Gay & Bisex
Sotto la guardia 9&10
16.09.2026 |
1.035 |
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"Poi, con un po’ di esitazione, fece lo stesso: passò le mani sul petto peloso di Rocco, sulle spalle larghe, lungo le braccia..."
Capitolo 9La palestra era vuota.
Rocco aveva chiuso in anticipo. Le luci erano basse, solo i faretti sopra i tappetini gettavano un alone caldo sul pavimento. L’aria sapeva di cuoio, di sapone e di quel silenzio denso che restava solo quando non c’era più nessuno.
Tobia era arrivato in ritardo, lo sguardo spento, i movimenti lenti. Non aveva detto quasi niente da quando era entrato. Si era cambiato in silenzio, si era messo i wrap con mani distratte, aveva colpito il sacco senza vera forza. Rocco lo osservava da lontano, e ogni minuto che passava gli pesava di più sul petto.
Alla fine non resistette.
Si avvicinò.
«Tobia.»
Il ragazzo alzò gli occhi. Quelli nocciola erano stanchi, assenti. Rocco sentì qualcosa stringergli la gola. Alzò una mano e gli accarezzò il viso, il pollice che scorreva piano lungo lo zigomo.
Tobia restò immobile.
I loro sguardi si agganciarono.
Rocco si sporse e lo baciò.
Fu un bacio diverso dal primo. Più lungo, più affamato, pieno di tutto quello che aveva trattenuto per giorni. Le labbra di Rocco si mossero contro le sue con trasporto, una mano che gli stringeva la nuca, l’altra che scendeva lungo la schiena. Tobia si irrigidì per un istante, il corpo teso, il respiro bloccato. Poi qualcosa dentro di lui cedette. Si sciolse. Aprì la bocca, rispose, le braccia che si alzavano per cingergli il collo. Un piccolo suono gli uscì dalla gola quando Rocco lo strinse più forte.
Il calore era ovunque.
Il cuore di Tobia batteva così forte che gli sembrava di sentirlo anche contro il petto di Rocco.
Rocco lo guidò piano verso un tappetino largo, senza staccare le labbra. Lo fece sdraiare, sovrastandolo con il corpo. Le mani cominciarono a muoversi: sotto la maglietta di Tobia, lungo i fianchi, sulla pelle calda. Si tolsero le maglie l’uno all’altro con gesti lenti, interrotti da baci e carezze. Quando restarono a torso nudo, Tobia lo guardò.
Il busto di Rocco era definito, muscoloso, cosparso di una leggera peluria scura che scendeva verso l’ombelico. La pelle era calda, quasi bruciante sotto le dita. Tobia la toccò, meravigliato, mentre Rocco lo baciava di nuovo, più a fondo.
Rocco scese con la bocca. Lecò il collo di Tobia, lentamente, poi scese ancora. Prese un capezzolo tra le labbra, lo succhiò piano, la lingua che ci giocava. Tobia gemette, la schiena che si inarcò. Le mani di Tobia salirono, gli afferrarono i capelli e lo tirarono su per baciarlo di nuovo. Poi fu lui a scendere: baciò il petto di Rocco, leccò un capezzolo, lo prese tra i denti e lo mordicchiò piano.
Rocco tirò un respiro affannoso.
«Ti ho desiderato fin dal primo momento», mormorò all’orecchio di Tobia, la voce roca, calda. «Dal primo giorno. Ti volevo subito.»
Tobia sentì un fuoco spararsi nel basso ventre. Continuò a baciare quel corpo forte e caldo, le labbra che scorrevano sulla pelle pelosa, le mani che esploravano. Con le gambe sentì l’eccitazione di Rocco, dura, pressante contro di lui attraverso il tessuto dei pantaloncini.
Mordicchiò di nuovo il capezzolo, più deciso.
Rocco emise un suono basso, gutturale. Il corpo gli si tese tutto. Le anche si mossero una volta, due, contro quelle di Tobia. Poi un brivido violento lo attraversò. Gemette contro la spalla di Tobia mentre godeva dentro le mutande, il respiro spezzato, le mani che gli stringevano i fianchi con forza.
