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Gay & Bisex

Operai di vita 7


di MASQUARATE
20.09.2026    |    1.674    |    3 9.9
"Le mani di Davide aggrappate alla schiena di Elia, le gambe chiuse intorno ai suoi fianchi..."

Il turno non faceva che peggiorare.
Renz era irrequieto, quasi febbrile. Ogni volta che poteva si avvicinava a Davide, la voce bassa e grezza, le mani che non restavano mai ferme.
A metà mattina lo spinse di nuovo nel magazzino dei pezzi di scarto. La porta si chiuse. Renz lo spinse a faccia contro lo scaffale, una mano enorme che gli teneva entrambi i polsi sopra la testa, l’altra che gli scendeva dritta tra le gambe, stringendo il cazzo già mezzo duro attraverso la tuta.
«Lo sento, occhiverdi. Sei già bagnato. Elia ti ha messo la bocca addosso, vero? Ti ha succhiato bene?» La voce di Renz era un ringhio caldo contro il suo orecchio. «Un giorno ti apro io. Ti metto contro questo ferro e ti scopo finché non urli. E ti piacerà. Guarda come tremi già.»
Le dita di Renz premettero più forte, massaggiando, quasi dolorose. Davide chiuse gli occhi, il respiro corto, il corpo che reagiva nonostante la paura. Renz gli morse il collo, duro, e solo quando sentì passi lontani lo lasciò andare con un ultimo strattone al cazzo.
«Torno a prenderti. Non scappare.»
Davide uscì dal magazzino con le gambe molli e il cuore in gola.
Pochi minuti dopo, durante la pausa, Tobi lo trovò vicino ai distributori. Senza una parola lo prese per un braccio e lo portò dietro i container dei lubrificanti, dove nessuno poteva vederli bene.
Tobi lo guardò dritto. Poi, lentamente, gli posò entrambe le mani sui fianchi, sotto la maglietta della tuta, pelle contro pelle. Le dita erano ruvide, calde, e non si mossero subito. Restarono lì, salde, come se stessero tenendo insieme qualcosa che stava per rompersi.
«Hai gli occhi di uno che ha paura e che desidera allo stesso tempo» mormorò Tobi. La voce era bassa, quasi un soffio. «Renz non sa fermarsi. Io sì. Ma se mi tocchi… io non resto solo uno scudo.»
Una mano di Tobi salì lungo la schiena nuda di Davide, lenta, fino alla nuca. L’altra scese e gli sfiorò il contorno duro del cazzo, solo un attimo, un contatto carico e deliberato. Poi Tobi lo attirò contro di sé per un abbraccio breve e forte. Il corpo secco e nervoso di Tobi era caldo, solido. Davide sentì il battito dell’altro contro il petto e, per la prima volta in giornata, riuscì a respirare davvero.
«Se vuoi che mi fermi, dimmelo adesso» disse Tobi contro i suoi capelli.
Davide scosse la testa, appena.
Tobi lo strinse ancora un secondo, poi lo lasciò andare. Gli occhi grigio-acciaio erano scuri, ma non aggressivi. Solo intensi.
«Vai. Fa quello che ti fa stare bene.»
Quella sera il messaggio di Elia arrivò mentre Davide era ancora sotto la doccia di casa.
Elia:Posso passare?
Solo se vuoi.
Davide rispose con le dita bagnate.
Davide: Si. Vieni.
Elia arrivò in meno di dieci minuti.
Quando Davide aprì la porta, si guardarono e capirono entrambi. Non c’era bisogno di molte parole. Elia entrò, chiuse, e lo baciò subito, profondo, le mani già sotto la maglietta larga di Davide.
Si spogliarono camminando verso la camera.
Magliette, pantaloni, boxer. Nudi, pelle contro pelle, si stesero sul letto. Elia lo baciò ovunque: collo, petto, capezzoli, ventre, l’interno delle cosce. Poi prese il lubrificante dal cassetto che Davide aveva lasciato aperto apposta.
«Dimmi se qualcosa non va» disse Elia, voce calma. «In qualsiasi momento.»
Davide annuì, gli occhi verdi già lucidi.
Elia gli aprì le gambe con delicatezza. Prima un dito solo, lento, ricoperto di lubrificante fresco. Davide tese la schiena, un suono piccolo gli uscì dalla gola. Elia aspettò, baciandogli il ginocchio, finché il corpo non si rilassò. Poi un secondo dito. Lo mosse con pazienza, cercando, aprendo, finché non trovò il punto che fece gemere Davide più forte e gli fece inarcare la schiena.
«Così… cazzo… Elia…»
Quando Davide fu pronto, Elia si mise un preservativo, aggiunse ancora lubrificante e si posizionò. Guardò Davide negli occhi.
«Respira. Dimmi se vuoi che mi fermi.»
«Non fermarti» sussurrò Davide.
Elia entrò piano.
Centimetro dopo centimetro. Il bruciore iniziale fece chiudere gli occhi a Davide, le unghie che si conficcavano nelle spalle di Elia. Elia restò fermo, tutto dentro, aspettando. Baciò le labbra di Davide, la fronte, le palpebre.
«Sei stretto… cazzo, sei perfetto.»
Poi iniziò a muoversi. Lento all’inizio, profondo. Ogni spinta faceva uscire un gemito da Davide. Il dolore si trasformò presto in qualcosa di pieno, caldo, che cresceva. Elia cambiò angolazione e Davide gridò quasi, il piacere che gli saliva lungo la schiena.
Si mossero insieme.
Le mani di Davide aggrappate alla schiena di Elia, le gambe chiuse intorno ai suoi fianchi. Elia lo guardava negli occhi mentre lo scopava, più forte ora, più a fondo, ma sempre attento. Il suono umido dei corpi, l’odore di sesso e di lubrificante, i respiri spezzati riempivano la stanza.
«Vengo… Elia… vengo…»
«Insieme» gemette Elia.
Davide venne per primo, senza che nessuno gli toccasse il cazzo: solo dalle spinte, dal punto che Elia colpiva ininterrottamente. Il seme gli uscì a getti tra i loro ventri. La stretta delle sue pareti fece venire anche Elia un attimo dopo, con un gemito basso e rotto, il corpo che si tese e poi si sciolse sopra di lui.
Restarono uniti, respiri caldi mescolati, fronti appoggiate.
Elia uscì con infinita delicatezza e si sdraiò di fianco, tirando Davide contro il petto.
Davide aveva gli occhi umidi. Non di dolore. Di qualcosa di più grande.
Accarezzò il petto peloso di Elia e, con la voce ancora roca, disse:
«È stato… bellissimo. Non pensavo. È stato davvero bellissimo.»
Elia gli baciò i capelli neri disordinati e lo strinse più forte.
«Per me pure.»
Fuori la notte era quieta.
Dentro, per la prima volta, Davide si sentì completo.
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