Gay & Bisex
Marco and Alvin 8
09.09.2026 |
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"Alvin chinò la testa accanto a quella di Marco e gli parlò all’orecchio, abbastanza forte perché Eddy sentisse:
«Vuoi?»
Marco sentì il cazzo già duro..."
Nei giorni successivi la tensione diventò una presenza quasi fisica dentro la casa.Eddy non faceva niente di esplicito. Non serviva. Bastava il modo in cui si muoveva.
Una mattina Marco scese in cucina ancora mezzo addormentato e lo trovò a torso nudo davanti al frigorifero. Pantaloncini di cotone grigi bassi sui fianchi, la pelle scura ancora lucida di crema, i pettorali ampi che si muovevano mentre beveva dal cartone del latte. Quando si voltò e vide Marco, sorrise piano, senza fretta.
«Buongiorno, Sicilia.»
Marco sentì lo stomaco stringersi. Il cazzo gli diede un leggero balzo nei boxer. Rispose con un cenno di testa e andò a prepararsi il caffè, sentendo lo sguardo di Eddy sulla schiena nuda.
Alvin arrivò poco dopo, gli passò una mano possessiva sul sedere e baciò Marco sulla tempia. Eddy non distolse gli occhi. Anzi, li lasciò scorrere un secondo su dove la mano di Alvin restava appoggiata.
«Stamattina siete particolarmente… uniti», commentò Eddy, la voce grave e divertita.
Alvin alzò un sopracciglio, ma sorrise. «Sempre.»
Eddy rise basso. «Si vede.»
Le scene di nudo diventarono più frequenti, quasi naturali.
Eddy usciva dalla doccia con solo un asciugamano basso sui fianchi, l’acqua che gli scendeva ancora lungo i pettorali e l’addome segnato. Una volta l’asciugamano si allentò giusto un attimo mentre passava davanti a Marco nel corridoio. Marco vide il profilo grosso e scuro del cazzo, ancora morbido ma già impressionante, e sentì la bocca riempirsi di saliva. Eddy non si scusò. Sistemò l’asciugamano con calma e gli lanciò un’occhiata di sfuggita, come a dire so che hai guardato.
Un pomeriggio Alvin e Eddy tornarono insieme dall’allenamento. Sudati, le magliette attaccate al corpo, l’odore forte di spogliatoio e di erba. Si tolsero le maglie in salotto senza pensarci. Marco, seduto sul divano a studiare, alzò gli occhi e restò fermo. Due toraci larghi, due paia di braccia venate, due linee di peli che scendevano sotto l’ombelico. Alvin era più chiaro, più definito. Eddy era più massiccio, la pelle scura che sembrava assorbire la luce.
Eddy si asciugò il petto con la maglietta e guardò Marco.
«Ti piace lo spettacolo, Sicilia?»
Marco arrossì fino alle orecchie. Alvin, invece di intervenire, si limitò a passare una mano sui capelli di Marco, quasi orgoglioso.
«Gli piace», rispose al posto suo. «Ma è educato.»
Eddy sorrise, i denti bianchi. «L’educazione a volte è sopravvalutata.»
I colloqui caldi arrivarono quasi per caso.
Una sera erano in tre in cucina. Alvin preparava qualcosa, di spalle. Eddy era seduto sul bancone, le gambe divaricate, e Marco stava a pochi centimetri.
Eddy abbassò la voce, tanto da farsi sentire solo da Marco:
«Di notte, quando vi sento… pensi mai a come sarebbe con un altro cazzo dentro mentre lui ti guarda?»
Marco sentì le ginocchia molli. Prima di poter rispondere, Alvin si voltò, una padella in mano, e disse con tono quasi casuale:
«Gliene ho già parlato. Sa che può.»
Eddy alzò entrambe le sopracciglia, sorpreso e divertito. Guardò Alvin, poi Marco.
«Davvero?»
Alvin annuì, calmo. «Il cuore è mio. Il resto… se vuole, lo decidiamo insieme.»
Eddy restò in silenzio un secondo. Poi il suo sorriso diventò più lento, più scuro.
«Allora aspetto solo che Sicilia sia pronto.»
Marco non riuscì a dire una parola. Il sangue gli batteva nelle orecchie.
La fame di Eddy cresceva ogni giorno.
Marco si ritrovava a guardarlo troppo a lungo. A immaginare quelle mani grosse sulla sua pelle. A chiedersi quanto fosse grosso davvero, quanto caldo, quanto pesante. Una notte, mentre Alvin lo scopava lento e profondo, Marco chiuse gli occhi e per un attimo immaginò Eddy dietro di lui invece di Alvin. Si strinse forte intorno al cazzo del suo ragazzo e venne quasi subito, con un gemito più acuto del solito.
Alvin se ne accorse. Gli baciò la spalla e sussurrò:
«Stavi pensando a lui, vero?»
Marco annuì, senza riuscire a mentire.
Alvin spinse più a fondo, possessivo. «Bene. Presto smetterai solo di pensarlo.»
Arrivò il giorno della partita.
Andarono tutti allo stadio. Alvin e Eddy giocarono. Marco stava in tribuna, il cuore in gola ogni volta che uno dei due veniva placcato. Alla fine vinsero. Il ritorno a casa fu rumoroso, pieno di risate, di birre aperte già in macchina, di spalle che si scontravano.
Quando arrivarono alla confraternita erano quasi tutti un po’ brilli, sudati, carichi. Qualcuno mise musica. Qualcuno aprì altre birre. L’atmosfera era calda, sciolta, pericolosa.
Verso mezzanotte la casa cominciò a svuotarsi. Josh e Tyler andarono a dormire. Restarono solo loro tre nel salotto semi-buio.
Eddy era seduto sulla poltrona, le gambe larghe, ancora in pantaloncini da gioco. Alvin stava in piedi dietro il divano dove era seduto Marco. Gli passò le mani sulle spalle, poi scese sul petto, sotto la maglietta.
Eddy li guardava senza nascondersi.
«Stanotte... ?», chiese semplicemente, la voce grave.
Alvin chinò la testa accanto a quella di Marco e gli parlò all’orecchio, abbastanza forte perché Eddy sentisse:
«Vuoi?»
Marco sentì il cazzo già duro. Il vuoto tra le cosce che pulsava. Guardò Eddy, poi Alvin, poi di nuovo Eddy.
Annuì.
Alvin gli baciò il collo, lento.
«Allora saliamo.»
Eddy si alzò. Il sorriso era sparito, sostituito da qualcosa di più intenso, più affamato.
Salirono le scale in silenzio.
La porta della stanza di Alvin si chiuse alle loro spalle.
E quella notte, finalmente, successe.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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