Gay & Bisex
Sotto la guardia 3&4
15.09.2026 |
1.153 |
2
"Non si erano scambiati il numero in modo formale: Rocco glielo aveva scritto su un pezzo di carta alla fine della prima lezione, con la scusa di “eventuali avvisi sugli orari”..."
Capitolo 3Due giorni dopo.
Il pomeriggio era grigio e umido. Tobia camminava senza una meta precisa, le mani infilate nelle tasche del felpone, i capelli mossi un po’ arruffati dal vento. Aveva finito scuola da poco e, come sempre, aveva evitato la strada principale. Preferiva le vie secondarie, più silenziose.
Lo vide all’angolo del mercato coperto.
Rocco era fermo davanti a una vetrina, con una borsa sportiva sulla spalla e una felpa scura con il cappuccio abbassato. Sembrava quasi un’altra persona fuori dalla palestra: meno duro, più… umano. Quando alzò lo sguardo e notò Tobia, restò immobile per un secondo di troppo.
Anche Tobia si bloccò.
Un imbarazzo improvviso, denso, inspiegabile. Nessuno dei due sapeva dove mettere gli occhi. Tobia sentì le guance scaldarsi. Rocco si passò una mano sulla nuca, un gesto piccolo, quasi nervoso.
«Ehi», disse alla fine. La voce era più bassa del solito.
«Ciao.»
Silenzio. Il traffico lontano, il rumore di una serranda che si abbassava.
Rocco inspirò a fondo, come se stesse prendendo coraggio.
«Hai voglia di… qualcosa di caldo? C’è un locale qui vicino. Tranquillo.»
Tobia annuì prima ancora di pensarci.
«Sì. Va bene.»
Il locale era piccolo, con tavoli di legno scuro e una luce calda, ambrata. Sapeva di caffè appena macinato e di legna umida. Si sedettero uno di fronte all’altro. Rocco ordinò due tisane. Quando arrivarono, il vapore salì tra di loro, appannando per un attimo i contorni.
Rocco girò la tazza tra le mani.
«Ho trentatré anni», disse all’improvviso, senza preamboli. «I miei non ci sono più da un pezzo. Mi sono costruito tutto da solo. La palestra, i soldi, anche il modo di stare in piedi. Non è stato… leggero.»
Tobia lo ascoltava in silenzio, gli occhi nocciola fissi su di lui. Annuiva piano.
Poi, con voce bassa, cominciò a parlare anche lui. Della scuola. Dei ragazzi che lo spingevano, che gli ridevano dietro, che lo chiamavano “fantasma”. Della casa vuota, dei genitori quasi sempre assenti, del silenzio che pesava più delle urla.
«Ho deciso di iniziare a boxare perché… voglio essere più forte. Non solo nel corpo. Anche qua», e si toccò leggermente il petto, all’altezza del cuore.
Rocco lo guardò a lungo.
«Lo capisco. Perfettamente.» La sua voce era calda, ferma. «E non sei solo in questa cosa. Se vuoi continuare, io ci sono.»
Per un momento si persero l’uno negli occhi dell’altro.
Il tempo sembrò rallentare. Tobia sentì il battito accelerare. Rocco non distolse lo sguardo, ma le dita intorno alla tazza si strinsero appena, un gesto piccolo che lo tradiva.
Si salutarono poco dopo, fuori dal locale.
«Ci vediamo più tardi in palestra», disse Rocco. «Stessa ora.»
Tobia annuì.
«Ok.»
Quando arrivò alla Palestra Colosso, Rocco lo stava già aspettando. Allenarono insieme per quasi due ore. Correzioni di postura, lavoro ai sacchi, respirazione. Le mani di Rocco si posavano ancora su di lui quando serviva — spalle, polsi, schiena — e ogni contatto lasciava una scia di calore. Nessuno dei due commentava. Nessuno dei due si allontanava troppo in fretta.
Poi entrò Manuel.
Capelli rossi arruffati, barba incolta, due orecchini scuri, sguardo duro. Il fisico era massiccio ma asciutto, muscoli definiti sotto una canottiera nera. Aveva un’aria da chi ha visto troppe cose e non si fa problemi a farne altre.
I loro sguardi si incontrarono.
Manuel fissò Tobia per qualche secondo di troppo, un sorriso appena accennato, quasi valutativo. Tobia abbassò gli occhi, imbarazzato.
Rocco se ne accorse immediatamente. Si avvicinò a Tobia mentre sistemava i guantoni e, a voce bassa, gli disse:
«Stagli lontano. È un poco di buono. Può farti del male.»
Tobia restò un attimo imbambolato. Poi annuì leggermente e riprese l’allenamento.
