi disse rivolgendosi direttamente a me. Io sgranai gli occhi e avvampai e subito il signor Franco guardandomi gli rispose: " si si Vincé, ne ho sentito parlare e ne ho provato uno in questo periodo.... Passa stasera, a chiusura, che te ne faccio trovare uno da sgranocchiare ehe eheehe ehehehe he" e giù a ridere come due ragazzini.
Io scappai nel ripostiglio con il cuore a mille e mille domande nella testa: come si è sparsa la voce? Che voleva dire il signor Vincenzo? E soprattutto perché doveva ripassare a chiusura??
Queste domande mi frullavano in mente fino all'orario di chiusura quando si palesó davanti l'ingresso il signor Vincenzo con un rigonfiamento più grosso del pomeriggio.
Il signor Franco mi mandò a chiudere porte e finestre ed io ubbidii tremando e quando tornai al centro del salone li trovai seduti ognuno su una poltrona girevole.
"Allora Vincé, come ti dicevo questo pomeriggio credo che Nico ci possa fare vedere che tipo di finocchietti ci sono giù ai ruderi.... Vero Nico? Fai vedere a Vincenzo da bravo... Forza...." disse il signor Franco. Io rimasi bloccato, lì al centro tra loro due, incapace di muovermi. Si, voi penserete ma come? con il signor Franco non ti sei posto nessun problema e ora si? Si mi ponevo mille domande, mille perché e come mai questo signore ha saputo di cosa faccio di nascosto... Ma tutti questi dubbi sparirono nel nulla quando Vincenzo sollevò il bacino e si calò le brache e le mutande... Alla vista del suo grosso cazzone scuro e depilato che sobbalzava come se mi chiamasse non ci vidi più.. Crollai tra le sue cosce e con gli occhietti chiusi lo imboccai in segno di adorazione....
"ecco la troia dei ruderi... La succhiacazzi del paese... Dai Nico datti da fare..." disse signor Franco mentre, da seduto, con un piede mi spingeva la testa contro il pube del signor Vincenzo.
Emisi un suono soffocato e cercavo di calarmene il più possibile, ma era davvero grosso, più del signor Franco. Allora mi misi di impegno e detti sfoggio della mia arte spompinatrice...
"Aaaahhhooohhhmmm ssssiii.... Allora le voci che si sentono in giro sono vere!! Tié piccola ingorda, ingoia a zio!!" disse il signor Vincenzo mentre si godeva la pompa. Io dal mio canto non mi feci più paranoie per le voci e afferrando il cazzo con entrambi le manine ci davo dentro di brutto. Sentire quel cazzo nella mia gola mi mandava in estasi: duro come il marmo e morbido e caldo come un hotdog, pieno di vene pulsanti e con una cappella grossa, matura, come un frutto. Per non parlare dell'odore di maschio vissuto, una leggera nota di piscio misto a sudore, mi entrava nel naso e mi perforava il cervello. E le palle signori miei, che palle aveva, proporzionate alla sua stazza, gonfie e piene di succo pronto a saziarmi. Perso nel mio lavoretto di bocca non mi accorsi del signor Franco che con il suo cazzo in tiro iniziò a colpirmi la guancia destra in cerca di coccole. Allora lo impugnai con la mano destra, ci sputai sopra e me la ficcai in bocca, donandogli quelle attenzioni che meritava. E cominciai ad alternarmi prima sull'uno e poi sull'altro menandoli di continuo. Il lavoretto durò un bel po' fino a quando il signor Vincenzo si alzò, mi trascino con la schiena contro il muro e mi scopò la bocca grugnendo e sbuffando come un treno fino a sborrare un fiume di seme. Io avevo voglia di assaporarla tutta così gli tenni la cappella in bocca e la ciucciai, la succhiai come un chupachups, mentre mi riempiva la bocca di caldo seme profumato che trangugiai senza battere ciglio...finito il signor Vincenzo, che indietreggiando si andò a sedere, mi vidi presentare davanti gli occhi il sognor Franco pronto anche lui a farcirmi di sborra calda. Allora sorridendo come la più navigata delle troie, uscì la lingua di fuori, invitandolo ad accomodarsi. Non perse tempo il signor Franco e con le mani al muro mi imboccó col suo cazzo iniziando a trivella i di colpi fino a raggiungere l'estasi. Anche lui soffocava le urla del piacere per non farsi sentire dal paesello e godendo come un toro mi riempì la bocca. Inutile dire che anche questa raggiunse quella del signor Vincenzo, giù nella profondità della mia gola. Uscito dalla mia bocca, il signor Franco si appoggiò alla poltrona, affannato e sorridendo. Ed io, dal mio canto, me ne stavo lì a terra, con i capelli tutti scompigliati, il viso lordo di umori che raccoglievo con le dita quello che potevo, portandomeli alla bocca. Con un ruttino finale sciolsi i due dall'imbarazzo del momento e scoppiamo a ridere, mentre ci ripulivamo per tornarcene a casa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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