Gay & Bisex
Marco and Alvin 11 - Natale
09.09.2026 |
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"«Stai bene?»
Marco, la voce roca e il viso ancora premuto contro il cuscino, rispose solo:
«Ancora… più tardi… li voglio ancora..."
Il giorno di Natale la confraternita era quasi vuota.La maggior parte dei ragazzi era tornata a casa dalle famiglie. Restavano solo cinque persone: Marco, Alvin, Eddy, Josh e Tyler. Fuori nevicava fitto, una neve lenta e silenziosa che imbiancava i davanzali e i rami spogli. Dentro, qualcuno aveva acceso il camino del salotto e messo una playlist di Natale a volume basso, quasi ironica.
Pranzarono tutti insieme intorno al tavolo della cucina. C’era un tacchino comprato già cotto, pure di patate, un’insalata fatta alla meglio e diverse bottiglie di vino rosso. L’atmosfera era calda, sciolta, piena di battute.
Tyler alzò il bicchiere. «Auguri a chi è rimasto a far da babysitter alla casa invece di farsi fare le domande scomode dai parenti.»
Eddy rise, la voce grave. «Io i parenti li ho già delusi abbastanza per una vita. Meglio restare qui a guardare certe facce.» Il suo sguardo scivolò su Marco per un secondo di troppo.
Alvin, seduto accanto a Marco, gli posò una mano sulla coscia sotto il tavolo e strinse. «Certi regali è meglio scartarli in privato», disse con tono casuale, ma gli occhi verdi erano già scuri.
Josh soffocò una risata. «Se cominciate già adesso con i doppi sensi, io vado a dormire prima del dolce.»
Continuarono a mangiare tra battute leggere, sguardi lunghi e un calore che non veniva solo dal camino. Marco sentiva la mano di Alvin fermarsi sempre più in alto sulla coscia, le dita che ogni tanto gli sfioravano l’interno. Ogni tanto Eddy gli lanciava un’occhiata e sorridiva di quel sorriso lento che ormai conosceva bene.
Dopo pranzo, mentre Josh e Tyler si mettevano a guardare un film vecchio in salotto e Eddy si offriva di lavare i piatti, Alvin si alzò e toccò la spalla di Marco.
«Vieni su un attimo.»
Salirono le scale in silenzio. Nella stanza Alvin chiuse la porta a chiave e tirò fuori da sotto il letto un pacco rettangolare avvolto in carta scura, senza fiocco, senza biglietto. Lo posò sul letto davanti a Marco.
«Buon Natale.»
Marco lo guardò, sorpreso. Aprì la carta con cura. Dentro c’era una scatola nera. Quando la sollevò, restò fermo.
Tre dildo.
Tutti grossi, tutti diversi.
Uno nero, realistico, venato, con un diametro importante e una cappella pronunciata.
Uno trasparente, più lungo, leggermente ricurvo, con una base larga.
Uno di un silicone più morbido, color carne scura, ancora più spesso degli altri, quasi intimidatorio.
E accanto, un bottiglione grande di lubrificante anestetizzante, denso, trasparente.
Marco alzò gli occhi. Lo stupore gli si leggeva tutto in faccia: le labbra leggermente aperte, le guance che si scaldavano, gli occhi nocciola che andavano dai giocattoli ad Alvin e di nuovo indietro.
«Cazzo…», sussurrò.
Alvin si avvicinò, gli prese il viso tra le mani e lo baciò piano. «Pensavo potessimo… provare qualche giochino. Se ti va.»
Marco deglutì. Il calore gli scendeva già tra le gambe. Annuì.
«Sì. Voglio.»
Alvin sorrise, quel sorriso storto e affamato che Marco aveva imparato a temere e desiderare. «Allora spogliati. Piano.»
Marco si tolse i vestiti mentre Alvin preparava il letto: un asciugamano doppio, il lubrificante aperto, i tre dildo allineati. Quando Marco restò nudo, Alvin lo fece mettere a quattro zampe, poi gli fece abbassare il petto sul materasso, il sedere alto.
Prima stese una quantità generosa di lubrificante anestetizzante sul buco di Marco. Le dita grosse entrarono subito, due, poi tre, spargendo il gel denso e fresco che pian piano cominciava a intorpidire. Marco gemé basso, il viso affondato nel cuscino. Alvin lavorò con calma, aprendo, allargando, aggiungendo altro lubrificante finché le dita non scivolarono con troppa facilità.
