Gay & Bisex
Cella 47 - 2
18.09.2026 |
2.412 |
2
"Bazooka afferrò la mia testa con entrambe le mani e cominciò a pompare più veloce..."
Capitolo 2
Quella notte non riuscii a chiudere occhio.Il caldo era soffocante. L’aria della cella sapeva di sudore stagnante, di corpi maschili e di qualcosa di più acre che non se ne andava mai. Sopra di me il materasso di Marius cigolava a intervalli irregolari. Lo sentivo muoversi, grattarsi, respirare pesante. Il mio cazzetto era già mezzo duro solo a immaginare cosa stesse facendo.Poi le sue gambe pelose apparvero a penzoloni dal bordo del letto a castello. Marius scese con un tonfo sordo. Era nudo. Il cazzo gli pendeva pesante, già teso, cicciotto e scuro. Si grattò le palle con una mano larga, le spostò di lato, e si diresse verso il cesso senza accendere la luce.Lo spiai.Lo vidi piantare i piedi, allargare un poco le cosce e rilasciare un getto potente. La pioggia dorata scrosciò nel water con un rumore caldo e continuo. L’odore arrivò fino a me: agro, salato, intensamente maschile. Il mio stomaco si strinse e allo stesso tempo qualcosa di più basso si accese. Marius scosse il cazzo un paio di volte, facendosi cadere le ultime gocce, poi si voltò e tornò verso i letti.Si fermò proprio davanti alla mia brandina.Il suo cazzo era ancora umido di piscio, teso verso di me, a pochi centimetri dal mio viso. Una zaffata calda mi investì in pieno: odore di urina fresca, di pelle sudata, di peli pubici e di qualcosa di più animale. Il mio cervello si spense.Non capii più niente.Mi avvicinai lentamente, strisciando il viso verso di lui. Marius non poteva vedermi: il suo volto era sopra il bordo del letto. Solo il suo corpo nudo e quel cazzo che mi puntava dritto contro la bocca. Respirai lento, deliberato, facendogli sentire il mio respiro caldo sulla pelle umida. Il cazzo vibrò. Una volta. Poi di nuovo.Allungai la lingua e leccai la cappella.Sapeva di sale e di qualcosa di amarognolo. Marius sussultò appena, ma non si mosse. Annusai ancora, più a fondo, e aprii la bocca. Avvolsi le labbra intorno alla testa calda e umida. Una botta di sapori mi riempì la bocca: piscio diluito, pre-sborra, pelle viva. La mia lingua calda girò lentamente intorno alla cappella e sentii il cazzo ingrossarsi ancora di più tra le mie labbra.Piano, molto piano, scesi.Lo bagnavo pezzo per pezzo, lasciando che la saliva scivolasse lungo la vena spessa. Continuai finché il mio naso non si infilò tra i suoi peli pubici densi e unti. L’odore laggiù era ancora più forte, quasi soffocante. Marius allora allungò una mano e me la posò pesante sulla testa. Non disse una parola. Semplicemente spinse il bacino in avanti, obbligandomi a prenderlo più a fondo.Cominciai a muovermi.Avanti e indietro. Lento all’inizio, poi un po’ più deciso. Il suo cazzo vibrava contro la mia lingua. Sentivo le palle pelose battermi contro il mento ogni volta che andavo fino in fondo. La mia gola si chiudeva, gli occhi mi lacrimavano, ma non mi fermai. Il sapore si faceva sempre più intenso.Fu un attimo.Marius emise un gemito basso, a bocca chiusa, e mi riempì la bocca. Un fiume caldo, denso, amaro. Sborra a getti potenti che mi colpirono la lingua e la gola. Ingoiai. Tutto. Ancora e ancora, mentre lui sfiatava e teneva la mano ferma sulla mia testa. Durò solo pochi secondi, ma sembrarono eterni.Quando finì, mi diede due colpetti leggeri sulla testa, quasi un ringraziamento rozzo. Poi si staccò, risalì sulla brandina facendo cigolare forte il materasso, e si sistemò di nuovo sopra di me.Restai fermo, in ginocchio sul pavimento, con il sapore della sua sborra ancora in bocca e il respiro corto.Di fronte a me, nella penombra, Bazooka e Er Bombo erano svegli.Li vedevo distintamente.
Bazooka era seduto sul bordo del letto, il cazzo lungo e duro in pugno, gli occhi neri fissi su di me.
Er Bombo era in piedi, le braccia incrociate sul petto peloso, il cazzo tozzo già dritto, lo sguardo cattivo e soddisfatto.Avevano visto tutto.Il silenzio era pesante. Solo il mio respiro e il loro.Bazooka parlò per primo, voce bassa e roca:«Bravo, cazzetto… adesso tocca a noi.»Er Bombo fece un passo avanti. Il suo odore arrivò fino a me, diverso da quello di Marius: più forte, più ferino.«In ginocchio resti» disse con quel tono romanaccio. «E apri bene quella bocchina. Non abbiamo finito.»Il cuore mi batteva così forte che temetti potessero sentirlo.