Restarono così, uno contro l’altro, sudati, il cuore che martellava.
Rocco gli accarezzò i capelli umidi, ancora un po’ tremante.
Tobia teneva gli occhi chiusi, il viso nascosto contro il collo di lui, e per la prima volta da giorni non pensava a nient’altro.
Capitolo 10
Rocco era ancora scosso.
Restava semi-seduto sul tappetino, il respiro irregolare, gli occhi scuri fissi su Tobia come se non riuscisse a credere a quello che era appena successo. Per un momento sembrò quasi spaventato dalla propria mancanza di controllo. Poi qualcosa nel suo sguardo si addolcì. Un piccolo sorriso stanco, quasi incredulo, gli curvò le labbra.
Si abbassò.
Le labbra di Rocco scesero lungo il petto di Tobia, lungo l’addome teso, fino al bordo dei pantaloncini. Li tirò giù insieme alle mutande con gesti lenti, attenti. Tobia trattenne il respiro quando sentì l’aria fredda sulla pelle calda, poi il calore umido della bocca di Rocco che lo avvolgeva.
Fu un piacere diverso, più intenso, più vulnerabile. Rocco lo prese in bocca con cura, la lingua calda che si muoveva, una mano che gli teneva il fianco fermo. Tobia gemette, una mano che andò a posarsi sui capelli scuri di Rocco, senza spingere, solo per sentire. Il calore gli saliva veloce, troppo veloce. Il cuore gli batteva in gola.
«Rocco… io…»
Non fece in tempo a finire. Il piacere lo travolse all’improvviso. Si tese tutto, un gemito spezzato gli uscì dalle labbra mentre veniva nella bocca di Rocco. Rocco non si tirò indietro. Lo accolse tutto, restando lì finché i brividi di Tobia non si furono calmati.
Quando si rialzò, Tobia era rosso in viso fino alle orecchie. Guardava altrove, le labbra socchiuse, il petto che saliva e scendeva in fretta. Non sapeva cosa dire. Non sapeva dove mettere le mani. L’imbarazzo gli bruciava sotto la pelle più del piacere di un momento prima.
Rocco se ne accorse. Si sedette accanto a lui, gli sistemò i capelli umidi dalla fronte con un gesto delicato e gli parlò a voce bassa.
«Ehi. Va tutto bene.»
La sua voce era ancora un po’ roca. «Non c’è niente di sbagliato. Ok?»
Tobia annuì, ancora senza riuscire a guardarlo in faccia.
«Non… non sapevo cosa fare.»
«Non dovevi fare niente.» Rocco gli sfiorò il dorso della mano. «Sono stato io a volerlo. E mi è piaciuto.»
Restarono in silenzio per qualche secondo. Poi Rocco si alzò e gli tese la mano.
«Vieni. Doccia.»
Tobia la prese.
Si avviarono verso lo spogliatoio degli istruttori mano nella mano. Rocco aprì l’acqua calda e li fece entrare entrambi sotto il getto. L’acqua scorreva sui corpi ancora sudati, portando via il sale e la tensione. Rocco prese il sapone e cominciò a lavarlo con gesti lenti, attenti: le spalle, la schiena, il petto. Le sue mani erano grandi, calde, sicure. Tobia chiuse gli occhi e si lasciò fare. Poi, con un po’ di esitazione, fece lo stesso: passò le mani sul petto peloso di Rocco, sulle spalle larghe, lungo le braccia.
Si guardarono sotto l’acqua.
Nessuno dei due sorrise in modo largo, ma c’era qualcosa di nuovo tra di loro. Qualcosa di più quieto e più profondo.
Quando uscirono, Rocco gli passò un asciugamano pulito e gli asciugò i capelli con una cura quasi esagerata. Tobia lo lasciò fare, le guance ancora un po’ calde.
«Domani», disse Rocco alla fine, mentre si rivestivano, «se vuoi… torni. Al tuo ritmo. Come sempre.»
Tobia annuì.
Questa volta riuscì a guardarlo negli occhi.
«Ok.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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