Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > Gay & Bisex > Carico proibito 6
Gay & Bisex

Carico proibito 6


di MASQUARATE
16.10.2026    |    1.408    |    4 9.9
"«E… cosa facciamo lì?» Paolo sorrise sotto la barba, senza togliere gli occhi dalla strada..."

Verso sera arrivarono in un grande autogrill nei pressi di Bologna. Il parcheggio era pieno di camion, luci al neon, odore di gasolio e cibo fritto. Scesero. Mauro aveva ancora le gambe un po’ molli per quello che era successo nel pomeriggio, ma cercava di camminare normale.
Dentro, al tavolo della mensa, diversi camionisti salutarono Paolo con calorose strette di mano e pacche sulle spalle. Poi quasi tutti, uno dopo l’altro, squadrarono Mauro dalla testa ai piedi. Qualcuno sorrise storto.
«E questa chi è, Paolo? ‘Sta piccola cerbiatta?»
Mauro arrossì fino alle orecchie. Abbassò lo sguardo sul vassoio.
Paolo non batté ciglio. Posò una mano pesante sulla spalla del nipote e rispose con la stessa tranquillità di sempre:
«Mauro. Il mio nipote preferito.»
Poi fece le presentazioni. Marius, romeno, alto, spalle larghe, barba corta e occhi chiari. Karim, turco, più basso ma massiccio, pelle olivastra, baffi e sguardo diretto. Due gran bei maschi. Si sedettero tutti e quattro allo stesso tavolo.
Durante la cena i due non mollarono Mauro un attimo. Gli facevano domande, gli sorridevano, gli sfioravano il braccio quando passavano il pane o il sale. Mauro rispondeva a monosillabi, le guance sempre calde. Paolo mangiava con calma, ogni tanto lanciava uno sguardo al nipote, ma non interveniva.
Fuori, dopo cena, fumarono. L’aria era più fresca. Marius e Karim stavano ancora addosso a Mauro, ridendo basso, quando Paolo gli posò una mano sulla spalla.
«Noi andiamo. Abbiamo da fare.»
I due alzarono le mani in segno di pace, ma gli occhi restarono su Mauro fino a quando non si allontanò.
Tornarono al camion. Paolo chiuse lo sportello, abbassò entrambi i finestrini e guardò il nipote.
«Spogliati. Completamente.»
Mauro esitò un secondo, poi obbedì. Maglietta, pantaloncini, boxer. Restò nudo in cabina, il cazzo già mezzo duro solo per l’ordine ricevuto. Paolo gli fece segno di mettersi a pecora sul sedile del passeggero, il petto basso, il culo alto, la faccia sporgente dal finestrino aperto.
L’aria della sera gli arrivò sul viso. Sentì lo zio sistemarsi dietro di lui.
Prima arrivò la lingua.
Paolo gli aprì le natiche con le mani grosse e cominciò a leccarlo. Lento, largo, bagnato. La barba gli graffiava la pelle interna delle cosce. La lingua calda e piatta passava sull’ingresso, lo premeva, lo apriva appena. Poi diventò più precisa: punta che girava, che spingeva, che entrava. Mauro gemette piano, ma fuori si sentiva comunque.
Qualcuno passò. Si fermò. Mauro alzò gli occhi e vide un camionista fermo a pochi metri, una mano già sul pacco, lo sguardo fisso sul suo culo esposto. Poi ne arrivò un altro. E un altro ancora.
Paolo non si fermò. Continuò a leccare, a sputare, a infilare un dito, poi due, aprendo Mauro con calma e cattiveria. Quasi mezz’ora. La lingua, le dita, gli sputi. Mauro gemeva sempre più forte, la faccia fuori dal finestrino, gli occhi semi-chiusi, mentre sotto di lui il gruppo cresceva. Commenti a voce alta, risate basse, il suono di cerniere che si aprivano e mani che si muovevano sui cazzi.
«Guarda che culo…»
«Se lo sta preparando bene…»
«Fallo scendere, cazzo…»
Paolo si rialzò. Si calò i pantaloni. Il cazzo era duro, gocciolante. Si sputò in mano, se lo bagnò e lo appoggiò all’ingresso di Mauro. Spinse.
Entrò piano. Centimetro dopo centimetro, fino in fondo. Mauro emise un gemito lungo, la fronte appoggiata al bordo del finestrino. Fuori si sentì tutto. Qualcuno fischiò.
Poi Paolo cominciò a fotterlo. Prima lento, profondo. Poi sempre più veloce. I colpi divennero secchi, il suono umido della scopata e i gemiti di Mauro riempivano l’aria della piazzola. Il gruppo sotto il finestrino era ormai una mezza dozzina di camionisti. Fumavano, si masturbavano, commentavano a voce alta.
«Più forte, cazzo!»
«Faglielo sentire!»
«Fallo scendere, Paolo, che lo prendiamo anche noi!»
Paolo era infoiato. Gli afferrò i fianchi e ci dette dentro con forza, il pube che sbatteva contro le natiche di Mauro a ogni spinta. Con una mano gli raggiunse il cazzo e lo pompò a ritmo. Mauro non reggeva più. Gemeva a bocca aperta, la faccia rossa, gli occhi lucidi fissi sugli uomini sotto di lui che si segavano guardandolo.
«Vieni», gli ordinò Paolo, ansimando. «Vieni adesso.»