Avevo ancora il sapore di Marius sulla lingua.
E adesso loro due mi stavano guardando come se fossi già loro.Non so se riuscii a dire qualcosa.
So solo che non mi mossi.
E che, in fondo, stavo aspettando.
I due si avvicinarono.Bazooka e Er Bombo. Nudi, duri, l’odore dei loro corpi che mi arrivava addosso come un pugno. Posi le mani sui loro cazzi. Caldi. Spessi. Quello di Bazooka era una vera mazza: lungo, venato, pesante sul palmo. Quello di Er Bombo un cannone tozzo e potente, già lucido di pre-sborra. Li strinsi piano, sentendo il sangue pulsare sotto la pelle.Chiusi gli occhi. L’odore mi stava facendo girare la testa. Sudore, sesso, qualcosa di più forte e maschile. Avvicinai la bocca aperta, pronto a prenderli.Il ceffone arrivò improvviso.La mano di Er Bombo mi scoppiò sulla guancia, non troppo forte ma abbastanza da farmi riaprire gli occhi di scatto.«Guardaci» ringhiò con quel tono romanaccio basso. «Sempre. Negli occhi. Capito, cazzetto?»Annuì, la guancia che bruciava. Tenni lo sguardo fisso nei suoi e in quelli neri di Bazooka mentre abbassavo la testa. Presi prima la mazza di Bazooka in bocca. La cappella calda mi riempì le labbra, il sapore salato e amaro. Lo succhiai con devozione, senza mai staccare gli occhi dai suoi. Poi passai a Er Bombo. Il cannone era più grosso, mi costringeva ad aprire di più la mascella. La lingua gli girava intorno mentre lo guardavo. Vibravano entrambi. Si indurivano ancora di più sotto la mia saliva.Mi alternavo.Uno, poi l’altro. Mani e bocca. I loro gemiti bassi riempivano la cella. Sopra di me sentivo Marius muoversi. Poi le sue dita umide di sputo mi toccarono tra le natiche. Mi accarezzò il buco con lentezza, premendo appena, girando il polpastrello. Un brivido mi attraversò intero. Mugolai intorno al cazzo che avevo in bocca, senza interrompere.Le cose precipitarono in fretta.Bazooka afferrò la mia testa con entrambe le mani e cominciò a pompare più veloce. Il suo cazzo mi arrivava in gola, più a fondo a ogni spinta. Gli occhi mi uscirono quasi dalle orbite. Lacrime e saliva mi colavano sul mento. Continuò così, spietato, finché non si tese tutto e sborrò. Getti caldi e densi mi riempirono la gola. I conati di vomito furono violenti. Tossii forte quando lui si tirò indietro e una parte della sborra mi cadde pesante sul pavimento, bianca e filante.Non mi lasciarono riprendere fiato.Er Bombo mi afferrò subito i capelli e me lo mise in bocca. Stessa violenza, stesso ritmo. Questa volta però resistetti. Respirai quando potevo, tenni gli occhi aperti e fissi nei suoi mentre lui mi usava la gola. Quando sborrò riuscii a berla tutta. Ogni getto. Calda, amara, densa. La sentii scendere fino allo stomaco.Loro due si allontanarono soddisfatti, respirando ancora pesanti, i cazzi lucidi e ormai molli.Fu Marius a chinarsi verso di me.Mi afferrò sotto le ascelle e mi aiutò ad alzarmi. Le gambe mi tremavano. Mi attirò contro di sé e mi baciò. Lingua calda, profonda, sapore di sigaretta e di me. Io mi lasciai fare. Una mano le reggevo ancora il cazzo, che stava tornando a indurirsi tra le dita. L’altra sua mano scese tra le mie gambe, mi afferrò il cazzetto e cominciò a strofinarlo con maestria.Non durai quasi niente.Venni sulla sua mano con un gemito soffocato contro la sua bocca. Sborra chiara e poca, ma lui non si fermò finché non ebbi finito di tremare. Poi mi presentò le dita sporche davanti alle labbra.«Lecca» ordinò piano.Obbedii. Leccai la sua mano pulita, assaporando me stesso mescolato al suo odore di pelle. Marius sorrise appena, soddisfatto, e mi diede un altro bacio più breve.«Bravo, nerd» mormorò contro la mia bocca. «Adesso sei davvero nostro.»Dietro di lui, Bazooka ed Er Bombo osservavano in silenzio.
La cella odorava di sborra, di sudore e di qualcosa di definitivamente cambiato.E io, ancora tremante, sapevo che aveva ragione.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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