Gay & Bisex
Ludus Carnis -2.la cella
12.09.2026 |
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"Ora aveva il viso di fronte al cazzo di Marcus, che era diventato completamente duro, grosso, la vena sul lato che pulsava..."
Lo portarono in una stanza di pietra bassa e umida, attigua alle celle. L’aria odorava di sapone grezzo, olio e sudore maschile. C’era una vasca lunga scavata nel pavimento, piena d’acqua tiepida, e alcuni secchi di legno. Le torce alle pareti gettavano ombre danzanti sui corpi.I guardiani spinsero Caelan dentro e chiusero il cancello di ferro dietro di lui. Restò nudo, come tutti gli altri.
Erano una dozzina. Gladiatori e tirones. Corpi segnati, muscolosi, alcuni già oliati, altri ancora sporchi di sabbia e sangue secco. Qualcuno si lavava con gesti lenti, passando le mani sul petto, sotto le ascelle, tra le natiche. Qualcun altro sedeva sul bordo della vasca, gambe divaricate, e si strofinava il cazzo con il sapone, senza fretta, gli occhi fissi sul nuovo arrivato.
Caelan sentì gli sguardi. Pesanti. Avidi. Uno di loro, un ispanico dalle spalle larghe e il cazzo già mezzo duro, gli passò vicino e gli sfiorò la natica con il dorso della mano.
«Pelle da nordico. Bianca. Si vedrà tutto quando te la lasceremo rossa... »
Un altro rise basso e si strinse il cazzo più forte, facendosi scivolare il prepuzio su e giù.
Caelan non rispose. Entrò nell’acqua calda, quasi sporca. Si chinò a raccogliere un pezzo di sapone e cominciò a lavarsi le braccia, il petto, il ventre, cercando di ignorare i cazzi che si indurivano intorno a lui e le mani che si muovevano più velocemente.
Poi arrivò Marcus.
Entró senza dire una parola. Si tolse il subligaculum con un gesto secco e lo gettò da parte. Il suo cazzo era già pesante, semi-eretto, scuro e venoso, le palle piene. Si infilò in acqua accanto a Caelan, così vicino che le loro cosce si sfiorarono.
«Gira,» ordinò con voce bassa.
Caelan non si mosse. Marcus gli posò una mano sulla nuca e lo costrinse a voltarsi. Poi prese un secchio e glielo rovesciò sulla testa. L’acqua gli scese lungo i capelli biondi, il petto, il ventre, fino a bagnargli il cazzo e le palle. Marcus gli prese il sapone dalle mani e cominciò a strofinarlo sul petto di Caelan, lento, circolare, scendendo verso i pettorali, poi più in basso, sulle costole, fino all’inguine.
«Alza le braccia.»
Caelan obbedì, a denti stretti. Marcus gli lavò le ascelle, poi gli girò intorno e gli passò le mani sulle spalle larghe, sulla schiena, scendendo lentamente lungo la spina dorsale. Quando arrivò alle natiche, le strinse con forza, aprendole un poco. Un dito insaponato gli sfiorò il buco, appena, abbastanza da far contrarre Caelan.
«Stai già duro,» mormorò Marcus contro il suo orecchio. «Lo sento.»
Era vero. Il cazzo di Caelan si era sollevato nonostante la rabbia, grosso e rosato, la testa già lucida. Marcus rise piano e gli diede una strizzata alle palle.
Intorno a loro gli altri non fingevano più. Due si stavano masturbando apertamente, guardando. Un terzo si era avvicinato e si era messo in ginocchio sul bordo della vasca, il viso all’altezza del culo di Caelan.
Marcus gli parlò senza staccare le mani dal corpo del nordico.
«In ginocchio. Ora.»
Caelan esitò un secondo di troppo. Marcus gli afferrò i capelli e lo costrinse giù, finché le ginocchia di Caelan non batterono sul fondo scivoloso della vasca. L’acqua gli arrivava a metà coscia. Ora aveva il viso di fronte al cazzo di Marcus, che era diventato completamente duro, grosso, la vena sul lato che pulsava.
