Gay & Bisex
Gennarino 6
08.09.2026 |
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"E Gennarino, solo nella cabina che sapeva di sesso e di uomo, sentì il cuore battere più forte..."
Continua.La notte era stata un turbine di fumo, urla e sborra.
Gennarino non aveva fatto caso a nulla oltre al cazzo enorme che lo stava aprendo e alla voce tonante di CazzoNero. Solo all’alba, quando la luce grigia del mattino filtrò dai portelli della cabina, lo vide davvero.
Il pirata dormiva ancora, nudo, sdraiato di lato sul letto disfatto. Il torace enorme saliva e scendeva lento. Sul petto largo e muscoloso, in mezzo ai ricci neri, spiccavano ciocche bianche, quasi d’argento, che brillavano alla luce. La pelle nera lucida di sudore secco. E quando CazzoNero aprì gli occhi, Gennarino restò fermo, il fiato corto.
Erano di un ghiaccio freddo. Chiari, taglienti, quasi chiari come l’acqua di un fiordo. In quel volto scuro e duro sembravano fuori posto, e proprio per questo facevano ancora più paura. O ancora più desiderio.
CazzoNero si alzò senza fretta. Ogni movimento era da maschio alfa: lento, sicuro, pesante. Le spalle si muovevano come quelle di un animale che sa di essere il più forte nella stanza. Quando sbadigliò, Gennarino vide i denti d’oro. Non tutti: solo alcuni, i canini e due molari, che brillavano in mezzo al resto bianchi e forti. Un sorriso lento, predatorio, e Gennarino sentì lo stomaco stringersi. Si perse in quel luccichio. Per un momento dimenticò anche Kwame.
«Stai guardando, muto», disse CazzoNero con voce ancora roca di sonno. Si grattò le palle pesanti e il cazzo, anche a riposo, oscillò lungo e scuro tra le cosce. «Ti piace quello che vedi.»
Non era una domanda.
Si avvicinò al letto dove Gennarino era ancora sdraiato, nudo, il culo dolente e un po’ aperto. Gli afferrò il mento con una mano enorme e lo costrinse a guardarlo dritto in quegli occhi di ghiaccio. Poi sorrise di nuovo, e i denti d’oro brillarono.
«Apri la bocca.»
Gennarino obbedì. CazzoNero ci mise due dita dentro, le mosse lentamente sulla lingua, poi le ritirò e si diede una strizzata al cazzo, che iniziava già a indurirsi.
«Stamattina ti voglio lento. Voglio sentire ogni centimetro mentre ti apro.»
Lo girò a pancia in giù, gli alzò il bacino e gli aprì le chiappe con i pollici. Il buco era ancora rosso e un po’ gonfio dalla notte prima. CazzoNero ci sputò sopra, ci premette il glande contro e spinse con una lentezza crudele. Gennarino emise un gemito lungo, tremulo, mentre quel cazzo spessissimo gli entrava di nuovo, centimetro dopo centimetro, fino a sentire le palle calde contro le proprie.
«Ahhh… mmmhh…»
«Sì. Così. Gemi per me.»
CazzoNero iniziò a muoversi con spinte profonde e misurate, quasi cerimoniali. Ogni volta che spingeva fino in fondo, Gennarino sentiva il membro enorme sfregargli la prostata con una pressione che gli faceva venire le lacrime. I denti d’oro del pirata brillavano ogni volta che parlava:
«Sei caldo. Sei stretto. E adesso sei mio.»
Una mano enorme gli scese sotto e gli afferrò il cazzo già duro. Lo pompò lento, a ritmo delle spinte. Gennarino gemetteva sempre più alto, il viso affondato nel cuscino, il corpo che si abbandonava completamente. Quando venne, fu con un suono rotto e prolungato, lo sperma che gli schizzava sulle lenzuola già sporche.
CazzoNero non accelerò. Continuò a inculare con quella stessa lentezza pesante, godendosi ogni contrazione del culo di Gennarino, finché non ruggì basso e si svuotò di nuovo dentro di lui. Restò sepolto fino in fondo per lunghi secondi, respirando pesante, poi si ritirò e guardò il suo sperma colare dal buco rosso.
Si chinò, gli morse una chiappa abbastanza forte da lasciare il segno, e rise.
«Oggi resti in cabina. Nudo. Quando torno dalla ciurma, voglio trovarti già pronto. E se qualcuno dei miei uomini bussa… li fai entrare. Capito?»
Gennarino, ancora ansimante, alzò gli occhi su quei denti d’oro e su quegli occhi di ghiaccio. Annuì.
CazzoNero gli passò una mano grande tra i capelli, una carezza grezza e possessiva, poi si vestì e uscì, lasciando la porta socchiusa.
Fuori si sentivano già le voci basse e rauche della ciurma. E Gennarino, solo nella cabina che sapeva di sesso e di uomo, sentì il cuore battere più forte.
Non sapeva dove fosse Kwame.
Ma sapeva che, per ora, apparteneva a quegli occhi di ghiaccio e a quei denti d’oro.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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