Gay & Bisex
Marco and Alvin 20
10.09.2026 |
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"Restò seduto, a guardare, una mano che scendeva lentamente a toccarsi sopra i pantaloni mentre il suo ragazzo dava il buongiorno in ginocchio in cucina..."
Non era nemmeno mezzogiorno quando la porta della cucina si aprì.Eddy entrò con i capelli ancora umidi di doccia, una felpa aperta sul petto nudo e i pantaloni della tuta bassi sui fianchi. In mano aveva una tazza di caffè. Quando vide Marco e Alvin seduti al tavolo, sorrise di quel sorriso lento e sapiente che ormai conoscevano bene.
«Buongiorno, coppietta», disse, la voce ancora roca di sonno. «Ho sentito voci. E ho letto un paio di messaggi in giro. Allora… com’è andata ieri sera? Voglio i dettagli.»
Si appoggiò al bancone, le gambe leggermente divaricate. Mentre parlava, lo sguardo gli scorreva su Marco con troppa attenzione. E non era solo lo sguardo. Tra le gambe, sotto il tessuto leggero della tuta, si vedeva chiaramente il profilo del cazzo che cominciava a gonfiarsi, lungo e spesso, già mezzo duro solo a pensarci. Il movimento era lento ma inequivocabile.
Né Marco né Alvin se lo persero.
Alvin alzò un sopracciglio, divertito e un po’ rassegnato. Marco sentì il calore salirgli in faccia, ma non distolse gli occhi. La memoria del corpo di Eddy — lo spessore, il calore, il modo in cui lo aveva preso sul divano quella volta — gli tornò in mente con troppa facilità.
Eddy se ne accorse. Non fece nulla per nascondersi. Anzi, sistemò appena il peso su un fianco, facendo sì che il rigonfiamento diventasse ancora più evidente. Continuò a parlare con tono casuale:
«Ho saputo che c’erano dieci tipi. E due troiette oltre a te. Ti hanno fatto il giro completo? Alvin ti ha guardato tutto il tempo? Racconta. Non essere timido.»
Alvin posò la tazza e si sporse un poco indietro sulla sedia, le braccia incrociate. Guardò Eddy a lungo, poi Marco. Alla fine tirò un sospiro leggero, quasi affettuoso.
«Vieni qui», disse a Eddy.
Eddy obbedì, avvicinandosi al tavolo. Il cazzo ormai era chiaramente duro, il tessuto della tuta teso in modo osceno. Alvin lo squadrò senza pudore, poi rivolse lo sguardo a Marco. La voce gli uscì calma, bassa, con quel filo di ironia che usava solo con le persone a cui voleva davvero bene.
«Lo conosco da sempre, questo qui. Gli voglio bene. Anche se quella volta da solo ha combinato un casino… resta Eddy. E a quanto pare stamattina ha già fame.»
Fece una pausa. Poi sorrise di lato, gli occhi verdi che brillavano di qualcosa di giocoso e possessivo insieme.
«Se vuoi… puoi dargli il buongiorno.»
Aggiunse un mezzo sorriso e due occhiate eloquenti. «Tipo… proprio quello.»
Marco restò fermo un secondo. Il cuore gli batteva più veloce. Guardò Alvin, cercando conferma. Alvin annuì appena, un cenno piccolo ma chiaro: sono qui, ti guardo, puoi.
Eddy non disse niente. Si limitò a sorridere più largo, abbassando la mano per accarezzarsi lentamente il cazzo sopra la tuta, senza mai staccare gli occhi da Marco.
Marco si alzò.
Si avvicinò a Eddy, gli mise le mani sui fianchi e si inginocchiò. Tirò giù i pantaloni della tuta quanto bastava. Il cazzo scuro e grosso gli balzò fuori, già lucido in punta, il fiocco immaginario della notte di Natale quasi ancora presente nella memoria. Marco lo guardò un attimo, poi alzò gli occhi verso Alvin. Quello lo stava osservando con attenzione, le gambe divaricate sotto il tavolo, un leggero rigonfiamento già visibile anche su di lui.
Marco aprì la bocca e lo prese.
Il sapore familiare, il peso, lo spessore. Cominciò a pompare piano, con gusto, mentre Eddy emetteva un suono basso e soddisfatto e gli posava una mano grande sulla nuca. Alvin non si mosse. Restò seduto, a guardare, una mano che scendeva lentamente a toccarsi sopra i pantaloni mentre il suo ragazzo dava il buongiorno in ginocchio in cucina.
Fuori continuava a nevicare.
Dentro, tra il profumo del caffè e il suono umido della bocca di Marco, la mattina aveva preso una piega decisamente più calda.
E Alvin, mentre guardava, sorrise di nuovo sotto i baffi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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