Marcus se lo strinse alla base e lo spinse contro le labbra di Caelan.
«Apri.»
Caelan aprì la bocca. Marcus ci infilò dentro la testa del cazzo, calda e salata, e spinse fino a far toccare il palato. Caelan tossì, ma Marcus non si ritrasse. Gli tenne la testa ferma e cominciò a scopargli la bocca con colpi lenti e profondi, facendo schioccare le labbra intorno al suo cazzo.
«Succhia. Usa la lingua. Sotto. Sì… così.»
Uno degli altri, l’ispanico, si avvicinò di lato. Si chinò e leccò una goccia di precum che scendeva dal cazzo di Caelan, poi gli prese le palle in bocca e le succhiò piano, mentre si masturbava. Un altro gli si mise dietro, gli aprì le natiche con le mani bagnate e gli passò la lingua lungo la fessura, dal perineo fino al buco, leccando con languore, spingendo la punta dentro.
Caelan gemette intorno al cazzo di Marcus. Il suono venne soffocato, umido. Marcus gli afferrò i capelli con entrambe le mani e cominciò a scopargli la gola più forte, più a fondo, finché le palle gli battevano sul mento e Caelan lacrimava, saliva che gli colava dal mento fino al petto.
«Bravo selvaggio,» ringhiò Marcus. «Sai prendere un cazzo. Vedrai quanto te ne farò prendere stasera.»
L’uomo dietro di lui spinse la lingua più dentro, leccando e succhiando il buco di Caelan come se fosse affamato. L’ispanico gli succhiava ancora le palle, ora più forte, mentre un altro gladiatore si era messo in ginocchio di fronte e aveva preso in bocca il cazzo di Caelan, ingoiandolo fino alla radice con un movimento fluido.
Caelan era circondato. Bocche e lingue e mani ovunque. Il cazzo di Marcus che gli riempiva la gola, la lingua calda che gli fottava il culo, la bocca calda che gli succhiava il cazzo fino a farlo pulsare. L’acqua si muoveva intorno a loro, schizzi, respiri pesanti, gemiti bassi.
Marcus tirò fuori il cazzo dalla bocca di Caelan con uno schiocco umido. Un filo di saliva collegava ancora le labbra di Caelan alla testa lucida.
«Non ancora,» disse Marcus, la voce roca. «Voglio venire sulla tua faccia. E voglio che gli altri vedano.»
Si masturbò forte, veloce, tenendo Caelan per i capelli, obbligandolo a tenere la bocca aperta. Con un grugnito basso sparò. Il primo getto caldo e denso colpì la lingua di Caelan, il secondo gli attraversò il mento e il collo, il terzo gli schizzò su una guancia. Marcus gli strofinò la testa del cazzo sulle labbra, spalmando il resto.
«Ingoia.»
Caelan deglutì. Il sapore era amaro, salato, forte.
L’uomo che gli stava succhiando il cazzo accelerò. Caelan non riuscì a trattenersi. Con un gemito rauco venne in quella bocca, a scatti lunghi, mentre la lingua dietro di lui continuava a leccargli il buco e le mani dell’ispano gli strizzavano le palle.
Quando finì, restò in ginocchio, ansimante, il viso sporco di sborra, il corpo tremante.
Marcus si chinò e gli leccò una striscia di sborra dalla guancia, poi gli mormorò all’orecchio:
«Questa era solo l’abluzione, nordico. Stasera nella cella ti mostro cos’altro so fare con la lingua… e col cazzo.»
Gli altri ridevano basso, alcuni ancora si masturbavano guardandolo, pronti a venire a loro volta.
Caelan restò lì, nudo, bagnato, usato, e per la prima volta sentì qualcosa di più pericoloso della rabbia.
Il corpo gli aveva risposto.
E loro lo sapevano.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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