«Iniziamo con questo», disse Alvin, prendendo il dildo nero realistico.
Lo lubrificò a sua volta e lo appoggiò contro l’apertura già morbida. Premette. Il giocattolo entrò piano, centimetro dopo centimetro, fino alla base. Marco emise un suono lungo, mezzo soffocato. Alvin cominciò a muoverlo, lento e profondo, girandolo ogni tanto, facendolo uscire quasi del tutto e poi rientrare fino in fondo. Il suono umido riempiva la stanza. Fuori si sentiva ancora la musica di Natale, lontana e assurda.
Dopo un pezzo Alvin lo tolse e prese quello trasparente, più lungo. Questa volta Marco sentì la pressione arrivare più in profondità. Il gel anestetizzante faceva il suo lavoro: il bruciore era smorzato, restava solo la sensazione di essere aperto, riempito, allungato. Alvin lo scopava col dildo con ritmo costante, una mano che gli teneva una natica aperta, l’altra che guidava il giocattolo.
«Respira… bravo… stai prendendo tutto.»
Quando anche quello fu messo da parte, restò il terzo: il più grosso, il più spesso. Marco sentì il cuore accelerare. Alvin ne stese ancora di più di lubrificante, sia sul dildo che sul buco già rosso e lucido. Poi premette. L’ingresso fu più lento, quasi solenne. Marco stringeva le lenzuola, i gemiti che diventavano più acuti ogni volta che il diametro maggiore forzava l’apertura. Alvin non si fermò. Continuò a spingere finché la base non fu completamente dentro. Poi lo lasciò lì, fermo, pieno, mentre con le dita gli accarezzava la schiena.
«Guarda quanto sei aperto adesso», mormorò. Tese appena il dildo verso l’esterno e Marco sentì l’aria fredda entrare per un attimo prima che venisse rispinto dentro.
Alvin cominciò una vera e propria sessione. Alternava i dildo, li usava uno dopo l’altro, a volte due in sequenza rapida, altre volte lasciava quello più grosso dentro mentre con le dita stirava ulteriormente i bordi. Il lubrificante anestetizzante permetteva di spingere oltre il limite abituale. Marco era un tremito continuo, il cazzo duro e gocciolante tra le gambe, la mente svuotata di tutto tranne che della sensazione di essere allargato.
A un certo punto Alvin tolse tutto. Il buco di Marco restò aperto, pulsante, lucido. Alvin ci sputò dentro, poi ci infilò quattro dita, le unì a cono e cominciò a spingere. Marco gridò nel cuscino quando la mano superò le nocche. Alvin andò avanti con una pazienza quasi crudele, ruotando il polso, aprendo e chiudendo le dita all’interno, finché non fu quasi tutto il pugno a essere dentro. Il fisting fu lento, controllato, accompagnato dalla voce bassa di Alvin che gli diceva quanto era bravo, quanto era bello così aperto, quanto gli sarebbe piaciuto farlo vedere a Eddy.
Quando ritirò la mano, Marco tremava. Alvin non gli diede tregua. Si mise in ginocchio dietro di lui, si lubrificò il cazzo e gli entrò con un solo spinta lunga e fluida. Il contrasto tra la mano e il cazzo caldo fece gemere Marco ad alta voce. Alvin lo scopò forte, profondo, tenendolo aperto con i pollici mentre spingeva, guardando il proprio cazzo sparire in quel buco reso troppo largo e troppo disponibile.
«Natale», ansimò Alvin contro la sua schiena, «e tu mi regali questo.»
Venne dentro di lui con un gemito grosso, spingendo fino in fondo e restando lì mentre il liquido caldo si univa al lubrificante. Marco venne poco dopo, senza nemmeno toccarsi, solo dalla pressione e dalla voce di Alvin.
Restarono fermi a lungo. Alvin uscì piano, guardò il buco che non si chiudeva subito, e vi fece scivolare di nuovo due dita, quasi a controllare.
«Stai bene?»
Marco, la voce roca e il viso ancora premuto contro il cuscino, rispose solo:
«Ancora… più tardi… li voglio ancora.»
Alvin rise basso, soddisfatto, e gli baciò la schiena sudata.
Fuori continuava a nevicare.
Di sotto si sentivano le voci di Eddy, Josh e Tyler.
Nella stanza, tra dildo ancora lucidi, lubrificante sparso e il corpo di Marco aperto e pieno, il Natale aveva preso una forma che nessuno dei due avrebbe mai raccontato a casa.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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