Gay & Bisex
Marco and Alvin 30
10.09.2026 |
462 |
2
"Ma Luca… sarebbe la prima volta con qualcuno di esterno, scelto solo per questo..."
Il 18 giugno Alvin si laureò.Marco lo seguì in videochiamata dall’altra parte dell’oceano: la toga nera, il sorriso storto, la pergamena in mano. Subito dopo la cerimonia Alvin gli mandò un messaggio breve:
«Fatto. Tra 48 ore sono lì.»
Il 20 giugno l’aereo atterrò a Catania nel primo pomeriggio. Marco lo aspettava fuori dai controlli. Quando Alvin comparve — più abbronzato, i capelli un po’ più lunghi, lo zaino su una spalla — Marco non riuscì a trattenersi. Lo strinse forte, nascondendo il viso contro il suo collo. Alvin gli cinse la vita e restò fermo a lungo, respirando l’odore della sua pelle.
«Sei ancora qui», mormorò.
«Ti aspettavo», rispose Marco.
Tornarono alla casa sulla collina mentre il sole cominciava a calare. Alvin entrò e si fermò sulla soglia del salone rinnovato. Guardò i pavimenti nuovi, le tende pesanti, le luci calde, le tre porte delle camere finite. Poi salì le scale senza dire una parola. Nella stanza da letto i due lettini non c’erano più: al loro posto un materasso matrimoniale grande, lenzuola chiare, la finestra aperta sul golfo.
Alvin posò lo zaino e si voltò.
«Mostrami tutto domani. Stasera voglio solo te.»
Si spogliarono in silenzio. Alvin lo stese sul letto nuovo e lo prese con una fame trattenuta per mesi. Non fu dolce. Fu profondo, intenso, quasi rabbioso di piacere. Ogni spinta sembrava dire sono tornato. Marco lo stringeva con le braccia e con le gambe, gemendo il suo nome, e quando venne fu con gli occhi aperti, fissi in quelli verdi di Alvin. Alvin lo seguì poco dopo, affondando fino in fondo e restando immobile a lungo, il respiro caldo contro il suo collo.
Dopo, nudi e sudati, restarono abbracciati mentre fuori calava la notte.
«Domani», disse Alvin a voce bassa, «parliamo del primo ospite.»
Il giorno dopo girarono la casa insieme.
Alvin toccava i muri, apriva e chiudeva le porte, provava i materassi, controllava le serrature. In cucina si fermò a lungo a guardare il tavolo di legno chiaro.
«È solida», concluse. «Discreta. Giusta.»
Si sedettero in giardino, all’ombra dei limoni. Marco aveva preparato due caffè. Alvin bevve un sorso e andò dritto al punto.
«Il primo ospite di prova non deve essere un gruppo. Deve essere uno. Massimo due. Qualcuno che sappia stare al suo posto e che capisca le regole. Qualcuno che possiamo osservare.»
Marco annuì, il cuore già un po’ più veloce. «Hai qualcuno in mente?»
Alvin lo guardò di lato. «Eddy. È già stato qui. Sa come funzioniamo. Sa che io resto al centro. E ha detto che voleva essere tra i primi.»
Fece una pausa.
«In alternativa c’è un ragazzo che mi ha scritto due settimane fa. Si chiama Luca. Trentadue anni, di Milano, viene spesso in Sicilia per lavoro. Discreto, educato, ha mandato foto e un messaggio molto chiaro: sa esattamente cosa cerca e sa che ci sei tu… e che ci sono io a decidere.»
Marco restò in silenzio qualche secondo. Sentiva il caldo del sole e il battito del sangue.
«Eddy lo conosciamo», disse alla fine. «Sarebbe più facile. Ma Luca… sarebbe la prima volta con qualcuno di esterno, scelto solo per questo.»
Alvin gli posò una mano sulla coscia.
«Allora facciamo così. Eddy viene tra dieci giorni, resta un weekend. È la prova soft. Se funziona, e se tu stai bene, dopo chiamiamo Luca. O qualcuno come lui. Piano. Un passo alla volta.»
Marco lo guardò. Gli occhi di Alvin erano calmi, ma c’era dentro quella luce scura che conosceva bene.
«Va bene», rispose. «Eddy per primo.»
Alvin annuì. Poi si sporse e lo baciò, lento e profondo.
«Stasera», mormorò contro le sue labbra, «ti scopo in ognuna delle tre camere nuove. Così le inauguriamo per bene. Prima che ci metta piede chiunque altro.»
Marco sentì il brivido scendergli lungo la schiena. Sorrise, piccolo e già eccitato.
«Va bene anche questo.»
Quella notte Alvin mantenne la promessa.
Lo scopò nella prima camera, poi nella seconda, poi nella terza, ogni volta con un ritmo diverso, ogni volta reclamandolo come se la casa intera dovesse imparare il suo nome. Alla fine, esausti e lucidi di sudore, tornarono nel loro letto matrimoniale. Alvin lo strinse da dietro e gli parlò all’orecchio, la voce roca:
«Tra dieci giorni arriva Eddy. E io starò a guardare. Come sempre.»
Marco chiuse gli occhi e, per la prima volta da mesi, sentì che il futuro non era più solo una possibilità confusa.
Stava prendendo forma.
Tra quelle mura, tra le loro regole, e tra i corpi che presto avrebbero cominciato ad arrivare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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