Manuel si mise a lavorare a un sacco poco distante. Non smetteva di guardarlo. Ogni volta che Tobia alzava gli occhi, li trovava già su di sé. Lo sguardo era pesante, insistente.
Dopo un po’ Tobia non ne poté più. Si tolse i guantoni con mani un po’ tremanti, mormorò un «vado» a Rocco e uscì dalla palestra senza voltarsi.
Fuori, l’aria fredda gli colpì il viso.
Camminava in fretta, ma nella testa restava ancora lo sguardo di Manuel… e, più forte, la voce bassa di Rocco che gli diceva di stare attento.
Capitolo 4
Tobia era a casa da meno di venti minuti quando il telefono vibrò sul comodino.
Lo prese con un po’ di esitazione. Il nome sullo schermo era semplicemente Rocco. Non si erano scambiati il numero in modo formale: Rocco glielo aveva scritto su un pezzo di carta alla fine della prima lezione, con la scusa di “eventuali avvisi sugli orari”.
Tobia sbloccò lo schermo.
Rocco: Sei arrivato?
Tre parole. Niente emoji. Niente punti esclamativi. Solo quella domanda secca, quasi professionale. Eppure Tobia sentì lo stomaco stringersi.
Rispose dopo qualche secondo:
Tobia: Sì. Tutto ok.
La risposta arrivò quasi subito.
Rocco: Bene.
Poi, dopo una pausa più lunga:
Rocco: Se Manuel ti cerca fuori dalla palestra, dimmelo.
Tobia fissò il messaggio. Il cuore gli batteva un po’ più forte. Digitó e cancellò due volte prima di mandare:
Tobia: Ok. Grazie.
Non arrivò nient’altro.
Ma Tobia tenne il telefono in mano ancora per un po’, rivivendo la voce bassa di Rocco nel locale, lo sguardo che si era perso nel suo, le dita che si erano strette intorno alla tazza.
Il giorno dopo, quando entrò in palestra, Rocco era già lì. Lo salutò con un cenno del capo, lo sguardo che indugiò un attimo sugli occhi nocciola di Tobia prima di diventare di nuovo professionale.
Si stavano scaldando quando la porta si aprì.
Manuel entrò come se il posto gli appartenesse. Capelli rossi ancora più arruffati, barba incolta, orecchini che luccicavano sotto le luci al neon. Indossava una canottiera nera che lasciava vedere le braccia piene di tatuaggi e i muscoli asciutti, definiti. Il suo sguardo andò dritto a Tobia.
Sorrise.
Non un sorriso amichevole. Un sorriso lento, sicuro, che sembrava già sapere qualcosa.
Si avvicinò mentre Tobia stava sistemando i wrap.
«Prima volta che ti vedo allenarti sul serio», disse con voce roca. «Hai delle belle mani. Delicate.»
Tobia restò immobile, le dita ferme sul tessuto. Non sapeva cosa rispondere. L’imbarazzo gli saliva caldo al collo.
Rocco fu accanto a lui in due passi.
La sua presenza era improvvisamente più grande, più pesante.
«Manuel.» La voce di Rocco era bassa, ma tagliente. «Hai un sacco libero laggiù. Usalo.»
Manuel alzò le sopracciglia, divertito.
«Solo una chiacchiera, Rocco. Niente di che.»
«Hai sentito.»
I due si fissarono per qualche secondo. L’aria intorno a loro sembrava più densa. Poi Manuel alzò le mani in un gesto di resa finta, fece un mezzo sorriso a Tobia e si allontanò verso il fondo della palestra.
Rocco si voltò verso Tobia. Gli occhi scuri erano seri.
«Te l’ho detto. Stagli lontano.»
Tobia annuì, la voce un filo roca.
«Sì.»
Rocco gli sistemò i wrap con movimenti precisi, quasi troppo attenti. Le sue dita sfiorarono il polso di Tobia più a lungo del necessario. Quando ebbe finito, non si scostò subito. Restò lì, vicino, abbastanza da fargli sentire il calore del corpo e l’odore di sapone e pelle calda.
«Se ti avvicina di nuovo», mormorò, «me lo dici. Subito.»
Tobia alzò lo sguardo. Per un attimo i loro occhi si incontrarono e restarono agganciati.
Rocco fu il primo a distogliere lo sguardo, con un movimento quasi brusco, come se si fosse bruciato.
«Iniziamo», disse soltanto.
Allenarono in silenzio per quasi un’ora. Rocco era più presente del solito: correzioni più frequenti, mani che si posavano su spalle e fianchi per sistemare la postura, sguardi che tornavano su Tobia ogni volta che Manuel passava troppo vicino.
Manuel, dal suo sacco, non smetteva di osservarli.
E Tobia lo sentiva.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Sotto la guardia 3&4:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
