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Gay & Bisex

Il viaggio di Mikol 4


di MASQUARATE
14.09.2026    |    702    |    1 9.1
"Mikol gemette a bocca aperta, affondando la faccia nel cuscino, godendo di ogni colpo secco e forte..."
È UN RACCONTO DI FANTASIA

Il viaggio di Mikol – Capitolo 4: La stanza di Kwunat
Mikol tornò nella sua camera ancora debole e pieno. L’acqua della doccia gli scorreva calda sul corpo, lavando via l’olio e il seme di Jabari, ma non la sensazione di essere stato usato fino in fondo. Si lavò con cura, si asciugò, si mise un pantaloncino leggero e una maglietta bianca. I capelli biondi ancora umidi, le labbra rosa di nuovo lucide. Era pronto per il pranzo.A tavola con i genitori mangiò poco, sorridendo e raccontando solo le parti “belle” della mattina. Quando il pranzo finì, i genitori dissero che andavano in piscina a rilassarsi. Mikol annuì e, non appena furono lontani, uscì a sua volta.Kwunat lo stava già aspettando vicino al percorso ombreggiato che portava verso le camere del personale. Il sorriso bianco, gli occhi scuri che lo divoravano.«Piccolo… questi giorni sei stato incredibile», cominciò mentre camminavano a vanvera sotto il sole filtrato dalle foglie. «Tutti parlano di te. Jabari non smette di sorridere. E io… non riesco a smettere di pensarti. Quella bocca, quel culetto… sembri davvero uscito dalla leggenda.»Mikol arrossiva e godette di ogni parola. Camminarono senza una meta precisa, finché si ritrovarono proprio davanti alla porta della camera di Kwunst che aprì senza esitare.«Entra. Solo un momento.»La porta si chiuse alle loro spalle. Appena dentro, Mikol si voltò, gli occhi azzurri già scuri di voglia. Si tolse i pantaloncini e si chinò sul letto a pecorina, offrendo il culetto sodo e ancora leggermente aperto dal massaggio del mattino.Kwunat emise un gemito basso, quasi un ruggito.«Merda… me lo stai davvero offrendo..»Si inginocchiò dietro di lui e cominciò a leccarlo con avidità, poi si alzò, si liberò del pantalone e gli mise il cazzo lungo e duro in faccia. Mikol lo prese in bocca senza esitazione, succhiando con forza, le labbra strette, la lingua che lavorava. Kwunat venne in pochi minuti, riempiendogli la gola di getti caldi e densi. Mikol ingoiò tutto, deglutendo con un piccolo suono umido.Ma Kwunat non era sazio. Anzi, era ancora più eccitato. Il cazzo, ancora lucido di saliva e seme, restò duro. Lo spinse di nuovo contro il buco di Mikol e entrò d’un colpo, più duro del solito perché aveva appena sborrato. Le spinte erano profonde, potenti, quasi aggressive. Le cosce muscolose battevano forte contro il culetto bianco, il suono di pelle contro pelle riempiva la stanza. Mikol gemette a bocca aperta, affondando la faccia nel cuscino, godendo di ogni colpo secco e forte.«Cazzo, sei stretto… sei perfetto…», ansimava Kwunat, le mani che gli stringevano i fianchi.Di colpo la porta si aprì con violenza.Due guardie della sicurezza entrarono. Due bestioni: alti, spalle enormi, petti larghi, cosce spesse come tronchi, pelle scura e lucida. Avevano sentito i gemiti e i colpi mentre passavano nel corridoio. Capirono immediatamente cosa stava succedendo. I loro sguardi scesero sul corpo di Mikol, sul culetto che stava prendendo il cazzo di Kwunat, sul viso arrossato e le labbra lucide.Uno di loro sorrise lentamente.«Beh… guardate un po’.»Spinsero Kwunat di lato senza troppe cerimonie. Kwunat ancora ansimante, si fece da parte, capendo che non aveva scelta. I due bestioni si liberarono dei pantaloni. I loro cazzi erano enormi: grossi, pesanti, le palle grandi e piene che pendevano tra le cosce muscolose.Il primo si posizionò dietro Mikol e infilò il cappellone grosso nel buco già aperto e unto. Entrò piano all’inizio, poi cominciò a scoparlo con spinte profonde e pesanti. Il secondo gli si mise davanti e gli riempì la bocca. Mikol li prese entrambi, gemendo intorno al cazzo che gli bloccava la gola mentre l’altro gli riempiva il culo con colpi sempre più forti.I due guardie non si risparmiarono. Si alternarono, cambiando posizione, usando il corpo di Mikol come volevano. Uno lo teneva fermo mentre l’altro lo scopava a fondo. L’odore di sudore maschile, di sesso e di corpi caldi riempiva la stanza. Mikol era perso, gli occhi vitrei, il corpo che tremava sotto i colpi dei due bestioni.Quando vennero, lo fecero a turno: uno dentro di lui, l’altro sulla lingua. Mikol li assaggiò entrambi, deglutendo e sentendosi ancora una volta come la statuina della leggenda.Alla fine i due guardie si sistemarono i pantaloni, lanciarono un’occhiata a Kwunat e uscirono come se niente fosse. Kwunat restò lì, ancora eccitato, guardando Mikol steso sul letto, pieno e tremante.Mikol si alzò lentamente, le gambe molli, e si sistemò i vestiti. Il sorriso gli tremava sulle labbra rosa.«…devo tornare dai miei», sussurrò, ancora ansimante.
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