Mauro si spezzò. Un grido rotto gli uscì dalla gola mentre sborrava nella mano dello zio, a ondate, il corpo che si contraeva intorno al cazzo che lo stava ancora scopando. Paolo lo seguì quasi subito. Si piantò fino in fondo, un ringhio basso, e si scaricò dentro di lui, caldo, abbondante, mentre fuori le voci chiedevano ancora, sempre più insistenti:
«Fallo scendere…»
«Daccelo…»
«Portacelo fuori…»
Paolo restò sepolto un momento, ansimante, poi si ritirò lentamente. Un filo di sborra scivolò lungo la coscia di Mauro.
Lo zio gli diede una pacca leggera su una natica e gli parlò all’orecchio, la voce ancora roca:
«Adesso alzati e rivestiti. Stasera non li accontentiamo.»
Mauro obbedì con le gambe tremanti, mentre fuori i commenti e le risate continuavano.
Dopo che si furono rivestiti, Paolo non riaccese subito il motore. Restò seduto, ancora un po’ ansimante, e guardò fuori dal finestrino. Il gruppo di camionisti si era assottigliato, ma qualcuno restava ancora lì, a fumare e a commentare a voce bassa. Mauro si era messo seduto sul sedile, le guance rosse, le gambe ancora tremanti. Sentiva la sborra dello zio scivolare lenta tra le natiche e gli sporcava i boxer.
Paolo gli posò una mano pesante sulla coscia.
«Stanotte dormiamo qui. Domani si parte presto.»
Chiuse i finestrini, tirò le tende e si infilarono nella cuccetta stretta. Questa volta Paolo lo tirò contro di sé fin dall’inizio: petto peloso contro schiena, un braccio grosso che gli cingeva il petto, il cazzo ancora umido e semi-duro che gli premeva contro le natiche.
Non lo scopò di nuovo. Si limitò a tenerlo così, caldo, possessivo. Ogni tanto la mano scendeva e gli accarezzava il cazzo con lentezza, senza portarlo all’orgasmo. Mauro gemette piano un paio di volte, ma alla fine la stanchezza vinse. Si addormentò con il respiro pesante dello zio contro il collo e l’odore di sesso che riempiva ancora la cabina.
Il mattino arrivò grigio e fresco. Paolo si svegliò per primo, come sempre. Si alzò, si vestì e scese a prendere due caffè al bar dell’autogrill. Quando tornò, scosse Mauro per una spalla.
«Alzati. Si parte.»
Mauro si vestì in silenzio, ancora un po’ intontito e imbarazzato. Ogni movimento gli ricordava quanto era stato aperto la sera prima. Paolo invece era leggero, quasi di buon umore. Gli passò il caffè e gli diede una pacca sul culo mentre saliva in cabina.
«Ieri sera ti sei fatto guardare bene, eh?»
Mauro arrossì e non rispose. Paolo rise basso e avviò il motore.
Lasciarono la piazzola di Bologna e ripresero l’autostrada verso nord. Direzione confine.
Durante le prime ore il silenzio fu quasi confortevole. Paolo guidava, una mano sul volante, l’altra ogni tanto sulla coscia di Mauro. Non diceva molto. Solo ogni tanto qualche osservazione sulla strada o sul traffico. Mauro guardava fuori, ma la mente tornava continuamente alla sera prima: le facce degli uomini sotto il finestrino, le voci che chiedevano di farlo scendere, il cazzo dello zio che lo apriva mentre tutti guardavano.
Verso metà mattinata Paolo spezzò il silenzio.
«Al confine ci fermiamo per il controllo. Poi entriamo in Austria. Lì le piazzole sono più discrete… o più sporche, a seconda di come le prendi.»
Mauro lo guardò di sottecchi.
«E… cosa facciamo lì?»
Paolo sorrise sotto la barba, senza togliere gli occhi dalla strada.
«Dipende da te. Se vuoi solo viaggiare, viaggiamo. Se vuoi che ti scopi di nuovo con i finestrini aperti… si può fare anche quello. O magari stavolta qualcuno lo facciamo salire.»
La mano sullo coscia di Mauro si strinse un poco. Il pollice gli accarezzò l’interno, vicino al pacco.
«Tu dimmi. Io ascolto.»
Mauro deglutì. Il cazzo gli stava già diventando duro solo a sentire quelle parole. Guardò lo zio: il profilo duro, la barba, le braccia grosse che reggevano il volante, il pacco che si disegnava sotto i pantaloni da lavoro.
«Voglio…», cominciò, poi si fermò. La voce gli uscì più bassa. «Voglio che mi prendi di nuovo. Anche se qualcuno guarda. Anche se… anche se qualcuno vuole toccarmi.»
Paolo annuì lentamente, soddisfatto.
«Bene. Allora al prossimo posto di blocco stai zitto e fai il bravo nipote. Dopo il confine… vediamo quanti ne facciamo salire.»
Il camion proseguì verso nord. L’autostrada si faceva più scarna, i cartelli iniziavano a comparire anche in tedesco. Mauro restò in silenzio, le cosce strette, il cazzo duro nei jeans, mentre la mano di Paolo non si allontanava più dalla sua gamba.
Il confine si stava avvicinando.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.9
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Carico proibito 6:

Altri Racconti Erotici in Gay & Bisex:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni