Gay & Bisex
Gennarino 3
08.09.2026 |
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"E Gennarino gemetteva per lui come non gemetteva per nessun altro: più alto, più spezzato, più affamato..."
Continua.Nei giorni che seguirono, Gennarino smise di subire soltanto.
Iniziò a cercare.
Ogni volta che Kwame era di servizio sul ponte, il mozzo trovava una scusa per passare vicino: portava secchi d’acqua, sistemava cime, restava in ginocchio a lavare il legno proprio dove l’uomo nero lavorava. Kwame non lo guardava spesso, ma quando lo faceva, Gennarino sentiva il sangue scendere dritto al cazzo. Quella pelle nera lucida di sudore, le braccia spesse come corde, il cazzo che si disegnava pesante sotto i calzoni… tutto lo faceva tremare.
Una sera, dopo che il capitano lo aveva già usato nella cabina — spinto a quattro zampe sul letto, il cazzo grosso del genovese che gli entrava fino in fondo mentre gli teneva i polsi dietro la schiena — Gennarino uscì ancora pieno e colante. Invece di tornare al castello di prua, scese verso la stiva dove sapeva che Kwame dormiva da solo, lontano dagli altri.
Lo trovò seduto su una cassa, nudo dalla vita in giù, che si passava un pezzo di tela sul cazzo ancora mezzo duro. La luce di una lanterna faceva brillare la pelle nera, le vene spesse sul membro enorme, le palle pesanti.
Kwame alzò lo sguardo. Non sembrò sorpreso.
«Cosa vuoi, mozzo.»
Gennarino non poteva rispondere con le parole. Si avvicinò, si mise in ginocchio tra le sue cosce aperte e, senza esitare, gli prese il cazzo con entrambe le mani. Era ancora caldo, spesso, e odorava di uomo e di mare. Gennarino lo leccò dalla base fino alla testa, poi aprì la bocca e ci si infilò dentro quanto poteva. Gemette intorno a quel membro scuro, un suono basso e affamato.
Kwame gli mise una mano enorme sulla testa, ma non lo costrinse. Lo lasciò fare.
«Lo vuoi proprio…», mormorò con quella voce roca. «Lo vuoi più degli altri.»
Gennarino succhiava con fame, le labbra tese intorno allo spessore, la lingua che leccava il frenulo, la gola che cercava di aprirsi. Ogni tanto tirava fuori e leccava le palle pesanti, gemendo contro di esse. Il suo stesso cazzo era duro e gocciolante tra le cosce.
Kwame lo lasciò succhiare ancora un poco, poi lo tirò su per i capelli e lo girò. Lo piegò sulla stessa cassa, gli abbassò i calzoni già aperti e gli aprì le chiappe con i pollici. Il buco di Gennarino era ancora rosso e lucido di sborra del capitano.
«Ancora pieno…», disse Kwame. «Bene.»
Il glande largo e scuro premette. Gennarino emise un gemito lungo, quasi di sollievo, quando quel cazzo enorme gli entrò di nuovo. Stavolta non ci fu resistenza: il culo si aprì e lo prese tutto, fino alle palle. Kwame restò fermo un momento, sepolto fino in fondo, e Gennarino tremava, gemendo a bocca aperta.
Poi iniziarono le spinte. Profonde. Lente. Potenti. Ogni volta che Kwame spingeva, Gennarino sentiva il membro nero sfregargli la prostata con una pressione che gli faceva venire le lacrime agli occhi di puro piacere. Gemetteva senza ritegno, suoni da puttana vera, alti e spezzati.
«Ahhh… mmmhh… ahhh…»
Kwame gli cingeva i fianchi con le mani enormi e lo tirava indietro contro ogni spinta, facendolo sbattere forte contro il suo corpo. Il suono umido e osceno delle palle che picchiavano contro il culo riempiva la stiva.
«Lo senti?», gli chiese Kwame con voce bassa, quasi un ruggito. «Come ti riempio. Come ti apro.»
Gennarino annuì freneticamente, incapace di altro, e spinse indietro il bacino chiedendone ancora. Kwame accelerò. Le spinte divennero più dure, più profonde. Gennarino venne per primo: il cazzo che esplodeva senza essere toccato, lo sperma che gli schizzava sulla cassa e sul pavimento di legno. Continuò a gemere mentre Kwame lo usava attraverso l’orgasmo, il culo che si stringeva a ogni scossa.
Kwame ruggì basso e si svuotò dentro di lui. Spinte lunghe, profonde, riempiendolo di nuovo di sborra calda e abbondante. Quando alla fine si ritirò, un filo spesso di sperma collegò ancora il suo cazzo al buco rosso e pulsante di Gennarino.
Kwame lo lasciò così, piegato, ansimante. Poi, per la prima volta, gli passò una mano grande e callosa sulla schiena nuda, una carezza grezza, quasi possessiva.
«Domani sera. Stessa ora. Vieni da me prima che ti prenda il capitano.»
Gennarino alzò la testa e lo guardò. Negli occhi scuri di Kwame c’era qualcosa di diverso dagli altri: non solo lustro, ma una fame lenta e pericolosa. E Gennarino, per la prima volta, la ricambiò del tutto.
La sera dopo ci andò.
E quella dopo ancora.
Il capitano se ne accorse presto. Una sera, mentre lo teneva a quattro zampe sul letto e lo inculava con spinte lente, gli strinse i fianchi e gli disse all’orecchio:
«Lo so che vai dal nero. Ti vedeo. Ti senteo gemere più forte quando è lui.»
Gennarino non poté negare. Il capitano rise, basso, e spinse più forte.
«Non importa. Continua pure. Ma la prima sborra della sera resta mia. Capito?»
Gennarino gemette in risposta, il culo che si stringeva intorno al cazzo del capitano, e annuì.
Da quel giorno la routine si fece chiara.
Prima il capitano, nella cabina, che lo usava con quella lentezza quasi cerimoniale, riempiendolo e lasciandolo colare. Poi, non appena poteva, Gennarino scendeva da Kwame. Lì le cose erano diverse. Kwame non parlava quasi mai. Lo prendeva con una forza controllata e possessiva, a volte lo teneva seduto sul suo cazzo enorme facendolo muovere da solo, a volte lo metteva a testa in giù e lo inculava dal basso mentre Gennarino gli succhiava le palle. E Gennarino gemetteva per lui come non gemetteva per nessun altro: più alto, più spezzato, più affamato.
Una notte Kwame lo tenne a lungo. Lo fece venire tre volte solo con il cazzo nel culo, senza toccargli mai il membro. Alla fine Gennarino era un disastro di sudore, sborra e gemiti, il buco che non riusciva più a chiudersi del tutto. Kwame lo guardò da sopra, ancora sepolto dentro di lui, e per la prima volta gli accarezzò la guancia con il pollice.
«Sei mio quando sei qui», disse solo.
Gennarino chiuse gli occhi e spinse indietro il bacino, prendendolo ancora più a fondo, e gemette in assenso.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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Commenti per Gennarino 3:

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